Vassia Zacharopoulou all’Auditorium Parco della Musica

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Zacharopoulou

Il 25 marzo 1821 la Grecia si riprende la sua autonomia liberandosi dalla sottomissione dell’Impero Ottomano

Il 24 marzo terrà un concerto presso l’Auditorium Parco della Musica – Ennio Morricone, la grande soprano ellenica Vassia Zacharopoulou, insieme al tenore Nikolas Maraziotis e un’orchestra di 8 elementi. L’evento si svolge in occasione della celebrazione della festa nazionale ellenica del 25 marzo. Eseguirà opere di grandi compositori greci e Philhellenes.

Zacharopoulou è una cantante lirica e artista poliedrica, conosciuta per la sua voce ipnotica e la presenza scenica coinvolgente. La sua carriera abbraccia un ampio spettro di generi musicali, includendo opera, musical, musica classica contemporanea e doppiaggio. Ha iniziato il suo viaggio musicale durante l’infanzia, dedicandosi al pianoforte e al balletto. Con il tempo, ha approfondito i suoi studi presso l’Opera nazionale greca, dove ha avviato la sua carriera come cantante lirica professionista. La sua maestria spazia dall’opera alla musica contemporanea, dal musical al doppiaggio, dimostrando una versatilità unica. Ha collaborato con numerosi artisti e orchestre, arricchendo il panorama artistico con il suo talento.

Dopo l’esibizione all’Auditorium inizierà la tournée con l’Opera nazionale greca, con “Silenzio, il Re ascolta” che promette di incantare gli spettatori. Viaggiare tra Isole così ricche di storia e bellezze naturali come Samos, Leros, Patmos, Kos, Chios e Kastelorizo sarà sicuramente un’esperienza unica.

Nulla è casuale

Il 25 marzo è un giorno importante in Grecia: si festeggia, infatti, la liberazione dai 400 anni di schiavitù imposte dall’Impero Ottomano. E si festeggia anche una celebrazione religiosa. Il che è sempre curioso quando si sovrappongono feste laiche e religiose. Oggi giorno, la risposta alla domanda è senza dubbio la liberazione dall’impero Ottomano della Grecia. Storicamente in questo periodo nel 1821 è cominciato il primo moto rivoluzionario nazionalista in Europa, il quale portò alla creazione del Regno di Grecia circa una decina di anni dopo. Ma non è l’unica cosa che si festeggia in questa giornata

Ebbene si, il 25 marzo è prima ancora la festività dell’Annunciazione della Vergine Maria da parte dell’Arcangelo Gabriele, quello che in greco si chiama “Ευαγγελισμός”. Ma non è quantomeno curioso che una festività laica e una religiosa si siano sovrapposte. Lo è, in effetti, e, spoiler alert, non è per niente casuale la cosa. La verità è che la data per la celebrazione della liberazione (nonché la data ufficiale dell’inizio della rivoluzione) è stata scelta di proposito per sovrapporsi all’Annunciazione. Perché quale modo migliore per benedire un moto di insurrezione nazionale se non quello di poterlo associare a una celebrazione più “alta”.

Una fine e un inizio

Tutto iniziò nel 1821 quando la Grecia dichiarando la fine del dominio dell’Impero Ottomano, iniziò la Guerra greca di indipendenza. La celebrazione della rivoluzione greca del 1821 (in greco Εορτασμός της Ελληνικής Επανάστασης του 1821 o anche Εικοστή Πέμπτη Μαρτίου) è la giornata di festa nazionale. La festività commemora l’inizio della guerra per l’indipendenza dagli ottomani, avvenuta a Patrasso. L’atto solenne della Rivoluzione inizia con Germanos, metropolita di Patrasso che benedice gli insorti greci. Eroi della Rivoluzione greca, come Theodoros Kolokotronis, Alexandros Ypsilanti e Giovanni Capodistria, diedero un contributo notevole con le loro azioni epiche.

È da ricordare, inoltre, che gli ottomani da quattro secoli occupavano il territorio greco. Durante la rivoluzione greca contro la dominazione ottomana si scrissero fiumi di pagine gloriose, a volte intrise di sangue per la lotta alla libertà, della storia ellenica. Condottieri e capitani irriducibili, uomini valorosi e coraggiosi combatterono e immortalavano l’idea di un popolo libero, anche attraverso le loro gesta: il sogno di questi eroi era quello essenzialmente di una Grecia libera e indipendente.

Un terribile massacro

Questa ricorrenza nazionale in Grecia rappresenta una giornata ricca di patriottismo, assieme a quella del 28 ottobre del Giorno del No (in greco: To Ochi), (che commemora Zacharopoulouinvece il rifiuto all’ingresso delle truppe italiane in Grecia, nel 1940), ed è caratterizzata, tra l’altro, da sfilate, canti e vari ricordi di quell’epoca. L’autonomia del Paese dall’impero ottomano fu ottenuta a seguito della guerra d’indipendenza greca, conosciuta anche come rivoluzione greca, combattuta tra il 1821 e il 1830. La rivolta fu guidata dall’associazione segreta Filiki Eteria (società degli amici), il cui motto era “Libertà o morte“. L’occupazione della Grecia da parte degli Ottomani aveva avuto inizio nel 1453, con la caduta di Costantinopoli a opera di Maometto II.

Gli episodi più violenti del 1821 si ebbero nell’Isola di Chio. Il terribile massacro che si verificò, ispirò Eugène Delacroix per la realizzazione dell’opera Massacro di Scio. Molti illustri intellettuali, come l’inglese George Gordon Byron e gli italiani Santorre di Santarosa e Giuseppe Rosaroli, partirono per unirsi ai rivoluzionari. Tra i moti rivoluzionari del 1820-1821, quelli che condussero all’indipendenza greca furono gli unici ad avere una conclusione positiva. Il suo successo fu dovuto in misura determinante alle simpatie dell’opinione pubblica europea e all’intervento militare di Gran Bretagna, Francia e Russia che, nel luglio 1827, distrussero a Navarino (battaglia navale di Navarino) una flotta turco-egiziana.

Le potenze europee

Furono proprio queste tre potenze europee a imporre poi all’Impero ottomano la firma della pace di Adrianopoli il 14 settembre 1829, con cui si riconosceva l’indipendenza della Grecia. Al nuovo Stato – che nasceva con un’estensione limitata a poco più del Peloponneso e dell’Attica – le grandi potenze imposero però un regime monarchico, posto sotto la loro protezione. La scelta del sovrano cadde sul principe di Baviera, Ottone di Wittelsbach (1815-1867), eletto re della Grecia nel 1832. La battaglia di Petra, combattuta il 12 settembre 1829, fu l’ultima battaglia della guerra d’indipendenza greca.

Mosca

All’epoca la Russia mirava a uno sbocco sul Mediterraneo attraverso il Mar Nero, infatti l’impero zarista non aveva libero accesso al mare, ma doveva passare attraverso gli stretti del Bosforo e Dardanelli controllati dai Turchi. Questo impedimento faceva in realtà parte di una precisa strategia di contenimento in funzione antirussa portata avanti dall’Impero britannico e anche dalla Francia. Entrambe, insomma, tutelavano i propri interessi nel Mediterraneo impedendo alla Russia di espandersi e per farlo si servivano dell’Impero Ottomano.

Un grande spirito nazionalista

La guerra d’indipendenza greca ha le sue premesse nella richiesta di autonomia della sua popolazione, rimasta molto legata alla propria tradizione culturale. Infatti, durante i secoli di dominazione ottomana i greci continuarono a usare la lingua greca e a conservare un senso di unità nazionale. I ceti borghesi si tenevano in contatto con il resto d’Europa, per cui venuti a contatto con le idee liberali legarono queste con la voglia di rinnovamento antiturco. Un ruolo importante nel tenere vivo il sentimento nazionale lo ebbe la Chiesa greca ortodossa. Infatti, professare questa fede non significava solo distinguere la propria religione da quella dell’etnia dominante, ma aderire a un sistema di ideologia nazionale che voleva conservare alla specificità greca e riportarla all’indipendenza. A questo scopo nacquero le Eterie.

Nascita delle Eterie

Il termine venne ripreso alla fine del XVIII secolo, quando il patriota greco Kostandìnos Rìgas Ferèos, esiliato a Vienna, fondò in quella Città una società segreta, detta Eteria politica. Lo scopo era riunificare i greci in uno Stato indipendente, in realtà la sua idea era quella di costruire un nuovo Stato che comprendesse i Balcani e parte dell’Asia Minore. Egli però fu arrestato a Trieste e ciò segnò la fine della sua attività. Nel 1814 a Odessa, nell’attuale Ucraina, fu ricostruita come Filikí Etería, (eteria amichevole). A capo vi era Alexandros Ypsilanti e lo scopo era quello di insorgere contro l’Impero Ottomano. Erano le premesse per la guerra di indipendenza greca.

Nel marzo 1821 ci fu una prima rivolta organizzata dalle Eterie e guidata da Ypsilanti. La sommossa non ebbe successo, Ypsilanti fu facilmente respinto dalle forze turche. Nonostante la sconfitta il 25 marzo numerose altre rivolte spontanee scoppiarono in tutto il Peloponneso e in altre aree. Infatti, ancor oggi indicata come la giornata dell’indipendenza in Grecia.

 

George Labrinopoulos

Foto © Ilias Agiostratitis, LabParlamento, Il Piccolo, In.gr

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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