Una riforma necessaria tra Italia ed Europa

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Riforma Italia Europa

Un’analisi del libro di Carlo Nordio e delle sue proposte per una nuova giustizia, tra separazione delle carriere, Csm riformato e prospettiva europea

Il recente libro del ministro della Giustizia Carlo Nordio,“Una nuova giustizia”, edito da Angelo Guerini e Associati, si inserisce con lucidità e coraggio in uno dei nodi più delicati della democrazia italiana: il funzionamento del sistema giudiziario e il rapporto tra giustizia, politica e cittadini. Un tema che non è solo interno, ma profondamente europeo, perché incide sulla credibilità dello Stato di diritto e sulla fiducia reciproca tra gli Stati membri dell’Unione.

Nordio, sulla base della sua lunga esperienza da magistrato e pm, prima che di ministro della Giustizia, riprende e sviluppa riflessioni maturate in oltre trent’anni di dibattito, sottolineando come molte delle criticità attuali affondino le radici nella riforma del codice di procedura penale del 1989 – che porta il nome di un partigiano della Resistenza, il suo predecessore a via Arenula Giuliano Vassalli – e nelle sue successive stratificazioni. Come emerge chiaramente già nella premessa del volume, il sistema italiano vive una contraddizione strutturale: un modello formalmente accusatorio che convive con elementi tipici della tradizione inquisitoria, generando incoerenze e distorsioni.

Commistione di funzioni e giudice terzo

Tra i punti più rilevanti del libro vi è la denuncia della commistione tra funzioni Riforma Italia Europarequirenti e giudicanti, che deriva dall’unità delle carriere tra pubblici ministeri e giudici. Una peculiarità tutta italiana che, come osserva Nordio, appare difficilmente conciliabile con il principio del giudice terzo e imparziale proprio dei sistemi liberali. Non si tratta di una questione corporativa, ma di un problema di percezione e sostanza della giustizia: la fiducia del cittadino nello Stato passa anche dalla chiarezza dei ruoli e dall’equilibrio tra accusa e difesa.

Le proposte avanzate – separazione delle carriere, riforma del Consiglio superiore della magistratura, introduzione del sorteggio e creazione di un’Alta Corte disciplinare – si collocano dunque in un’ottica di riequilibrio del sistema. Non sono soluzioni semplici né prive di criticità, ma rappresentano un tentativo organico di affrontare anomalie ormai evidenti anche all’opinione pubblica.

Una testimonianza personale

A queste considerazioni desidero aggiungere una testimonianza personale, che credo significativa. Circa trent’anni fa ho avuto modo di conoscere Carlo Nordio, allora pubblico ministero a Venezia, durante un incontro investigativo a Bruxelles. Dove io ero dirigente del servizio antifrode europeo: l’Olaf. Era un’epoca molto diversa da quella attuale. Sostenere alcune delle posizioni che oggi ritroviamo nel suo libro significava esporsi a ritorsioni non da poco: isolamento e rischi, non solo professionali, non indifferenti.​

Eppure, già allora, Nordio sosteneva con chiarezza, coerenza e serenità le stesse tesi: la necessità di separare le carriere, l’importanza di un giudice realmente terzo, i limiti di un sistema segnato da ambiguità strutturali. Posizioni che, all’epoca, venivano considerate “eretiche” nel dibattito pubblico nazionale.​

Questo dato, per chi come me ha potuto ascoltarlo direttamente molti anni fa, ha un valore non secondario: dimostra che le sue idee non sono frutto di convenienze contingenti o di ruoli politici assunti successivamente, ma il risultato di una riflessione lunga, coerente e, per certi aspetti, anche coraggiosa. Non gli si può dunque imputare incoerenza, ma semmai una notevole continuità di pensiero.

Italia, giustizia e percezione europea

Queste riflessioni si inseriscono pienamente in una dimensione europea. Nel mio libro “Io, l’Italia e l’Europa. Pensieri in libertà di un patriota italiano–europeo“, ho cercato di spiegare come la percezione dell’Italia all’estero sia ancora condizionata da stereotipi legati a inefficienze, corruzione e disfunzioni istituzionali, tra cui la lentezza e l’incertezza della giustizia. È un tema che ho potuto osservare direttamente nei miei anni di lavoro presso le istituzioni europee, dove la credibilità di un Paese passa anche dalla solidità del suo sistema giudiziario.

L’Italia, tuttavia, non è solo il Paese delle criticità. È anche quello che, più di altri, si è dotato di strumenti avanzati di contrasto alla criminalità e alla corruzione. Questa apparente contraddizione – tra eccellenze normative e difficoltà applicative – rende ancora più urgente una riforma strutturale della giustizia, capace di coniugare garanzie, efficienza e trasparenza.

In una prospettiva europea, secondo Nordio e chi scrive, la questione assume un valore ancora più strategico. Lo Stato di diritto è uno dei pilastri dell’Unione, e la qualità della giustizia nazionale incide direttamente sulla cooperazione giudiziaria, sulla tutela degli interessi finanziari europei e sulla fiducia reciproca tra gli Stati membri. Non è un caso che le istituzioni europee guardino con crescente attenzione alle riforme della giustizia nei Paesi membri.

Una visione per una giustizia più liberale

Il libro di Nordio, al di là delle posizioni politiche che può suscitare, ha il merito di riportare il dibattito su un piano razionale e sistemico. Non si limita a denunciare, ma propone una visione coerente, radicata nella storia del diritto e proiettata verso un modello più equilibrato e liberale.

Da patriota italiano ed europeo, continuo a ritenere – e lo ribadisco anche alla luce di queste riflessioni – che non possa esistere un’Italia forte senza una magistratura veramente autonoma, indipendente, e quindi credibile, così come non può esserci un’Europa solida senza Stati membri affidabili nelle loro istituzioni fondamentali. A cominciare dalla Giustizia, appunto.​

La riforma della giustizia non è dunque solo una questione tecnica o politica: è una sfida culturale e civile, che riguarda il rapporto tra Stato e cittadino, tra libertà e responsabilità, tra Italia ed Europa.

 

Alessandro Butticé

Foto © Veneto Economia, Amazon

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