Il difficile viaggio di Papa Leone in Africa

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Papa Leone Africa

Un percorso per rimarcare che la guerra divide, la speranza unisce, la prepotenza calpesta ma che solo l’amore risolleva l’animo umano

Nella veglia per la pace svoltasi in San Pietro sabato 11 aprile, in cui erano presenti all’interno settemila fedeli e tremila dalla piazza, Papa Leone ha esortato i cristiani ad affrontare «con umanità quest’ora drammatica della storia». Prevost ha invitato a non arrendersi all’apparente destino già scritto, «quello di sepolcri che non bastano più a contenere corpi di persone annientate senza diritto e senza pietà» da coloro che pretendono di «mettere in ginocchio gli altri accecati dal delirio di onnipotenza».

Ha parlato nella veglia di preghiera anche «di morte nel Nome santo di Dio e di inderogabili responsabilità dei governanti delle Nazioni», di quei tavoli in cui si «pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte, è la luce del Regno di Dio che deve spezzare la catena demoniaca del male, intrecciata da droni di morte e vendette».

Mentre le trattative tra Usa e Iran sono interrotte, è in questo clima che il Santo Padre ha iniziato, lunedì 13 il suo viaggio in Africa che si concluderà giovedì 23 aprile. Prevost è al suo terzo itinerario internazionale e lo fa nel segno del dialogo e dell’incontro tra cristiani e musulmani. Il logo, è costituito da due colombe che bevono alla stessa coppa, ed è ispirato a un bassorilievo. È nelle tre lingue, arabo, amazigh e francese. Iniziato il 13 aprile con la visita in Algeria, la terra di Sant’Agostino, il Santo Padre sarà mercoledì 15 a Yaoundè in Camerun, da qui sabato 18 si porterà in Angola poi lunedì 20 aprile nella Guinea Equatoriale.

Come ha spiegato Matteo Bruni, direttore Sala stampa vaticana ai giornalisti, Prevost parlerà, nelle varie tappe, di pace della convivenza tra religioni diverse e del ruolo della Chiesa nel costruire una cultura di pace. Quattro Paesi diversi tra loro sia per tradizione religiosa che sul piano culturale. Il Papa parlerà di riconciliazione, delle responsabilità dei governanti, del ruolo importante dei giovani, lo sviluppo integrale e del rischio di sfruttamento esterno delle risorse.

La situazione socio politica dei quattro Paesi africani

Il contesto politico e sociale dei quattro Paesi è molto differente tra di loro, come diversa è la presenza della Chiesa cattolica da un Paese all’altro.

Algeria

L’Algeria con i suoi quasi 48 milioni di abitanti ed età media di 29 anni, è un Paese a maggioranza musulmano, il presidente Tebbounè è al potere dal 2019 e guida un sistema dove le riforme democratiche sono spesso solo sulla carta. Le influenze delle elite militari plasmano ogni scelta politica. I giovani vivono un senso di frustrazione, la disoccupazione è notevole, l’economia è clientelare e la dipendenza dal petrolio e dal gas impediscono l’emergere di una mobilità sociale. La comunità cattolica è ridotta a poche migliaia di persone spesso stranieri o diplomatici e loro coadiutori.

Nella Basilica di Notre-Dame d’Afrique ad Algeri il Papa ha incontrato la comunità cattolica algerina. In precedenza aveva visitato il Centro di accoglienza di amicizia delle suore agostiniane missionarie. Negli ultimi vent’anni la Cina ha fatto irruzione nel panorama economico algerino. Qui centinaia di imprese di Pechino operano nell’edilizia, nei trasporti e nell’energia con decine di lavoratori cinesi importati. Ciò ha generato tensioni urbane con aggressioni contro commercianti cinesi. Papa Leone nei suoi discorsi in questa terra si è rivolto al mondo islamico, parlando di convivenza e del contributo che i cattolici possono portare per evitare i conflitti.

Camerun

Il Camerun ha una popolazione di oltre trenta milioni di abitanti, con le sue foreste pluviali e le savane del nord. Nel complesso offre un quadro di apparente stabilità governativa ma al Nord incombe la minaccia di Boko Haram. La Chiesa cattolica accoglie il 35 per cento della popolazione con 35 vescovi e 2388 sacerdoti diocesani, diffusa su tutto il territorio, svolge un ruolo importante nell’istruzione, nella sanità, e nella mediazione locale con missionari Clarettiani, il Pime e i Saveriani. Qui operano anche comunità evangeliche, pentecostali e revivaliste. Giovanni Paolo II ha visitato il Paese nel 1985 e nel 1995. Il Camerun è una sorta di Africa in miniatura, i richiami di Papa Leone sono alla speranza e alla riconciliazione, alla responsabilità dei governanti riguardo al fondamentalismo ma anche al ruolo importante che hanno le donne nella società civile.

Angola

Con il suo territorio di oltre 39 milioni di abitanti è un Paese di contrasti profondi. Il Papa Leone Africapresidente Joao Laurenco è in carica dal 2017. L’economia dipende fortemente dal petrolio e dai diamanti. La Chiesa Cattolica è una delle più grandi con 27 Vescovi e 1511 sacerdoti nel complesso. Sono presenti sia nelle città che nelle aree urbane. Hanno un ruolo importante nell’istruzione e nella sanità, sia i salesiani che i cappuccini che guidano molti programmi educativi e sociali. La Cina è qui presente con infrastrutture e prestiti in cambio di petrolio ma ci sono stati conflitti tra operai locali e maestranze cinesi. Vi sono un centinaio di comunità evangeliche, pentecostali e profetiche sparse sul territorio.

Giovanni Paolo II visitò l’Angola nel 1992. Benedetto XVI nel 2009. Papa Francesco ha mantenuto contatti e incoraggiato la Chiesa locale nella costruzione di pace e sviluppo locale. In Angola Papa Leone parlerà in portoghese, affronterà anche qui i temi della pace la centralità nella difesa dell’occupazione giovanile le sfide per combattere la corruzione.

Guinea Equatoriale

Il Paese è guidato da Teodore Obiang Nguema Mbasogo che è al potere dal 1979, con un sistema incentrato sulla famiglia del presidente e su una elite governativa. L’opposizione è soggetta a restrizioni e repressioni. Nonostante le ingenti riserve petrolifere, la ricchezza è fortemente concentrata e la popolazione sperimenta disuguaglianze profonde con infrastrutture e servizi pubblici insufficienti, rispetto al potenziale economico nazionale.

La Chiesa cattolica è una realtà importante. La Guinea Equatoriale è uno dei Paesi con più cattolici nell’Africa stimati tra l’80 ed il 90 per cento della popolazione. Ci sono 72 parrocchie e 845 centri di cura pastorale con sei vescovi e 265 sacerdoti. Giovanni Paolo II la visitò nel 1982. Anche qui la Cina ha una notevole influenza politico economica con il Governo, e ha sostenuto la costruzione e lo sviluppo della nuova Capitale amministrativa Djibloho oltre a progetti energetici e logistici. La crescente dipendenza da prestiti esteri limita la sovranità economica della Guinea.

In questo Paese Leone farà sette discorsi tutti in spagnolo. A Malabo il 22 aprile terrà la Messa nella Basilica della Immacolata Concezione, quindi visiterà la prigione di Bata infine giovedì 23 alle ore 10, officerà la Santa Messa nello stadio di Malabo prima di ripartire per far ritorno in Italia.

 

Giancarlo Cocco

Foto © Vatican Media

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