Cappellani militari tra storia e custodi della speranza

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Cappellani militari

Un secolo di presenza costante al servizio di uomini e donne in divisa

L’esigenza di provvedere all’assistenza spirituale dei militari ha origini antichissime, sembra sin dai tempi di Costantino. Nel periodo carolingio (VIII-IX sec. d.C.) era nota la presenza di un corpo di sacerdoti e diaconi a seguito dell’Esercito, con un capo detto cappellano maggiore o vicario castrense. Tale organizzazione divenne indipendente dai vescovi locali, in Spagna nel 1571, in Austria dal 1720 ed in Piemonte nel 1733.​

Presenza negli Stati preunitari

Per sopperire alle esigenze spirituali dei militari, tutti gli Stati avevano un cappellano militare appartenente alla organizzazione castrense. Nel Lombardo-Veneto, prima delle guerre del Risorgimento vigeva l’Ordinamento austriaco, nel 1803 la Repubblica italiana napoleonica ripristinò i cappellani nell’esercito. Nel Ducato di Parma e Piacenza dal 1816 il reggimento di linea aveva un Cappellano tenente. 1839 nel Granducato di Toscana vi erano tre cappellani, nello Stato della Chiesa l’ufficio di cappellano maggiore fu istituito da Pio IX nel 1850. Nel Regno delle Due Sicilie, fino al 1861 era il re a nominare i cappellani e il cappellano maggiore aveva giurisdizione episcopale.​

Unità d’Italia e primi anni

Con l’Unità d’Italia, il ruolo dei cappellani militari fu introdotto nelle neonate Forze Armate del Regno. Nel 1865 l’organico del clero castrense ammontava a 189 cappellani. Dopo la presa di Roma, vi fu una progressiva eliminazione sino alla sparizione nel 1878.​
Nella guerra di Eritrea, del 1896, i nostri caduti di Adua e Adigrat ebbero i conforti religiosi dai missionari cappuccini italiani, così fu anche in Libia nel 1911 quando i soldati furono assistiti dai cappuccini reclutati dalla Croce rossa.​

Reintroduzione da Cadorna

All’inizio della Prima guerra mondiale si avverte la necessità dei cappellani. Fu il generale Luigi Cadorna, convinto cattolico, amico di ecclesiastici piemontesi a far comprendere al Governo che il sacerdote tra i soldati era un elemento di conforto non solo per i malati, i feriti e i moribondi ma per tutti coloro che erano nelle trincee. Con una circolare del marzo 1915 Cadorna ristabilì la figura del cappellano che furono assegnati ai vari reparti dai comandi militari. Ne furono arruolati ben diecimila preti–soldato. Il 1 giugno 1915 Benedetto XV nominò primo “vescovo di campo” mons. Angelo Bartolomasi torinese di Pianezza e vescovo di Richelmy.

Nella Prima guerra mondiale il contributo dei cappellani fu rivolto in primis ai feriti, alla assistenza delle truppe ma anche alle popolazioni civili e ai prigionieri. 110 seguirono i propri reparti nei campi di prigionia e 93 morirono con i soldati. Quasi tutti condivisero le assurdità della guerra, le disperate condizioni di vita, la tragedia della vita quotidiana in trincea. Si coprono di polvere ma anche di pidocchi e di pulci, al freddo intenso delle montagne e alla pioggia e provarono, anche loro con i soldati e con dedizione e altruismo, quanto la guerra fosse una “inutile strage” come la definì Benedetto XV. Conferite ai preti-soldato 546 decorazioni, 3 medaglie d’oro, 137 d’argento, 295 di bronzo, 95 croci al valore militare, 12 decorazioni civili e 4 decorazioni estere.​

Crisi dell’8 Settembre e resistenza

Con l’armistizio dell’8 settembre 1943, una parte dei cappellani aderì alla Repubblica sociale italiana e svolse l’assistenza sia ai nostri soldati che ai tedeschi, altri scelsero la via della resistenza. Taluni si accompagnarono alle formazioni partigiane anche all’estero, in Grecia a Cefalonia, fino all’estremo sacrificio. Figure emblematiche furono don Giuseppe Morosini e don Ettore Accorsi, nonché Carlo Gnocchi che hanno incarnato la scelta di resistenza morale e spirituale al fascismo e al nazismo.​

Cappellani celebri

Don Angelo Giuseppe Roncalli, poi divenuto Papa Giovanni XXIII dal 28 marzo 1916 al 10 dicembre 1918 è stato cappellano militare di Bergamo. Organizzò la “Messa del soldato” e coordinò l’assistenza morale.

Don Primo Mazzolari del quale è in corso la causa di beatificazione che in un suo discorso affermò: «Ci siamo fatti tanto male durante la guerra, ci siano odiati, straziati, uccisi, torturati per quattro anni senza tregua, senza cuore, ora che è chiusa la guerra dobbiamo sottrarre fuori da noi l’odio e smobilitare l’animo. La guerra non risolve i problemi».

Don Carlo Gnocchi (1902-1956) cappellano degli Alpini nella seconda guerra mondiale operò in Russia. Croce al merito di guerra. È noto per le sue opere a favore dei mutilatini.​

Cento Anni dell’Ordinariato Militare – 1926 – 2026

Cappellani militariLo Stato italiano ha riconosciuto l’Ordinariato Militare l’11 marzo del 1926. Del ruolo dei cappellani militari che affiancano le nostre truppe, ne ha parlato l’ordinario militare arcivescovo mons. Gianfranco Saba in Sala stampa vaticana. Il motto scelto per l’anniversario è: “Inter arma Caritas”.

Richiama la missione di assistenza spirituale che è svolta dall’Ordinariato. Prendendo la parola, l’arcivescovo Saba – come ordinario militare è equiparato al grado di generale di Corpo d’Armata – ha affermato: «L’esigenza pastorale è quella di promuovere la salus animarum, di evangelizzare e di non far mai venir meno la prossimità della Chiesa. Recentemente Papa Leone rivolgendosi all’Ordinariato della Polonia, ha indicato la missione dei cappellani, quella di annunciare il Vangelo e formare le coscienze. Un compito arduo… Il militare non può infatti essere associato alla guerra. Questa è sempre l’estrema ratio come l’ultima possibilità. I militari sono uomini e donne preparati a favorire la stabilità, la giustizia, la sicurezza, la libertà, valori inalienabili della persona umana. Il dramma del nostro tempo è la frattura tra Vangelo e cultura».

Erano presenti alla conferenza stampa anche mons Sergio Siddi vicario generale militare, mons Nino Romano segretario generale della Commissione centenario dell’Ordinariato Militare, don Giuseppe Maria Balducci incaricato per le comunicazioni sociali per l’Italia, il generale di Corpo d’Armata Giovanni Maria Iannucci comandante operativo di vertice interforze il quale ha rivelato nel suo intervento, che 9 cappellani sono dislocati in questo momenti in vari Paesi del Mondo al seguito di contingenti italiani, che vigilano in quei territori per il ristabilimento della pace.

Settimana di Celebrazioni a Roma

Si apre martedì 3 marzo alle ore 10 con la santa messa presso la Basilica di San Paolo fuori le mura, presieduta dal segretario di Stato vaticano cardinale Pietro Parolin, alle ore 18 una veglia di preghiera per la pace – in questo momento funestata dalla guerra tra Iran, Stati Uniti ed Israele che sta coinvolgendo i Paesi del Golfo.

Mercoledì 4 marzo alle 9 la deposizione di una corona al Milite Ignoto, da parte dell’ordinario militare e dei cappellani e alle 12 la messa nella Basilica di Santa Maria Maggiore, presieduta dal cardinale Matteo Maria Zuppi arcivescovo di Bologna e presidente della Cei.

Giovedì 5 marzo incontro con il presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella e nel pomeriggio alle 17 la santa messa in San Giovanni in Laterano, officiata dal cardinale Reina.

Venerdì 6 Marzo alle 15 visita alle catacombe di San Sebastiano e alle 17 presso la Basilica di S. Sebastiano fuori le Mura la Messa officiata dal cardinale You Heung-sik.

Sabato 7 marzo alle ore 11,30 udienza speciale di Sua Santità Leone XIV in Sala Clementina, mentre nel pomeriggio alle 17 è prevista la messa per la riapertura della chiesa di Santa Caterina da Siena a Magnanapoli, presieduta dall’ordinario militare.

Infine domenica 8 marzo alle ore 11 la santa messa presso la Basilica di Santa Maria in Ara Coeli, presieduta dall’ordinario militare che sarà trasmessa da RaiUno.

 

Giancarlo Cocco

Foto © SettimanaNews, Articolo21

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