Tra realismo poetico e riflessioni sul destino
In occasione della 82ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia (27 agosto – 6 settembre 2025), la sezione Venezia classici accende i riflettori su due autentiche pietre miliari del cinema europeo: “Aniki-Bóbó” (1942) del portoghese Manoel de Oliveira e “Destino cieco” (Przypadek, 1981) del polacco Krzysztof Kieślowski. Restaurati rispettivamente dalla cinemateca Portuguesa – Museu do Cinema e dalla DI Factory, questi due film tornano sul grande schermo in una veste rinnovata, pronti a dialogare con il pubblico contemporaneo.
L’esordio lirico di Oliveira
Girato nel Portogallo degli anni ’40, sotto la dittatura di Salazar, “Aniki-Bóbó” è un
piccolo gioiello che racconta la quotidianità dell’infanzia con uno sguardo autentico e poetico. I protagonisti sono bambini veri, scelti tra le strade di Porto, e la narrazione si snoda tra giochi, rivalità e piccole trasgressioni. L’approccio realistico e l’uso di attori non professionisti fanno di questo film un precursore del neorealismo, ben prima che questo emergesse in Italia.
Proiettato oggi a Venezia in copia restaurata, “Aniki-Bóbó” non è solo un documento storico, ma anche il primo passo di una carriera leggendaria: Manoel de Oliveira continuerà infatti a girare film fino a oltre 100 anni, diventando una figura centrale del cinema d’autore europeo.
Destino cieco, il film delle scelte
Dall’altra parte dell’Europa e in un’epoca diversa, “Destino cieco” esplora le vite parallele di un giovane polacco, mostrando tre sviluppi alternativi della sua esistenza a partire da un
evento apparentemente banale: prendere o perdere un treno. Ogni scelta lo conduce verso destini politici, morali e personali molto diversi, in un’opera che interroga profondamente il concetto di libero arbitrio sotto il peso delle condizioni storiche. Girato nel 1981 ma censurato dal regime comunista e distribuito solo nel 1987, il film anticipa i temi cari a Krzysztof Kieślowski: il caso, l’identità, la responsabilità individuale. È un’opera fondamentale per comprendere la sua evoluzione autoriale, che culminerà nella trilogia “Tre colori“, realizzata negli anni ’90 in coproduzione europea.
Un’eredità viva
La scelta della Mostra di riproporre questi due film, così diversi per stile e contesto, ma ugualmente centrali nella storia del cinema europeo, è un invito a riscoprire un’eredità culturale ancora estremamente attuale. In tempi in cui l’Europa interroga la propria identità tra passato e futuro, “Aniki-Bóbó” e “Destino cieco” ci ricordano che il cinema può essere uno specchio dell’anima collettiva: capace di raccontare l’intimità del quotidiano così come le grandi tensioni della storia.
Due restauri, due visioni, un solo filo rosso: la potenza del cinema europeo di restituirci, con autenticità e profondità, la complessità dell’essere umano.
Mattia Carlin
Foto © La Ragione, Mymovies, Destino cieco













