Cooperazione Roma-Ankara e mosse dell’Egitto sul gas: il Mediterraneo orientale al centro della geopolitica
A pochi giorni dall’annuncio dell’interesse del consorzio Chevron – HELLENiC ENERGY per l’esplorazione a sud di Creta e tra gli attriti tra Atene e Nicosia per l’interconnessione elettrica tra Grecia e Cipro, il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan, da Roma, dove ha incontrato il suo omologo italiano Antonio Tajani, ha inviato un messaggio: «Le attività nel Mediterraneo devono essere svolte in conformità con il diritto internazionale, per quanto riguarda i diritti sovrani della Turchia». La dichiarazione arriva in un momento in cui Ankara appare particolarmente attiva nelle questioni energetiche e strategiche del Mediterraneo orientale. Come riporta il giornale Kathimerini, la tempistica dell’intervento è importante, in quanto riguarda sia il coinvolgimento di Chevron che gli sviluppi con la posa del cavo.
La cooperazione tra Italia e Turchia
Fidan ha espresso soddisfazione per la cooperazione con l’Italia nel settore della Difesa, riferendosi all’acquisizione di Piaggio Aerospace da parte di Baykar e alla collaborazione con Leonardo. Ha anche evidenziato i progressi sulla questione degli Eurofighter, definendo la cooperazione in materia di Difesa «esemplare». Roma sembra stia espandendo il suo ruolo strategico nella Regione, ignorando i fastidi di Atene e considerando una cooperazione ancora più stretta con la Turchia anche in Libia. Allo stesso tempo, fonti governative ad Atene, affermano che «la Grecia non accetterà un Paese che minaccia la guerra con un membro dell’Ue», riferendosi alla richiesta di lunga data per la revoca del casus belli. Il premier Kyriakos Mītsotakīs ha riportato la questione nel contesto del dibattito sui prestiti europei per la difesa, con Ankara che ha reagito, ritenendo che tali riferimenti “non aiutino” in un periodo di relativa calma nell’Egeo.
In Turchia si aspettano che l’incontro tra Mītsotakīs ed Erdoğan, rinviato dallo scorso febbraio, funga da catalizzatore per lo svolgimento dell’Alto Consiglio di cooperazione tra Grecia e Turchia. Per quanto riguarda l’interconnessione elettrica, fonti turche esprimono soddisfazione per la tensione registrata tra Nicosia e Atene, con gli analisti che sottolineano – come riportato da Kathimerini – che tali progetti nella Regione di solito procedono solo con il coordinamento di tutti i soggetti coinvolti.
Le trappole della politica estera greca
Nonostante l’euforia provocata al Governo dall’arrivo della Chevron, la politica estera resta piena di trappole per il Paese e per Nuova Democrazia, che sta lottando per radunarsi soprattutto da destra.
La trappola più pericolosa ha a che fare con il programma di Difesa SAFE dell’Ue, in cui la Turchia sta cercando di “intrufolarsi” usando l’Italia. E mentre Fidan era a Roma, Bruxelles ha ricevuto la richiesta ufficiale per la Turchia di partecipare come Paese terzo a SAFE.
Il casus belli, la minaccia del veto e i “buchi” in SAFE
«Sia nella fase di inizio delle discussioni che nella fase finale dell’approvazione, ogni Paese ha il diritto di veto», hanno sottolineato fonti governative. «Sebbene il regolamento SAFE sia approvato da un trattato a maggioranza qualificata e quindi non avessimo il diritto di veto, abbiamo insistito e fatto in modo che qualsiasi Paese terzo possa entrare solo se prima conclude un accordo bilaterale con l’Ue e gli interessi degli Stati membri non sono pregiudicati».
Le stesse fonti hanno ricordato che la Grecia, attraverso il primo ministro e ministro degli Esteri Giorgos Gerapetritis, ha annunciato che non accetterà di includere nei programmi di difesa dell’Ue un Paese che minaccia ufficialmente di guerra uno Stato membro dell’Unione.
Si ricorda che alla fine di settembre, a margine dell’assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, Mitsotakis avrà un nuovo incontro con il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, al quale, come aveva precedentemente annunciato dal TIF, solleverà nuovamente la questione del casus belli come prerequisito per essere ammesso.
Il problema, ovviamente, è che SAFE ha delle backdoor attraverso le quali la Turchia può entrare, come aveva avvertito il ministro della Difesa, Nikos Dendias. E questo perché l’unanimità non è richiesta per l’inclusione di aziende private, come Baykar, che ovviamente è solo apparentemente privata, dato che appartiene al genero del presidente turco.
Turchia – Italia
Durante il quarto vertice intergovernativo tra Turchia e Italia a Roma, del 29 aprile 2025, il presidente Recep Tayyip Erdoğan e il primo ministro Giorgia Meloni hanno assistito alla firma di dodici accordi, rafforzando il partenariato strategico tra i due Paesi. Al centro dell’agenda c’erano la difesa, l’economia, la migrazione e la ricostruzione della Siria.
La visita di Erdoğan segna un ulteriore approfondimento della cooperazione nel settore della Difesa. A marzo, la turca Baykar ha firmato un memorandum d’intesa con l’italiana Leonardo per la produzione congiunta di droni, preceduto dall’acquisizione di Piaggio Aerospace. Allo stesso tempo, i due Paesi hanno firmato accordi in settori quali il commercio, le tecnologie spaziali, la cultura, lo sport e i servizi sociali.
Erdoğan e Meloni hanno sottolineato il raggiungimento dell’obiettivo dei 30 miliardi di euro nelle transazioni commerciali e hanno annunciato il perseguimento congiunto di un nuovo limite di 40 miliardi. «L’Italia rimane uno dei nostri partner commerciali più importanti, con legami in costante aumento nei settori della difesa e dell’innovazione», ha sostenuto Erdoğan, sottolineando l’importanza della coesione e della stabilità transatlantica nel Mediterraneo.
Importante è stata anche l’attenzione alla gestione dei flussi migratori. Meloni ha ringraziato Erdoğan per le misure congiunte che hanno ridotto i flussi migratori dalla Turchia, mentre il presidente turco ha ribadito la prosecuzione della cooperazione contro la migrazione irregolare. Inoltre, sono state discusse le iniziative per la ricostruzione della Siria.
Le tensioni con Atene e le mosse dell’Egitto
Il vertice suggella l’intenzione di Ankara e Roma di rafforzare la loro presenza strategica nel Mediterraneo e di espandere la cooperazione oltre i tradizionali quadri bilaterali, in settori critici come la difesa, l’energia e la stabilità regionale.
Atene osserva con crescente irritazione il rafforzarsi della cooperazione tra Italia e Turchia, anche sul fronte libico. In questo contesto, le esplorazioni avviate dall’Egitto nelle aree marittime al confine occidentale greco appaiono come una risposta concreta al contestato memorandum turco-libico. L’iniziativa del Cairo non solo rappresenta una sfida diretta all’intesa tra Ankara e Tripoli, ma mira anche a mettere in discussione la legittimità degli accordi per l’esplorazione di idrocarburi a sud di Creta.
Le indagini sismiche egiziane
I rilievi della nave sismica “Ramform Hyperion” sono stati effettuati dal 21 agosto in un’area di mare che Tripoli rivendica in base al memorandum turco-libico. Circa tre anni fa, il Cairo ha respinto questa richiesta con decreto presidenziale 595 dell’11 dicembre 2022, che definiva il confine marittimo occidentale dell’Egitto con la Libia, ma ora si sta muovendo anche sul campo, conducendo indagini in tutta questa Regione.
Di estrema importanza è il dettaglio riguardante l’area in cui si stanno svolgendo le indagini e comprende un plot marino che è tra quelli concessi lo scorso giugno da Tripoli alla Turkish Oil Company (TPAO).
Il contesto dei confini marittimi
I confini occidentali marittimi dell’Egitto sono definiti unilateralmente dal decreto presidenziale 595 (11 dicembre 2022) e, almeno fino ad ora, non includono appezzamenti marini per l’esplorazione e lo sfruttamento. Insomma, gli egiziani si sono spostati in un’area che non è ancora delimitata per possibili ricerche e futuri sfruttamenti.
Le indagini riguardano anche un complotto marino che è tra quelli concessi da Tripoli alla Turkish Oil Company. Le indagini sismiche hanno incluso anche la parte orientale del Blocco 4 della Libia, che è stato assegnato per le indagini dalla Libyan National Petroleum Company (NOC) alla TPAO turca il 26 giugno.
Le conseguenze geopolitiche
Come i giornali ellenici hanno più volte segnalato, questi quattro appezzamenti di terreno, assegnati al TPAO, si trovano tutti a sud della linea mediana Grecia-Libia, a causa, tra l’altro, dell’interesse mostrato per gli appezzamenti marini greci da giganti come la Chevron.
Il fatto che uno di questi complotti che Tripoli considera appartenere a lei sia ignorato dal Cairo – al fine ovviamente di salvaguardare i suoi interessi statali – è anche indicativo della vigilanza dell’Egitto in questo grande poker geopolitico che si è aperto nel Mediterraneo orientale e che tutti gli attori stanno cercando di guadagnare una posizione migliore.
La Libia finora non ha reagito, anche se si stima che potrebbe farlo nel prossimo futuro, possibilmente attraverso una lettera o una nota verbale all’Onu. Anche la Turchia non ha reagito in alcun modo per il momento, né diplomaticamente né sul terreno. E per i responsabili di Atene, questo atteggiamento è valutato anche sulla base degli esempi esistenti dell’attività di Ankara in altri casi nella Regione più ampia.
I vantaggi egiziani
Con queste indagini, la cui prima parte è iniziata a maggio e continua da agosto, l’Egitto disporrà di dati di ricerca sismica per quest’area critica, cioè manterrà un chiaro vantaggio sulla Libia in tutto questo triangolo immaginario.
È particolarmente interessante il fatto che durante i movimenti della nave da ricerca, non è
stata fatta alcuna richiesta di riservare un’area di ricerca da Alessandria (con NAVTEX) per la sicurezza dei marittimi, né è stata pubblicizzata dal coordinatore dell’area NAVAREA III o dall’agenzia statunitense competente HYDROLANT. I dettagli operativi registrano anche che il sottomarino russo Novorossiysk (B-261) stava navigando nell’area, che, probabilmente per motivi di sicurezza, si stava muovendo sopra il livello del mare durante la ricerca.
George Labrinopoulos
Foto © Limes online, Turkiye Today, Governo, Analisi Difesa, Shipmag













