I detriti spaziali rischiano di congestionare le orbite

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Detriti spaziali

Vaste costellazioni di satelliti stanno dominando intere orbite e con un aumento dei numeri aumenta anche la probabilità di collisioni

Come la Terra anche lo Spazio inizia a risentire della presente attività umana e la sua sostenibilità è a rischio.

I numeri sono impressionanti, ad oggi si va da oltre un milione e duecentomila detriti spaziali delle dimensioni maggiori di un centimetro, a circa 50mila oggetti più grandi di 10 centimetri. Oltre 9300 tonnellate il peso attribuito all’attuale massa di questa spazzatura spaziale. Un ordine di grandezza tale da rappresentare una reale minaccia sia per le attività dello spazio esterno sia per quello, limitato, più vicino alla Terra.

Dati assolutamente allarmanti se si considera che l’impatto tra i rottami spaziali esistenti può produrre ulteriori detriti e che attualmente circa il 24% degli oggetti non funzionali catalogati orbitanti intorno alla Terra, sono precisamente satelliti. Oltre 3000 il numero di quelli non più operativi e vaganti in orbita sulle nostre teste.

Milioni di frammenti e detriti

Si è tenuta a Bonn, in Germania, la nona conferenza europea sui detriti spaziali organizzata dall’Esa (European Space Agency) e sostenuta dalla Dlr (Agenzia spaziale tedesca). I principali esperti europei dell’Esa, delle agenzie nazionali e del mondo accademico, inerenti lo spazio si sono incontrati per condividere nuovi dati e aggiornamenti sullo stato dei detriti spaziali che gravitano intorno alla Terra e che rappresentano un serio rischio.

La Terra è ormai circondata da migliaia di satelliti, 4000 quelli attualmente in funzione progettati per le più svariate applicazioni scientifiche e commerciali. Dall’osservazione della Terra, alle telecomunicazioni, dalla ricerca scientifica al monitoraggio ambientale e gestionale utile ai Governi per applicazioni difensive, pianificazioni urbane e risposte a catastrofi. L’uso dei satelliti consente e sostiene la nostra vita moderna, telecomunicazioni, accesso a internet, banking, etc, ed è per questo che «Lo spazio è diventato un pilastro fondamentale per la sicurezza, l’economia, la ricerca e la resilienza delle società moderne», ha dichiarato il direttore generale dell’Esa Josef Aschbacher.

Ma questi satelliti gravitano tra milioni di frammenti e detriti. Si capisce allora quanto la situazione sia importante ed attuale. L’Agenzia spaziale europea, in qualità di coordinatore dei progetti spaziali dei Paesi membri è già attenta alla produzione di questi detriti ed entro il 2030 non ne produrrà più. L’impegno è quello quindi di studiare le problematiche relative ai detriti, alle strategie da attuare per ridurne il rischio di collisioni catastrofiche oltre allo studio di sistemi innovativi per la rimozione attiva e per la manutenzione e il rifornimento in orbita dei satelliti, prolungandone così l’operatività.

Il rischio è alto

Oggi infatti l’economia spaziale è una economia di tipo lineare e, come abbiamo visto, non è senza impatto e conseguenze. Il fine vita dei satelliti, quelli in orbita bassa per esempio, che precipitando “bruciano” a contatto con l’atmosfera, rilasciano sostanze chimiche, emissioni e polveri metalliche che rischiano di danneggiare l’ozono, salvo poi quando i detriti spaziali non cadono direttamente dal cielo, segno di un inquinamento che si ripercuote inevitabilmente sulla Terra o negli Oceani.

Durante la Conferenza è stato rilasciato un breve documentario di appena 8 minuti (visualizzabile sulla pagina https://www.esa.int/Space_in_Member_States/Italy/Detriti_spaziali_E_crisi) dal titolo “Detriti Spaziali: è crisi?”  La risposta è sì, almeno per quanto riguarda alcune orbite. E il problema è progressivo perché lo spazio orbitale intorno alla Terra è limitato e il traffico in Detriti spazialiorbita in costante e rapido aumento. Le attuali previsioni stimano infatti come entro il 2030 il numero di satelliti attivi in orbita terrestre potrebbe arrivare a raggiungere le 100.000 unità apportando così, oltre a nuove emissioni, un aumentato rischio di incontrollabili e incontrollate collisioni. Con l’avvento della space economy, con lo spazio divenuto più economico e dunque accessibile a un crescente e variegato numero di attori, la corsa commerciale allo spazio ha visto l’ingresso di soggetti e capitali privati, apportando insieme a innovazioni e vantaggi, spesso a fruizione immediata, anche problematiche a medio-lungo termine.

Una congestione preoccupante è dunque già in atto, particolarmente di quelle basse, denominate LEO (Low Earth Orbit), queste infatti rappresentano la “novità” scelta negli ultimi anni proprio per la maggior vicinanza dalla Terra, tra i 160 e i 1.000 chilometri, ma l’attenzione tocca anche le orbite geostazionarie, GEO (Geostationary Earth Orbit), distanti circa 36.000 chilometri dalla Terra che pure hanno già, 300km sopra di esse, una orbita cosiddetta cimitero.

La tecnologia cresce velocemente, il quadro normativo no

Il trattato internazionale sullo spazio extra-atmosferico in vigore risale al 1967. Le normative sullo spazio e sull’occupazione delle orbite terrestri sono ancora limitate e poco o per nulla regolamentate sia a livello internazionale che in quello commerciale, e comunque richiedono tempo per cui oggi, sul principio di chi primo arriva meglio alloggia, lo sfruttamento dello spazio sta divenendo un dato di fatto. I satelliti impattano già anche sulla ricerca scientifica, sull’astronomia ottica, sull’infrarosso, rendendo meno agibile il lavoro di scienziati e astronomi, senza contare tutte quelle persone che pure hanno diritto di guardare le stelle, perché il cielo è di tutti. “Il cielo è patrimonio dell’umanità e per questo deve essere conservato intatto” (Kyoto, 1997).

Vaste costellazioni di satelliti stanno dominando intere orbite e con un aumento dei numeri aumenta anche la probabilità di collisioni cui si aggiungono i possibili eventi di frammentazione dei detriti già circolanti che in orbita viaggiano a una velocità che va dagli 8 ai 16 km/s (57.600 km/h). Un effetto domino è il rischio che porterebbe all’avverarsi dello scenario proposto nel 1978 da un consulente della Nasa, lo statunitense Donald J Kessler, secondo il quale l’incremento esponenziale dei detriti spaziali finirebbe col rendere impossibile l’uso dei satelliti artificiali oltre a impedire l’esplorazione spaziale per molte generazioni avvenire.

L’inevitabile

Il rischio di saturare e rendere inutilizzabili le orbite, la cosiddetta sindrome di Kessel, che paventa una Terra intrappolata da una nube di detriti richiede certamente uno sforzo globale a beneficio comune.

Un cambio di passo è richiesto alla conquista dello spazio del XXI secolo, l’inquinamento è un problema che riguarda tutti e tutte le Nazioni, ma non è un fattore inevitabile. La vera sostenibilità è complessa e va fatta insieme. La creazione di un un’economia circolare anche nello spazio, obiettivo e programma Esa a medio lungo termine, è necessaria perché si è ormai capito che nell’antropizzazione che effettuiamo ogni giorno sostenibilità è sinonimo di sicurezza. 

 

Adamo De Palma

Foto © Esa

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