Usa, ecco i nomi per il dopo Kirk: l’universo Maga in fermento

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I nomi per il dopo Kirk

L’eredità spirituale di Charlie è contesa da molti influencer, ognuno con le sue peculiarità. Il futuro del Paese passa anche da qui

Il vuoto lasciato da Charlie Kirk è complesso da colmare. Non si trattava soltanto di un attivista politico, ma una figura capace di convogliare consenso, raccogliere voti e soprattutto fare da ponte tra due generazioni: da un lato quella più anziana dei primi sostenitori di Donald Trump, dall’altro un elettorato giovanile che in lui trovava un punto di riferimento. La sua eredità politica e culturale è quindi particolarmente pesante. La profondità di questo lascito si riflette nelle reazioni immediate di chi gli è stato più vicino.

Continuità al suo pensiero e operato

In questo contesto, sua moglie Erika Kirk ha voluto sottolineare pubblicamente che la missione di Turning Point Usa non si interromperà con la scomparsa del marito. Al contrario, ha dichiarato di essere pronta a portarla avanti con determinazione, dando continuità a un progetto pensato per formare e mobilitare le nuove generazioni. «La voce di mio marito non morirà», ha affermato, aggiungendo con tono di monito, rivolgendosi ai responsabili dell’omicidio: «non avete idea di cosa avete scatenato».

Parallelamente, il vicepresidente J.D. Vance ha sorpreso molti intervenendo come speaker nelThe Charlie Kirk Show”, noto podcast tenuto proprio dal defunto attivista. Un gesto simbolico, ma anche un riconoscimento del ruolo centrale che Kirk ha avuto nella scena conservatrice americana, finanche a livello squisitamente personale fra i due, data la lunga amicizia, come indicato in sovraimpressione. Nel suo intervento, Vance ha sottolineato che «quello che è successo a Charlie Kirk non è stato un incidente casuale: qualcuno lo ha ucciso a causa delle sue opinioni politiche». Ha poi criticato la reazione di una parte della sinistra online, che a suo avviso «non è stata di disgusto o sgomento per la violenza, ma di gioia e celebrazione». Infine, un pensiero riguardo alla stabilità interna del Paese: «l’unità nazionale è impossibile con persone che celebrano la morte dei propri concittadini per le loro opinioni politiche». 

Parole, da parte di entrambi, che lasciano presagire un quadro sociale tutt’altro che roseo.

Chi coglierà l’eredità?

Se la famiglia e gli alleati più vicini hanno voluto ribadire la continuità della missione di Kirk, resta ora da chiedersi chi, al di fuori di questo nucleo ristretto, potrà raccoglierne l’eredità pubblica. Il mondo conservatore statunitense è infatti costellato di voci influenti, diverse tra loro per stile e priorità: un mosaico di personalità che avrà come obiettivo parlare a quell’elettorato che Charlie aveva saputo unire. 

Fra papabili successori figurano nomi noti dalla caratura internazionale, ma anche, seppur ancora poco conosciuti, interessanti profili under 30. Sono i figli di una generazione che merita attenzione, in quanto portatrice di istanze ed esigenze che un domani potranno tradursi in termini di consenso. Si parte da loro.

La gen Z

Brett Cooper

La giovane commentatrice conservatrice negli ultimi tempi ha guadagnato notorietà grazie alla sua capacità di parlare proprio alle nuove generazioni, con un linguaggio che mescola politica, cultura pop e valori tradizionali

Nata nel 2001 a Washington, cresciuta nel Tennessee, Brett Cooper ha studiato all’Università della California di Los Angeles (UCLA) e ha cominciato la sua carriera nel mondo dello spettacolo prima di spostarsi verso contenuti politici, dapprima con PragerU e poi con The Daily Wire. Il format The Comments Section with Brett Cooper, che ha animato dal 2022 al 2024, l’ha resa conosciuta online per le sue opinioni su identità culturale, questioni generazionali e critica al progressismo.

Nel gennaio 2025 ha lanciato il suo progetto personale, The Brett Cooper Show, su YouTube, imponendosi come voce emergente autonoma con decine di migliaia di follower già consolidati. Poco dopo, nel giugno dello stesso anno, è stata ingaggiata come contributor da Fox News, un passaggio che le apre prospettive più istituzionali mediatiche e un’audience più ampia. Il suo stile è fresco, rapido e volutamente informale: parla come una coetanea più che come un’analista, puntando molto sull’autenticità, sulle esperienze personali e sull’aspetto culturale della politica, non esclusivamente sul dibattito istituzionale. Ama parlare delle sfide vissute a UCLA, del sentirsi fuori posto nel mainstream accademico, ma anche dell’importanza di rendere il conservatorismo «normale e attraente» per chi non si riconosce nei mezzi tradizionali.

Nick Fuentes

Nickolas Joseph Fuentes, nato nel 1998 a Chicago, è un commentatore politico ultranazionalista, noto principalmente per guidare il movimento dei Groypers. La sua influenza si è sviluppata attraverso livestream e contenuti digitali che mescolano ironia, provocazione e ideologiaAmerica First”. Collegato a correnti di nazionalismo cristiano, suprematismo bianco e posizioni conservatrici radicali, ha costruito una base di seguaci giovani che lo interpreta come una voce dissidente rispetto al conservatorismo mainstream. 

Si è spesso posizionato in contrapposizione a figure più centrali, come lo stesso Charlie Kirk, criticandolo su temi quali immigrazione, politiche razziali, supporto a Israele e limiti dell’identità religiosa-politica. 

Fuentes adotta un registro incalzante e provocatorio, fortemente memetico, con dirette lunghe, ritmo serrato, ironia corrosiva e frequenti riferimenti alla cultura internet. Lavora molto sull’interazione live, tramite chat e callandresponse, per creare coesione di community, da qui le scelte di piattaforme idonee a massimizzare immediatezza e appartenenza. Abile catalizzatore di attenzione, ha fatto della trasgressione retorica il suo cavallo di battaglia: tra gli episodi che lo riguardano, emblematica la riscrittura dello slogan woke, simbolo della lotta femminista a favore dell’aborto “My body, my choice”, in  “Your body, my choice. Forever”, ottenendo milioni di visualizzazioni.

Negli ultimi tempi ha mostrato segni di allontanamento o critica verso Donald Trump, accusando la campagna del 2024 di essere gestita da quegli stessi consulenti, lobbisti e donatori che, secondo lui, avevano tradito il movimento del 2016. 

L’uomo del momento

Joe Rogan

Sulla rampa di lancio, il re del podcasting Usa. Comico stand-up da oltre trent’anni, Rogan ha firmato numerosi special (l’ultimo, Burn the Boats, su Netflix nell’agosto 2024) ed è l’host di The Joe Rogan Experience, fra i più seguiti al Mondo. Deve la sua notorietà in quanto storico commentatore tecnico della UFC dal 2002, con un passato da campione di taekwondo; in precedenza ha condotto Fear Factor, recitato in NewsRadio e partecipato a film come Zookeeper e Here Comes the Boom. Attualmente alterna i tour al suo club di Austin, il Comedy Mothership. Profilo marziale molto apprezzato dal mondo conservatore.

Rogan privilegia conversazioni lunghe, informali e curiose, concede ampio spazio agli ospiti e adotta un tono da “chiacchierata al bar” più che da talk televisivo. Mescola umorismo, domande dirette e interesse genuino per scienza, sport, cultura pop e politica, puntando sulla spontaneità e su un ritmo disteso che facilita sfumature e storytelling personale; lo stesso approccio, viscerale ma informato, caratterizza anche la sua telecronaca MMA. È tra i pochi autori a dominare più piattaforme: The Joe Rogan Experience risulta stabilmente il podcast n. 1 negli Stati Uniti ed è comparso al primo posto anche nella nuova classifica podcast di YouTube fra 5-11 maggio 2025. 

Volti noti

Tucker Carlson

Tra i possibili eredi dell’eredità lasciata da Charlie Kirk, un nome che emerge con forza è quello di Tucker Carlson. Giornalista e volto televisivo di lunga data, ha saputo trasformare i suoi programmi in piattaforme capaci di influenzare milioni di spettatori, fino a fare del suo Tucker Carlson Tonight uno degli show più seguiti negli Stati Uniti. La sua forza comunicativa risiede nella capacità di tradurre in un linguaggio diretto e accessibile temi complessi, dall’immigrazione alla critica delle élite, toccando corde emotive che parlano tanto al conservatorismo tradizionale quanto alle nuove generazioni.

Nonostante la fine del rapporto con Fox News, Carlson ha saputo reinventarsi su nuove piattaforme, mantenendo un seguito fedele e consolidando la propria immagine di outsider rispetto ai media mainstream. Le sue posizioni, hanno alimentato un dibattito acceso soprattutto su questioni identitarie e geopolitiche, come dimostrato dall’intervista a Vladimir Putin che ha sollevato non poche reazioni a livello internazionale. Proprio in questa capacità di attirare l’attenzione, di dividere ma al tempo stesso di catalizzare consenso, risiede uno dei motivi per cui Carlson viene considerato tra i possibili punti di riferimento del futuro conservatore.

Ben Shapiro

Divenuto celebre per il suo stile dialettico rapido e pungente, Shapiro ha fatto del motto “facts don’t care about your feelings” (letteralmente, “ai fatti non importa dei tuoi sentimenti”) una sorta di manifesto generazionale. La sua capacità di argomentare in modo serrato lo ha reso una colonna per il pubblico giovane, che lo segue numeroso attraverso il podcastThe Ben Shapiro Show” e le produzioni del network da lui co-fondato, The Daily Wire.

Ben Shapiro ha saputo costruire una propria piattaforma autonoma che oggi è tra le più influenti della destra americana. Pur riconoscendosi nella traiettoria del trumpismo, non ha esitato a marcare le proprie distanze su alcuni temi economici e di politica estera, segnalando così un’indipendenza critica che lo distingue da altri commentatori. Questa combinazione di fedeltà ai valori conservatori e volontà di mantenere una propria voce autonoma lo pone in una posizione particolare nel mosaico post-Kirk.

Candace Owens

Una delle voci più note del conservatorismo americano contemporaneo. Dopo l’esperienza come direttrice della comunicazione di Turning Point Usa, si è affermata come commentatrice e influencer con un vasto seguito tra i giovani, grazie a un linguaggio diretto e a una narrativa incentrata su responsabilità individuale, critica al politicamente corretto e opposizione alle identità vittimistiche.

Il suo stile si caratterizza per la contrapposizione netta: Owens non ha esitato a denunciare ciò che considera vittimismi identitari, l’eccesso del politicamente corretto, la dipendenza dal welfare come fattore di soggezione, o l’influenza culturale progressista su temi come genere, inflazione normativa e libertà di espressione. Ha saputo parlare anche a un pubblico che sente di non essere ascoltato, offrendo discorsi di empowerment personale, responsabilità individuale e rifiuto della narrativa dominante.

Jordan Peterson

Psicologo clinico e autore canadese, è diventato una figura di riferimento internazionale per il suo approccio che unisce psicologia, religione e cultura. La sua notorietà è esplosa dopo l’opposizione al Bill C-16 in Canada, che a suo avviso rischiava di imporre per legge l’uso di pronomi di genere neutro: una battaglia che lo ha reso simbolo della difesa della libertà di parola. I suoi libri, tra cui “12 Rules for Life”, hanno venduto milioni di copie e alimentato un seguito globale, soprattutto tra i giovani.

Pur non essendo un attivista politico come Charlie Kirk, Jordan Peterson condivide con lui l’attenzione ai temi dell’educazione, della responsabilità individuale e della critica al progressismo culturale. La sua influenza è più filosofica e accademica che militante, ma proprio per questo rappresenta una voce autorevole nel panorama conservatore, capace di attrarre un pubblico trasversale pur restando figura talvolta divisiva.

Steven Crowder

Fra i più conosciuti della comunicazione conservatrice grazie al suo stile satirico e provocatorio. Ex comico e attore, ha trovato la sua consacrazione come conduttore di Louder with Crowder, un talk show che mescola commento politico, sketch umoristici e dibattiti con studenti e attivisti, diventato virale con il formatChange My Mind”. Proprio questa formula, a metà tra intrattenimento e confronto ideologico, gli ha garantito una forte presa sul pubblico giovane e un’enorme diffusione online.

Le sue posizioni si collocano nell’alveo del conservatorismo sociale tradizionale: opposizione all’aborto, difesa del diritto alle armi, critica al politicamente corretto e alla cultura progressista. Crowder rappresenta un modello diverso: meno organizzatore politico e più intrattenitore capace di orientare il discorso pubblico. La sua forza sta nella capacità di rendere accessibile il messaggio conservatore attraverso l’umorismo.

Alex Jones

Diventato celebre come una voce estrema del conservatorismo statunitense, un personaggio influente, capace di creare narrative fuori dal coro e di attirare l’attenzione delle piattaforme mediatiche. Fondatore di InfoWars nel 1999, ha trasmesso per anni opinioni e teorie, facendo leva su paure diffuse: la sfiducia verso il Governo, le élite politiche, i media tradizionali e verso ciò che percepisce come manipolazione dell’informazione. 

La sua influenza è cresciuta nonostante numerose piattaforme lo abbiano isolato. Facebook, YouTube, Apple e altre piattaforme hanno rimosso i suoi contenuti o limitato la visibilità del suo sito e dei suoi podcast, citando violazioni delle politiche relative a disinformazione, contenuti falsi o violazioni della verità verificabile.  Alcuni però lo difendono come esempio diantisistema” che mette in discussione la versione ufficiale dei fatti, sostenendo che la sua espulsione dai canali mediatici tradizionali rappresenti una forma di censura.  La sua linea retorica fa ampio uso della diffidenza verso istituzioni pubbliche, della narrativa dell’idea che la verità venga nascosta, e dell’allarme verso presunte minacce globali contro le libertà individuali. Rispetto a Charlie Kirk, occupa una posizione decisamente più radicale nel panorama conservatore.

Tim Pool

Podcaster e commentatore politico. Si è fatto conoscere per il suo stile critico verso i media tradizionali e per l’attenzione ai temi della libertà di parola e della polarizzazione culturale. Con i suoi programmi, come Timcast IRL, ha costruito una solida presenza digitale, raggiungendo soprattutto un pubblico giovane attratto dal suo approccio indipendente. Nel panorama post-Kirk, Tim Pool si distingue per la capacità di intercettare un pubblico giovane attraverso podcast e social media, unita alla propensione a mettere in discussione il mainstream. Tuttavia, la sua minore integrazione nelle dinamiche istituzionali della politica lo rende probabilmente meno adatto, rispetto ad altri, a costruire un consenso ampio e duraturo in termini di leadership pubblica.

Eredità contesa

L’eredità di Charlie Kirk difficilmente confluirà in un unico successore: a contendersela è una costellazione di voci che presidiano spazi diversi del conservatorismo mediatico. Non una corona unica, ma un portafoglio di ruoli: c’è chi recluta i giovani, chi domina il prime time, chi produce idee e chi traduce la politica in racconto pop. La misura del nuovo lascito sarà la capacità di convertire l’attenzione in organizzazione, mantenendo tono inclusivo e coerenza di messaggio.

Chiunque aspiri a raccoglierla dovrà muoversi in un Paese polarizzato, privo di un’arena informativa comune e di un lessico condiviso, dove l’agenda passa sempre più dalle piattaforme e dagli attori extraparlamentari. La sfida non è solo crescere l’audience, ma ricucire: costruire ponti tra bolle informative e trasformare l’engagement digitale in partecipazione responsabile. Senza questo sforzo, ogni “erede” resterà forte nella propria nicchia e debole nella missione di unire.

Alessandro Bonifazi

Foto © The Daily Gazzette, The New York Times, Encyclopedia.pub, Boston University, CNN, WNYC Studios, Independent Institute, Image resizer, Al Jazeera, Chicago Sun-Times

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