Al vertice SCO presenti oltre 20 Paesi, fra cui la Turchia. Esordio dell’Egitto e ritorno dell’India. L’Occidente perde i pezzi?
L’incontro dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (SCO), svoltosi a Tianjin tra il 31 agosto e il 1 settembre 2025, ha incarnato una delle svolte più significative degli equilibri geopolitici del nuovo millennio. Si è trattato del summit più grande mai organizzato dall’alleanza, con la partecipazione di oltre venti leader mondiali e dei rappresentanti di dieci organizzazioni internazionali, a riprova del fatto che tale istituzione non sia più soltanto un foro regionale. La cornice è globale. Emerge la percezione che la Sco sia uno spazio politico dove si discute e si prepara il futuro assetto internazionale.
Il contesto recente è stato particolarmente teso: l’inasprimento dei dazi statunitensi, in particolare quelli decisi dall’amministrazione Trump nei confronti dell’India e di altri partner commerciali, ha contribuito a ridisegnare gli equilibri geopolitici, generando un inatteso riavvicinamento tra Nuova Delhi e Pechino nonostante le violenti e recenti frizioni lungo la catena himalayana.
Origini dell’organizzazione
Per comprendere il significato dell’appuntamento di Tianjin è necessario ripercorrere
brevemente la storia dell’organizzazione. Nata nel 2001 dall’evoluzione dello “Shanghai Five”, la SCO è il frutto della cooperazione iniziale tra Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan, a cui si sono poi aggiunti sia l’Uzbekistan che giganti del calibro di India e Pakistan nel 2017, fino ad arrivare alle adesioni più recenti con l’ingresso di Iran e Bielorussia. In poco più di venti anni, l’organizzazione ha esteso la propria influenza fino a rappresentare circa metà della popolazione mondiale e un quarto del Pil globale. Le sue basi teoriche si radicano nello “Spirito di Shanghai”, che insiste su:
- fiducia reciproca;
- benefici condivisi;
- uguaglianza;
- consultazione;
- rispetto per la diversità culturale.
Negli anni la SCO ha ampliato le proprie aree di interesse, passando dalla sicurezza regionale e dalla lotta contro il terrorismo, (in particolar modo il separatismo ed estremismo, tematiche fortemente sentite dai membri) a temi di natura economica, ma anche tecnologica e logistica, aumentandone così la natura multilaterale.
Il summit di Tianjin ha visto la partecipazione di leader di grande rilevanza. Oltre ai padroni di casa cinesi, guidati dal presidente Xi Jinping, hanno preso parte il presidente russo Vladimir Putin, il primo ministro indiano Narendra Modi, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, il presidente bielorusso Alexander Lukashenko e i leader degli Stati centroasiatici storicamente vicini all’organizzazione. A questi si è affiancato il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, presente come partner di dialogo, e il primo ministro egiziano Mostafa Madbouly. Ponti strategici, entrambi, verso l’Europa e l’Africa.
La posizione cinese
La Cina e Xi hanno dominato la scena del vertice: Tianjin è stato il palcoscenico ideale per presentare la visione cinese di un nuovo ordine mondiale. Il presidente ha affermato che il Mondo si trova a un crocevia e che è necessario «respingere l’egemonismo, la mentalità da Guerra Fredda e i comportamenti intimidatori che destabilizzano la comunità internazionale». Ha delineato un modello basato sul multilateralismo autentico, sull’uguaglianza tra Stati e sulla centralità del Sud globale, promuovendo una governance internazionale inclusiva e capace di parlare agli Stati.
Xi ha inoltre proposto la creazione di una struttura finanziaria interna alla SCO, allo scopo di ridurre la dipendenza dal dollaro e offrire alternative concrete ai Paesi membri. Ha annunciato oltre 1,5 miliardi di dollari in assistenza finanziaria ai partner e promesso almeno mille opportunità di formazione digitale nei prossimi tre anni, sottolineando l’impegno cinese nello sviluppo tecnologico. Non solo: restando in tema, ha invitato i Paesi a utilizzare il sistema di navigazione BeiDou e a partecipare al progetto della stazione lunare internazionale, portando in questo modo la cooperazione spaziale tra le priorità future dell’organizzazione.
Nel suo intervento, Xi ha richiamato con forza l’importanza della partecipazione ai progeti leagti alla Belt and Road Initiative, conosciuta in Italia con il nome di “Nuove vie della seta”. Essa rappresenta il simbolo della “diplomazia delle cose concrete” dove infrastrutture, ferrovie, porti e reti energetiche inventano strumenti capaci di tradurre la cooperazione multilaterale in progetti tangibili.
L’intervento di Putin
La Russia e il suo presidente hanno affiancato la Cina nel delineare il nuovo scenario. Putin ha sottolineato che «è giunto il tempo di restaurare un autentico multilateralismo, libero dalle imposizioni di potenze che cercano di militarizzare il Mondo e dettare le regole». Nel suo intervento ha criticato le politiche occidentali, accusate di alimentare conflitti e instabilità, presentando al contrario la SCO come lo strumento capace di garantire sicurezza e stabilità non solo in Eurasia, ma su scala più ampia. Infine, il presidente ha ribadito la vicinanza strategica con l’India, definendo Modi «caro amico», e ha insistito sull’importanza della cooperazione energetica, pilastro imprescindibile della posizione russa nell’alleanza. La Russia ha le idee chiare: colonna militare ed energetica all’interno del nuovo ordine che la SCO ambisce a costruire, non mancando di rivendicare il diritto dei Paesi membri a emanciparsi dall’influenza di Washington e Bruxelles.
Il ritorno dell’India
Accanto a Cina e Russia, l’India ha giocato un ruolo delicato ma centrale. Modi ha
partecipato al vertice per la prima volta in Cina dopo sette anni, generando grade stupore. I rapporti tesi tra Pechino e Nuova Delhi per le dispute lungo il confine himalayano sembravano negli ultimi anni ostacolare qualsiasi avvicinamento, ma i dazi imposti da Trump contro l’India hanno spinto Modi a riscrivere la lista delle priorità strategiche. Il primo ministro ha dichiarato che «India e Russia sono rimaste fianco a fianco anche nei momenti difficili», consolidando il legame col Cremlino, e ha parallelamente sottolineando la volontà di trovare con la Cina una soluzione «onesta» alle problematiche sorte dalle dispute territoriali.
L’incontro tra Xi e Modi ha assunto un forte valore simbolico, tanto che diversi osservatori lo hanno descritto come un “reverse Nixon”: se in passato l’India era stata avvicinata da Washington per contenere l’ascesa cinese, oggi è proprio verso Pechino che Nuova Delhi si orienta, spinta dalle politiche protezioniste degli Stati Uniti.
Erdoğan special guest
La Turchia, rappresentata dal presidente Erdoğan, ha confermato il proprio ruolo di ponte tra Asia ed Europa, ribadendo la disponibilità ad approfondire i legami economici ed energetici con i Paesi SCO e ad ampliare il dialogo politico. Consapevole della forza data dalla posizione all’interno del quadrante Nato, la presenza di un partner di dialogo come Ankara è stata interpretata come un segnale di allargamento del perimetro geopolitico dell’organizzazione, pronto a includere anche attori che orbitano tra Est e Ovest.
Cosa ci lascia il summit
L’evento di Tianjin ha prodotto un’agenda condivisa che si radica in alcuni principi chiave destinati a ridefinire l’orizzonte geopolitico. In primo luogo, il richiamo al multilateralismo autentico si è tradotto nell’impegno a rafforzare piattaforme come la SCO contro la logica dei blocchi contrapposti. È un messaggio diretto all’Occidente, che negli ultimi anni hanno privilegiato alleanze esclusive e spesso conflittuali: qui, al contrario, la cooperazione viene intesa come un bene comune. Legata a questo vi è la condanna del protezionismo e del ricorso ai dazi. I leader hanno ricordato come le barriere commerciali statunitensi abbiano colpito soprattutto l’India, finendo però per stimolare nuove alleanze con Pechino e Mosca. Proprio l’India, grazie a questo contesto, ha potuto trasformare una penalizzazione in un’occasione strategica per riequilibrare le proprie relazioni estere.
Cruciale anche la spinta verso una maggiore indipendenza dal dollaro, attraverso la costruzione di nuove infrastrutture finanziarie e monetarie. Si tratta di iniziative concrete, come l’uso di valute locali negli scambi energetici tra Russia e India, o i progetti di clearing multilaterali che diversi Paesi SCO stanno già sperimentando. Collegato a questa dimensione economica è il principio della “diplomazia delle cose concrete”: la Belt and Road Initiative, i corridoi ferroviari che uniscono la Cina all’Europa passando per l’Asia centrale, i porti rinnovati in Iran e Pakistan, le reti energetiche condivise tra Russia e Kazakistan sono esempi di come le parole si traducano in progetti reali.
Tutti i leader hanno insistito anche su un altro punto: l’opposizione a qualsiasi forma di
egemonismo o di militarizzazione degli equilibri globali. Putin ha denunciato la corsa agli armamenti promossa dall’Occidente, mentre altri Paesi hanno ribadito che la SCO vuole distinguersi come piattaforma di stabilità, anziché come alleanza militare. Qui si inserisce il ruolo primario della cooperazione regionale, che mira a consolidare lo sviluppo di ciascun Paese attraverso solidarietà e fiducia reciproca. La presenza simultanea di Paesi storicamente divisi, come India e Pakistan ne funge da prova.
Infine, la ricerca di uno sviluppo equo e condiviso è stata il “fil rouge” dell’intero vertice con la promessa di investimenti in tecnologia, nell’apertura a programmi di formazione e scambio, e nella volontà di garantire accesso paritario alle risorse energetiche e alle infrastrutture.
In un mondo alla ricerca di nuove certezze, la SCO si presenta come simbolo di un ordine internazionale alternativo, in cui le regole non sono più dettate unilateralmente da Washington ma negoziate collettivamente tra gli attori di un’Eurasia allargata e di un Sud globale in ascesa. È in questo scenario che prende forma il “momento d’oro di Xi”, in cui la leadership cinese ha trovato consacrazione internazionale e la SCO ha completato la sua metamorfosi da foro regionale a architettura globale.
Alessandro Bonifazi
Foto © Council on Foreign Relations, ReportDifesa, Hürriyet Daily News, Hindustan Times













