Riflessioni sulle parole di Zakharova, è sempre geopolitica

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Il commento sulla Torre ci spinge a osservare i dati sull’interscambio fra Italia e Russia. E se fosse una richiesta, anziché un attacco?

Il crollo della Torre dei Conti ai Fori Imperiali diventa un caso diplomatico. Mentre Roma si interroga sulle cause del cedimento strutturale, Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli Esteri russo, commenta così l’incidente: «finché il Governo italiano continuerà a spendere inutilmente i soldi dei suoi contribuenti l’Italia crollerà tutta, dall’economia alle torri». Immediata la reazione del Governo italiano attraverso la Farnesina che risponde definendo le parole usate come «una caduta nell’abisso della volgarità» e convocando d’urgenza l’ambasciatore russo.

L’intervento della Zakharova è preciso, mirato. Un inedito che pone l’accento sul tema economico, da cui sorge una domanda profonda: quanto erano solidi i rapporti economici tra Italia e Russia prima dell’Operazione militare speciale in Ucraina? E cosa si è interrotto dal 2022 in poi?

L’interscambio pre febbraio 2022

Fino alla vigilia dell’Operazione, l’Italia manteneva con la Russia un interscambio commerciale da oltre 25 miliardi annui di Euro. Secondo i dati del Rapporto Ice 2022, nel 2021 le esportazioni italiane verso Mosca ammontavano a 7,7 miliardi, mentre le importazioni raggiungevano 17,6 miliardi. La Federazione russa era l’undicesimo partner commerciale dell’Italia, con un peso pari al 3,7% del totale del commercio estero nazionale. L’Italia rappresentava a sua volta circa il 12% delle esportazioni europee verso la Russia e il 10% delle importazioni complessive dell’Ue dal mercato russo. Numeri che descrivono una relazione strategica, fondata su tre pilastri:

  1. energia;
  2. meccanica;
  3. beni di consumo, ad alto valore aggiunto.

Nel 2021 la Russia forniva all’Italia circa il 43% del gas naturale e il 20% del petrolio greggio importato nel Paese. Si trattava della prima fonte di approvvigionamento energetico per la seconda manifattura d’Europa, seguita da Algeria e Azerbaigian. Il gas russo arrivava attraverso i gasdotti TAG (Trans Austria Gas Pipeline) e Yamal-Europe, alimentando centrali elettriche e industrie energivore.

Il Rapporto MITR 62 evidenzia come, nei primi mesi del 2022, le importazioni italiane dalla Russia abbiano continuato a crescere per effetto dell’impennata dei prezzi energetici. A marzo di quell’anno, l’Italia importava il 161% in più di gas rispetto allo stesso mese del 2021, raggiungendo il picco in luglio (+98,8%). Solo da agosto-settembre 2022 si registra un calo significativo, culminato a ottobre con un -44% rispetto all’anno precedente.

Gas e meccanica di precisione

La successiva diversificazione delle fonti, grazie ad accordi bilaterali con Algeria, Norvegia e Stati uniti, ha ridotto la dipendenza russa. Tuttavia, il legame non si è dissolto. La quota del gas proveniente da Mosca è scesa al 25% nei primi nove mesi del 2022, mentre quella di Algeri e Baku è aumentata. Sul versante petrolifero, però, la Russia ha rafforzato temporaneamente la propria posizione, diventando il secondo fornitore dell’Italia grazie a un incremento tendenziale del +157% dei volumi importati.

Se il gas era il cuore delle importazioni, la meccanica di precisione era la punta di diamante dell’ expo italiano. Nel 2021 il Belpaese vendeva in Russia principalmente:

  • macchinari industriali e apparecchiature meccaniche (oltre il 4% dell’export totale verso Mosca);
  • prodotti della moda e del lusso con una quota vicina al 9%;
  • articoli chimici e farmaceutici in crescita del 15% su base annua;
  • componenti metallici di precisione tipici del distretto lombardo-veneto.

Il livello regionale

Spostando il focus dal piano nazionale, le Regioni settentrionali coprivano oltre il 60% del flusso totale: Lombardia (28%), Emilia–Romagna (19,8%) e Veneto (17%) erano i motori dell’interscambio, seguite da Piemonte e Toscana.

Un caso emblematico è quello delle Marche, sesta Regione italiana per export verso la Russia con 307 milioni di Euro nel 2021. Qui il settore calzaturiero, con marchi storici e distretti manifatturieri di qualità, valeva quasi 90 milioni di export, mentre la meccanica e l’elettronica industriale raggiungevano insieme circa 50 milioni. Dulcis in fundo: l’arredamento e il mobile marchigiano trovavano in Russia un mercato stabile e redditizio.

In generale, Mosca era considerata un mercato di specializzazione per il Made in Italy tecnico e di design. L’interesse russo per le tecnologie italiane, come nel campo della lavorazione dei metalli e dei materiali, costituiva una componente strutturale delle relazioni industriali.

Le sanzioni

Col passare del tempo, il Consiglio dell’Unione europea ha approvato pacchetti di sanzioni che hanno inciso profondamente sull’economia reale. Le restrizioni hanno colpito i comparti più innovativi dell’industria russa: elettronica, aerospazio, componentistica meccanica e beni di lusso. L’impatto per l’Italia è stato immediato: -50% delle esportazioni verso la Russia già a marzo 2022, seguito da un progressivo assestamento intorno a -30% nei mesi successivi. Quale effetto? Molte aziende italiane hanno sospeso temporaneamente le attività, mentre altre hanno riorientato le vendite verso i mercati balcanici, mediorientali e caucasici, dove la domanda russa si è in parte riversata.

Un po’ di geo-economia

Il Governo italiano ha accelerato la strategia di diversificazione energetica. L’accordo firmato con l’Algeria nel luglio 2022, che prevedeva 4 miliardi di metri cubi aggiuntivi di gas naturale, ha sancito l’inizio di una nuova fase geopolitica mediterranea, con l’obiettivo di ridurre la vulnerabilità strutturale dell’Italia sul piano energetico. Tuttavia, la riconversione logistica dello stivale ha inciso pesantemente sulla competitività di molte imprese manifatturiere.

Dati alla mano, l’interscambio italo-russo rifletteva un equilibrio pragmatico, basato su interessi reciproci, nonché marginalizzando il tema dell’affinità politica. Per Roma, Mosca rappresentava un fornitore essenziale di energia e materie prime; per la Russia, l’Italia era un interlocutore tecnologico, culturale e industriale di fiducia all’interno dell’Ue. Nel 2021 oltre 500 imprese italiane operavano in Russia, con investimenti diretti e joint venture nei settori impiantistico, farmaceutico, agroalimentare e moda. Circa 400 aziende russe, d’altro canto, avevano sede o partnership operative in Italia, in partcolar modo nel comparto metallurgico e dell’energia.

Quale futuro?

Eppure, al di là dello scontro verbale e delle accuse incrociate, non si può ignorare che i legami tra le due Nazioni, pur incrinati, affondano in una storia di collaborazione economica, diplomatica e culturale che ha resistito per decenni.

Guardando al domani, quando la geopolitica lo consentirà, l’Italia potrebbe tornare a essere un ponte tra l’Europa e la Russia, un ruolo che ha già saputo interpretare in passato con intelligenza e pragmatismo. Dall’amicizia personale tra Silvio Berlusconi e Vladimir Putin, che vide il suo apice nel vertice Nato-Russia di Pratica di Mare nel 2002, fino ai grandi accordi energetici del decennio successivo. Roma ha spesso saputo coniugare la fedeltà al campo occidentale con una disponibilità al dialogo con Mosca. Quella tradizione di apertura potrebbe tornare utile in una fase futura di ricostruzione, quando il tempo avrà smussato le diffidenze e l’interesse reciproco tornerà a prevalere sulla retorica dello scontro.

Del resto, l’Italia conserva un tessuto produttivo con forti legami tecnologici, commerciali e culturali con il mondo russo. Le imprese ricordano le opportunità di quel mercato; i consumatori russi la qualità e lo stile del Made in Italy. E anche quando le torri crollano, le fondamenta economiche rimangono, silenziose ma persistenti. È lì che, forse, si potrà un giorno ricostruire.

E allora, di fronte alle parole taglienti di Maria Zakharova, ci si può chiedere: sono solo provocazioni, o celano anche un’eco lontana di amicizia? Una nostalgia malcelata per un interlocutore che, nei momenti chiave della storia europea recente, ha saputo ascoltare, mediare, costruire. Forse dietro l’ironia, dietro l’affondo diplomatico, c’è anche il riflesso di un vuoto. E il bisogno, inconfessato ma reale, di riallacciare, un domani, quel filo interrotto.

 

Alessandro Bonifazi

Foto © ByoBlu, Atlantic Council

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