Nobel per la Pace, l’allarme di Harpviken

0
40
Nobel per la Pace

Il segretario del Comitato norvegese guarda alle crisi globali e alle nuove forme di cooperazione in vista dell’annuncio del vincitore

«Il Mondo attraversa una fase di profonda trasformazione e il nuovo ordine internazionale appare sempre più incerto». A lanciare l’allarme è Christian Berg Harpviken, segretario del Comitato Nobel norvegese per la Pace, che in un’intervista ha sottolineato come il Comitato stia seguendo con grande attenzione i cambiamenti in corso e le loro possibili conseguenze sui valori che il Premio Nobel per la Pace ha difeso nel corso della sua storia.

Secondo Harpviken, l’ordine mondiale è attualmente «in subbuglio» e la fase di transizione che sta attraversando la comunità internazionale rappresenta uno degli elementi presi maggiormente in considerazione nelle deliberazioni del Comitato. Una trasformazione che rende difficile prevedere quale sarà l’assetto futuro delle relazioni internazionali e quali istituzioni riusciranno a sopravvivere ai profondi cambiamenti in atto.

«Sappiamo cosa stiamo lasciando dietro di sé, non sappiamo quanto sopravviverà e in quale forma e certamente non sappiamo cosa verrà», ha affermato il segretario, sintetizzando così l’incertezza che, secondo il Comitato, caratterizza l’attuale fase internazionale.

Il lavoro del Comitato Nobel

Harpviken ha spiegato che questa situazione viene affrontata con particolare attenzione durante il lavoro della commissione. Alcune delle tendenze che si stanno manifestando a livello internazionale, infatti, rappresentano una potenziale minaccia per valori che il Premio Nobel per la Pace ha sostenuto per decenni.

Proprio per questo, il Comitato guarda non soltanto agli sviluppi geopolitici e ai conflitti in corso, ma anche a coloro che cercano di costruire nuovi strumenti di cooperazione e nuove forme di dialogo.

Il Premio Nobel per la Pace venne istituito nel 1895 dall’ingegnere e inventore svedese Alfred Nobel attraverso il proprio testamento. Il riconoscimento è destinato a chi abbia dato il maggiore contributo alla promozione della fratellanza tra le Nazioni, alla riduzione degli eserciti permanenti e alla promozione e organizzazione di conferenze di pace. È sulla base di questi principi che il Comitato Nobel norvegese valuta ogni anno le candidature. Il lavoro preparatorio è affidato al Comitato, composto da cinque membri, mentre il segretario svolge un ruolo di supporto alle attività della commissione, preparando i fascicoli e partecipando alle consultazioni, ma senza diritto di voto. Il vincitore del Premio Nobel per la Pace 2026 sarà annunciato venerdì 9 ottobre.

Le candidature per il nuovo ordine mondiale

Proprio in vista dell’annuncio, Harpviken ha chiarito anche quale tipo di candidatura potrebbe assumere particolare rilievo nell’attuale fase di transizione. Alla domanda se il Nobel per la Pace Comitato possa prendere in considerazione una persona capace di contribuire alla costruzione del nuovo ordine mondiale, il segretario ha indicato come particolarmente significativi «Coloro che sono in grado, nel periodo di transizione che stiamo attraversando, di lanciare nuove istituzioni, nuove iniziative e nuovi modi di lavorare, che saranno in armonia con gli stessi obiettivi fissati da Alfred Nobel nel suo testamento, sarebbero i candidati più adatti», ha spiegato Harpviken. Una prospettiva che, ha aggiunto, rappresenta esattamente uno dei criteri attraverso i quali il Comitato conduce il proprio lavoro. «Questo è ovviamente il criterio per il lavoro del Comitato. Ovviamente è qualcosa che il Comitato sta cercando», ha sottolineato.

«Non sono preoccupato per il premio»

L’incertezza sul futuro dell’ordine internazionale, tuttavia, non è interpretata da Harpviken come un segnale di crisi per lo stesso Premio Nobel per la Pace. Il segretario ha infatti distinto nettamente tra le preoccupazioni legate alla direzione che sta prendendo il Mondo e la solidità del riconoscimento. «Non sono preoccupato per il premio, ma sono preoccupato per la direzione che stanno prendendo le persone», ha dichiarato.

Il messaggio del segretario del Comitato Nobel arriva dunque a pochi giorni dall’annuncio del vincitore del 2026 e mette al centro del dibattito proprio la funzione del Premio in una fase caratterizzata da profondi cambiamenti. In un Mondo nel quale gli equilibri tradizionali sono messi alla prova, l’attenzione del Comitato sembra concentrarsi anche sulla capacità di individui e istituzioni di proporre nuove forme di cooperazione mantenendo come riferimento i principi di pace e di fratellanza indicati da Alfred Nobel.

 

George Labrinopoulos

Foto © Nobel Peace Prize, Internazionale, Wikipedia

Articolo precedenteFrancia e Spagna, la protesta sociale diventa una sfida politica
Articolo successivoIl Nobel per la Fisica 2026 a Francis Halzen
George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui