Mai era accaduto che il leader dell’opposizione venisse sconfitto addirittura nel proprio seggio. Analizziamo perché
Negli ultimi sondaggi, il laburista Anthony Albanese, attuale primo ministro d’Australia e fresco di vittoria elettorale, aveva già recuperato molti consensi rispetto al suo diretto avversario, il liberale Peter Dutton. Tuttavia, nessuno si sarebbe aspettato una vittoria di questa entità, definibile a tutti gli effetti storica e senza precedenti. Mai, nella storia australiana, era accaduto che il leader dell’opposizione venisse sconfitto addirittura nel proprio seggio: è quanto accaduto a Dutton nel Queensland, nel seggio di Dickson. La vittoria laburista ha travolto tutti gli Stati australiani, creando difficoltà perfino ai Verdi, che hanno perso diversi seggi. Il numero di parlamentari indipendenti, invece, è rimasto pressoché invariato.
Squadra vincente non si cambia
Il successo di Anthony Albanese può essere ricondotto a una linea chiara: “programma elettorale che ha funzionato non si cambia”. Più che modificare squadra, Albanese ha voluto rafforzare le azioni che avevano dato risultati nel precedente mandato, confermando l’impegno ad ampliare quanto già avviato. Tra i punti forti del programma laburista, spicca l’attenzione al problema casa. Con il “First Home Guarantee Scheme”, il Governo federale garantisce il 15% del deposito necessario per l’acquisto della prima casa, consentendo agli acquirenti di versare solo un 5% iniziale. A questa misura si affianca il piano per costruire 100.000 nuove abitazioni destinate esclusivamente a chi intende viverci e non investirvi, sostenuto da un fondo da 10 miliardi di dollari. Si tratta di un piano concreto, che ha convinto molti elettori.
Casa e sistema sanitario alla base del risultato di Albanese
Il First Home Guarantee Scheme non consente l’acquisto di immobili a fini d’investimento, e molti elettori laburisti chiedono ora di intervenire sul sistema del
negative gearing, ritenuto da molti una delle principali cause dell’impennata dei prezzi di case e affitti. Un altro punto chiave della vittoria è stata la promessa di rafforzare il bulk billing, sistema sanitario che consente ai pazienti di non pagare nulla quando il medico accetta il rimborso Medicare come pagamento completo. Albanese ha annunciato un investimento massiccio per garantire che, entro il 2030, il 90% delle visite mediche sia completamente coperto. Per molti elettori, si è trattato di un segnale concreto contro l’alto costo della vita.
Subito al lavoro
Già la domenica dopo le elezioni, Albanese ha dichiarato che il suo Governo si metterà subito al lavoro per rispettare la promessa di condonare 16 miliardi di dollari di debiti studenteschi. Dal 1° luglio, il nuovo Governo laburista taglierà un ulteriore 20% da tutti i debiti universitari. Anche questo annuncio ha consolidato il sostegno ricevuto alle urne. Alcuni iniziano a paragonare Albanese a Bob Hawke, uno dei primi ministri più popolari della storia australiana. Il nuovo leader laburista italo-australiano ha dimostrato carisma, fiducia e una comunicazione empatica durante tutta la campagna elettorale.
Peter Dutton, invece, ha perso nettamente, anche perché il suo programma non intercettava le priorità reali degli elettori. Il Partito Liberale aveva presentato una proposta per affrontare il problema casa, ma troppo tecnica: una detrazione fiscale sugli interessi dei primi 650.000 dollari di mutuo, valida per cinque anni. Una misura percepita come distante, considerando che la maggior parte degli elettori fatica ad arrivare a tali cifre.
Gli errori del Partito Liberale
Molti anziani intervistati da ABC News hanno affermato che i propri nipoti non riusciranno mai a comprare una casa senza aiuti concreti, e non hanno visto alcuna proposta utile da parte della Coalizione. Altri hanno criticato l’assenza di misure per la classe media e per i nuovi poveri, in un Paese dove sempre più persone non riescono a sostenere neppure l’affitto.
A pesare sulla sconfitta di Dutton è stata anche la proposta di investire nel nucleare. Una scelta considerata anacronistica: la costruzione di centrali nucleari richiede decenni e investimenti enormi, mentre le energie rinnovabili sono più rapide, economiche e già in espansione. In un Paese come l’Australia, ricco di sole e vento, l’opinione pubblica ha chiaramente preferito soluzioni verdi.
L’associazione con Trump
Un altro grave errore è stato cercare di imitare Donald Trump in alcune linee: atteggiamento anti–immigrazione, proposte per ridurre migliaia di student visa e working holiday visa, considerati dal Partito Liberale come causa dell’aumento dei prezzi delle abitazioni. Inoltre, durante la campagna elettorale, i liberali hanno attaccato l’uso del “Welcome to Country” nelle cerimonie ufficiali.
Il “Welcome to Country” è una cerimonia tradizionale, condotta da membri anziani delle comunità aborigene o delle Isole dello Stretto di Torres, che accolgono formalmente i presenti sul loro territorio ancestrale. Attraverso parole, canti o riti del fumo, questo momento rappresenta rispetto, spiritualità e riconciliazione. Non va confuso con l’“Acknowledgement of Country”, che può essere espresso anche da chi non appartiene ai popoli originari.
Ora caccia a nuovo leader dell’opposizione
Lo slogan scelto da Dutton, “Let’s Get Australia Back on Track”, ha ricordato a molti il “Make America Great Again” di Trump, evocando un implicito “Prima gli Australiani”, formula già usata in passato da Tony Abbott, primo ministro dal 2013 al 2015, e in parte da Scott Morrison. Tuttavia, durante la pandemia da Covid-19, proprio questa retorica si rivelò fallimentare, escludendo i titolari di visti temporanei dagli aiuti di Stato e causando l’esodo di lavoratori fondamentali per settori come ristorazione, sanità, aged care e child care.
Con le dimissioni di Dutton da leader dell’opposizione, il Partito Liberale dovrà ora trovare un nuovo volto, ma anche una nuova linea politica. Le proposte liberiste estreme non bastano più, e gli australiani hanno dimostrato di volere un’agenda basata su uguaglianza, equità, pari opportunità e rispetto. Valori universali, condivisi anche da molti partiti liberali europei, che oggi sembrano più attenti al sociale che al mercato puro.
Giovanni Maria Pontieri
Foto © France 24, Ortus, RNZ













