Loi ha reinventato il dialetto in cui compaiono elementi dell’emiliano della madre, inserti di lingue straniere, arcaismi letterari e parole latine
Non poteva che essere dedicato al mare l’incontro pesarese del famoso poeta dialettale genovese, Franco Loi, ma che ha vissuto e composto a Milano, la sua Città fatta di lotte sindacali e di sentimenti improvvisati. Grazie al direttore artistico del festival della poesia, Giuseppe Saponara, il poeta, già frequentatore delle nostre marine e di Grottammare, di cui è stato presidente onorario del premio letterario Pelasgo, ha lasciato delle impronte poetiche e un insegnamento personale che supera l’amicizia.
Franco Loi ha reinventato il dialetto in cui compaiono elementi dell’emiliano della madre, inserti di lingue straniere, arcaismi letterari e parole latine. Per Franco Fortini l’uso del dialetto in Loi si lega all’utopia dell’infanzia-adolescenza, ed è una lingua onnicomprensiva che ingloba in sé l’intera e molteplice realtà del Mondo. Un rapporto difficile fra i due, ma di un gran rispetto e Loi di Fortini diceva: «Ce la metti tutta per litigare ma io non litigherò mai con te, perché ti devo tanto». Aveva una grande virtù, la modestia.
Poesia italiana del Novecento
Franco Loi ha fatto conoscere per mezzo secolo poeti e ha scritto poesie in cui si risaltano
molteplici aspetti del vivere, individuale e sociale della storia e dell’attualità. Versi liberi e schietti i suoi, che hanno influenzato intere generazioni di poeti, in cui l’uso del dialetto hanno valorizzato la poesia italiana nascente del Novecento, vittima delle macerie nazi fasciste. Un dialetto quello di Loi capace di rendere universali architetture e tracce del quotidiano. Ma Loi ha lasciato anche altri insegnamenti: ricordare gli ultimi, le voci dimenticate, le identità oppresse, gli amori negati e i sogni che si ostinano a fiorire anche nel gelo dell’esclusione.
Una poesia militante la sua, che voleva dare voce agli ultimi. Che cosa direbbe Franco Loi della drammatica situazione del nostro tempo, minacciato da due guerre mondiali e che vive nelle illusioni ipocrite di kit salva vita?
Loi, Leopardi, Ungaretti e Luzi
Franco Loi era un uomo dalla mente aperta capace di rivedere continuamente le proprie convinzioni e possedeva quella capacità rara di vedere l’altro, di riconoscerne il valore. Grande rispetto per i grandi poeti italiani come Giacomo Leopardi, Giuseppe Ungaretti e Mario Luzi.
Loi ha studiato e letto le poesie di questi maestri ed è rimasto folgorato da Leopardi, dalla sua poesia senza tempo che ha influenzato la poetica di Ungaretti in quel passaggio fra tradizione e innovazione. La sua poesia rappresenta un dialogo tra avanguardia e tradizione, evidenziando un rapporto dialettico con il patrimonio letterario precedente. Ungaretti indaga il ruolo della poesia in un’epoca segnata da profondi conflitti e crisi di coscienza. Attraverso la sua lirica, tenta di ricomporre la tradizione per interpretare le sfide del presente, creando opere che si oppongono al senso del vuoto della modernità e che mirano a rinnovare la percezione etica e a evidenziarla al lettore.
Una missione morale che riprede Franco Loi e che deve essere un messaggio per ogni poeta. Ungaretti nel suo saggio “Verso un’arte nuova classica” riflette sulla necessità di rinnovare la poesia moderna attingendo alle forme e alle figure del passato. Il poeta diventa colui che raccoglie i frammenti del tempo, infondendo nuova vita ai termini antichi in un contesto frammentario e alienante. Giacomo Leopardi emerge come punto di riferimento per la sua capacità di coniugare una poesia densa di significato con una forte carica immaginifica.
La concezione del tempo e dell’io
La poesia del Novecento si distacca dalle correnti estetico-letterarie precedenti, come il
romanticismo e il simbolismo, per la sua rappresentazione di un’individualità disorientata e solitaria, alla ricerca di un senso in un mondo percepito come frammentario. La lirica moderna si muove in percorsi tragici in un’epoca di disorientamento generale. Che cosa scriverebbe Ungaretti dell’attuale situazione di contrasti geopolitici, di migliaia di bambini morti a Gaza e in Ucraina? Il pensiero alla sua poesia “San Martino”, troverebbe toni più accesi e la difficoltà di scorgere un senso in una dimensione temporale indefinita, in cui vi sono anche le nuove sfide dell’Intelligenza artificiale?.
Eppure Ungaretti, trova nel Leopardi della “Ginestra”, un esempio per comprendere il senso del tempo e la sua trasposizione in poesia nell’era moderna. Nel saggio “Va citato Leopardi per Valery?”, il poeta indaga il rapporto tra Leopardi e Paul Valery, evidenziando la musicalità e la capacità di manipolazione linguistica della parola poetica. Nel saggio “Il pensiero di Leopardi”, Ungaretti esamina l’opera del poeta recanatese come strumento critico per analizzare la storia delle idee e delle forme poetiche italiane ed europee.
Leopardi diventa un prisma attraverso cui osservare la frattura tra individuo e società, le riflessioni sul tempo, la religione, la ragione e l’illusione. Tutti elementi che maturano la poetica di Franco Loi, che pur essendo laico non può fare a meno di conoscere la poetica religiosa di Mario Luzi. Loi è rimasto affascinato dal termine sofferenza nella sua poesia intesa come “pedaggio per essere nell’essere, della guerra, come un frutto di una volontà sinistra e nefasta” e la volontà di tornare nella condizione del principiante, che si stupisce della vita.
Paolo Montanari
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