Ripercorriamo la vita e la carriera di Emilio Fede, storico direttore del Tg4: dagli esordi in Rai, alle polemiche con Berlusconi
Nato a Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) il 24 giugno 1931, Emilio Fede lascia presto la Sicilia per cercare fortuna nel mondo dell’informazione. Dopo collaborazioni con giornali locali, viene assunto in Rai negli anni Cinquanta, dove inizia a costruire la propria carriera.
Per otto anni lavora come inviato speciale in Africa, raccontando guerre, rivoluzioni e tensioni internazionali in un’epoca in cui l’Italia si stava aprendo al Mondo. Questa esperienza gli dà fama di giornalista instancabile, capace di raccontare la notizia “sul campo”.
La consacrazione nel servizio pubblico
Nel 1976 diventa direttore del Tg1, ruolo che manterrà fino al 1982.
Sotto la sua guida, il telegiornale della Rai copre momenti cruciali della storia italiana, tra cui il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro e la tragedia di Alfredino Rampi a Vermicino, che segna l’inizio della “tv del dolore”.
Il suo stile di conduzione è formale, ma già emergono tratti della sua personalità polemica e autoritaria. Viene apprezzato per la capacità di mantenere la calma in diretta, ma anche criticato per un eccessivo protagonismo.
Negli anni Ottanta Fede lascia la Rai e nel 1989 approda a Fininvest, la galassia televisiva di Silvio Berlusconi. Qui nel 1991 fonda Studio Aperto, il telegiornale di Italia 1. Il linguaggio è più giovane e meno ingessato rispetto alla Rai, anticipando tendenze che segneranno l’informazione televisiva commerciale. Questa fase segna il suo definitivo distacco dal giornalismo istituzionale della Rai per abbracciare un’informazione più legata al mondo dell’intrattenimento.
Le controversie giudiziarie
Dal 1992 al 2012 Emilio Fede è direttore del telegiornale di Rete 4.
Qui raggiunge la massima notorietà e diventa simbolo di un giornalismo schierato, sempre in difesa di Silvio Berlusconi.
Il TG4 è spesso accusato di violare la par condicio, con l’Agcom che commina diverse multe.
Fede diventa bersaglio fisso della satira, da Striscia la Notizia a Blob, che riprendono i suoi celebri fuori onda.
Il suo stile, fatto di editoriali appassionati e talvolta sopra le righe, spacca l’opinione pubblica: c’è chi lo considera un fedele soldato del Cavaliere, chi un esempio di cattivo giornalismo.
La carriera di Emilio Fede è segnata anche da diverse inchieste e condanne:
Caso Ruby: coinvolto nell’inchiesta sulle cene di Arcore, accusato di favoreggiamento della prostituzione.
Bancarotta e fotoricatti: processi che ne intaccano pesantemente la reputazione.
Alcune condanne vengono ridotte o annullate in Cassazione, ma l’immagine pubblica ne esce compromessa.
Nonostante le vicende giudiziarie, Fede ha sempre rivendicato la propria innocenza, sostenendo di essere stato un “capro espiatorio” per colpire Berlusconi.
Lo stile e la figura pubblica
Emilio Fede non è stato solo un giornalista, ma un personaggio televisivo. Il suo volto e la sua voce sono entrati nelle case degli italiani per decenni. Era famoso per il tono paternalistico, quasi da “maestro severo”. Le sue sfuriate e i suoi lapsus divennero materiale virale ben prima dell’era dei social. È stato uno dei giornalisti più imitati, da Fiorello a Maurizio Crozza, fino a diventare una maschera comica della televisione italiana.
Vita privata
Dal 1965 al 2021 è stato sposato con la giornalista e senatrice Diana De Feo, scomparsa nel giugno 2021. La coppia ha avuto due figlie, Sveva e Simona. Dietro l’immagine dura e polemica del giornalista, in famiglia veniva descritto come un uomo affettuoso e molto legato alla moglie, che considerava il suo punto di riferimento.
Dopo l’uscita forzata da Mediaset nel 2012 e il declino mediatico, Emilio Fede ha vissuto una fase segnata da difficoltà economiche, da procedimenti legali e da una salute sempre più fragile.
Oggi, a 94 anni, è deceduto in una Rsa a Segrate, dopo giorni di condizioni critiche. La figlia Sveva ha confermato un peggioramento repentino. L’immagine che resta è quella di un uomo che ha attraversato quasi settant’anni di storia del giornalismo italiano, lasciando un’eredità controversa: simbolo di un’epoca televisiva che non tornerà più.
Ginevra Larosa
Foto © Biografieonline, Davide Maggio, Zazoom













