Il rapporto nazionale sui rischi climatici avverte: senza azioni immediate l’Australia affronterà più morti, danni economici e ecosistemi al collasso
Il cambiamento climatico che da tempo sta devastando il Pianeta è sotto gli occhi di tutti. Nessun Paese potrà sfuggire alle conseguenze se non si interverrà con decisione, e l’Australia non fa eccezione.
Nel 2022 il primo Governo di Anthony Albanese promise di ridurre le emissioni di gas serra del 43% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2005, impegno scritto nella legge sul cambiamento climatico (Climate Change Act 2022). Le emissioni stanno scendendo, ma non abbastanza velocemente: la Climate Change Authority, ente indipendente che analizza e consiglia su queste tematiche, ha rilevato che nel 2023-24 la riduzione è stata di circa 3 milioni di tonnellate, una quantità minima rispetto a quanto servirebbe ogni anno per restare in linea con gli obiettivi.
Rischi climatici
Secondo ABC News, la principale emittente pubblica australiana, un milione e mezzo di cittadini rischia di essere colpito dall’innalzamento del livello del mare entro il 2050, a meno che non si intervenga subito. È quanto emerge dalla prima valutazione nazionale dei rischi climatici (Australia’s National Climate Risk Assessment), pubblicata dal Governo.
Il ministro federale del Clima e dell’Energia, Chris Bowen, ha spiegato che, con un aumento della temperatura di 1,5 gradi, il mare salirebbe di 0,14 metri; con 3 gradi, arriverebbe a 0,54 metri. Il Queensland ospita 18 delle 20 aree più esposte. Il rapporto prevede che già entro il 2030 circa 597.000 persone vivranno in zone minacciate dall’innalzamento del mare, con rischi enormi non solo sul piano ambientale e politico, ma anche economico e finanziario.
Il Climate Council, organizzazione Ong indipendente australiana impegnata nella comunicazione scientifica, ha avvertito che lo status quo non è più sostenibile. La presidente Amanda McKenzie ha descritto la situazione come l’inizio di un “film dell’orrore senza fine”, ma ha ribadito che si può ancora agire con decisione per ridurre l’inquinamento.
Gli impatti si faranno sentire anche a livello locale
Il Nord dell’Australia (Northern Territory, Nord del Queensland e del Western Australia) sarà particolarmente vulnerabile, con gravi rischi per la salute, le infrastrutture e molte specie naturali. Ma gli effetti non riguarderanno solo queste aree: a Sydney le morti causate dalle ondate di calore potrebbero crescere del 400% con un riscaldamento di 3 gradi, e raddoppiare anche con soli 1,5 gradi. A Melbourne, nello scenario dei 3 gradi, i decessi aumenterebbero del 259%, mentre con 1,5 gradi del 60%.
A livello nazionale, entro il 2050 i costi per la ricostruzione dopo i disastri potrebbero superare i 40 miliardi di dollari all’anno, mentre il valore delle case rischia di diminuire di 611 miliardi. Sono inoltre previsti seri problemi di sicurezza idrica a causa della riduzione delle piogge.
La natura non sarà risparmiata: dal 40 al 70% delle specie dovrà spostarsi, adattarsi o rischiare l’estinzione nello scenario dei 3 gradi. Le foreste di eucalipto sarebbero gravemente minacciate, la Grande Barriera Corallina continuerebbe a imbiancarsi e interi ecosistemi, come le foreste pluviali di Gondwana situate tra Queensland e New South Wales, potrebbero non sopravvivere.
Nuovo obiettivo
Il documento è stato pubblicato a pochi giorni dall’annuncio del nuovo obiettivo di riduzione delle emissioni al 2035, che il Governo presenterà all’Onu. Bowen ha commentato:
«Molti australiani troveranno questo rapporto sconvolgente. Dobbiamo essere realistici sulle minacce ma anche ottimisti sul futuro. Quello che è certo è che tutto il Paese ha molto da perdere: il costo del non far nulla sarà sempre più alto del costo dell’azione».
La Climate Change Authority avverte che, con gli attuali impegni internazionali, il Mondo si avvia verso un aumento di circa 2,9°C. Anche con una riduzione immediata delle emissioni, gli effetti del cambiamento climatico continueranno comunque a farsi sentire sull’Australia. Particolare attenzione è stata posta anche alla vita marina: nell’Oceano Pacifico Meridionale non c’è spazio per gli animali per spostarsi, quindi dovranno adattarsi o scomparire.
Accanto al rapporto, il Governo ha pubblicato un piano di adattamento che prevede misure concrete: sostenibilità delle assicurazioni nelle zone a rischio, inserimento della resilienza climatica nel Codice nazionale delle costruzioni, servizi adeguati per persone con disabilità e malattie croniche. Entro il 2026 verrà definita un’agenda nazionale di azioni con la collaborazione degli Stati.
Agire
Infine, le popolazioni aborigene sono tra le più vulnerabili. Nel Kimberley, zona del nord del Western Australia, ad esempio, gli aborigeni raccontano che piante e animali non seguono più i ritmi naturali di un tempo, i fiumi si prosciugano e i cicloni aumentano. Comunità Aborigene come quella di Djarindjin stanno sviluppando piani autonomi per adattarsi, con iniziative locali come l’installazione di lampioni solari e la creazione di spazi verdi.
Come ha sostenuto Nathan McIvor, direttore della Djarindjin Aboriginal Corporation, organizzazione che tutela una delle comunità aborigene del Kimberley: «ogni quattro anni il Governo cambia e non può pianificare davvero per il futuro. Noi dobbiamo camminare con le nostre gambe e prenderci cura della comunità. Speriamo che questo messaggio si diffonda in tutta l’Australia».
L’ Australia’s National Climate Risk Assessment non lascia dubbi: senza azioni forti e immediate, l’Australia andrà incontro a più morti per il caldo, case sempre più inondabili e inassicurabili, crisi economiche da miliardi di dollari, ecosistemi in collasso e intere comunità , soprattutto quelle indigene, esposte a rischi enormi. La scelta è semplice: agire adesso, o pagare un prezzo altissimo in vite umane, natura e futuro del Paese.
Giovanni Maria Pontieri
Foto © Science.org.au, MDPI, Climatechange.environment.nsw.gov.au, Xinhua













