Italia, Francia e altri spingono Bruxelles a contrastare dumping e concorrenza sleale per tutelare industria e occupazione
Cinque Paesi membri dell’Unione europea – Italia, Francia, Spagna, Lituania e Paesi Bassi – hanno proposto un rafforzamento degli strumenti di difesa del mercato unico, in un contesto internazionale segnato da un aumento delle pratiche di coercizione economica e di protezionismo commerciale. L’iniziativa, formalizzata in un documento di sette pagine circolato a Bruxelles, riflette una crescente preoccupazione per il rischio di deindustrializzazione del Continente.
Nel testo si evidenzia come «alcuni dei principali partner commerciali dell’Unione europea stanno venendo meno al quadro multilaterale, imponendo nuove barriere commerciali o contribuendo a una sovraccapacità industriale sistemica e strutturale». Una dinamica che, secondo i firmatari, ha avuto conseguenze dirette sul tessuto produttivo europeo: «questa situazione ha avuto un impatto diretto sull’industria europea, che ha perso un milione di posti di lavoro tra il 2019 e il 2025».
Un cambio di approccio nella politica commerciale europea
Il documento segna un possibile cambio di passo nella postura commerciale dell’Unione, tradizionalmente orientata al libero scambio. Anche la presenza tra i firmatari dei Paesi Bassi, storicamente favorevoli a politiche liberiste, rappresenta un elemento significativo di questa evoluzione.
Secondo i cinque Paesi, «spetta all’Unione ripristinare le condizioni di parità di trattamento, sia sul proprio mercato che nei rapporti con i propri partner, affinché gli scambi commerciali possano prosperare e la concorrenza possa svolgere appieno il proprio ruolo all’interno di un quadro giuridico sicuro». Il riferimento, seppur non esplicitato nel documento, è chiaramente rivolto alla Cina, considerata uno dei principali attori responsabili della pressione competitiva sull’industria europea.
Sovraccapacità industriale e squilibri commerciali
Al centro delle preoccupazioni vi è la crescente sovraccapacità industriale globale, che si traduce in un afflusso massiccio di prodotti a basso costo nel mercato europeo. Questo fenomeno è indicato come uno dei fattori che stanno alimentando la deindustrializzazione dell’Ue. I dati commerciali confermano questa tendenza. Nel 2025 il deficit commerciale dell’Unione europea nei confronti della Cina ha raggiunto i 359,9 miliardi di euro, segnando un aumento annuo del 2,7%. In termini di volume, il disavanzo è passato da 44,8 milioni di tonnellate nel 2024 a 58,1 milioni nel 2025. Su un orizzonte decennale, tra il 2015 e il 2025, il deficit è cresciuto di 5,2 volte in volume e di 2,4 volte in valore.
Parallelamente, le esportazioni europee verso la Cina sono diminuite del 6,5% rispetto al 2024, mentre le importazioni sono aumentate del 6,4%. Considerando l’ultimo decennio, le esportazioni sono cresciute del 37,1%, ma le importazioni hanno registrato un incremento molto più marcato, pari all’89%.
Le proposte
Per affrontare queste criticità, i cinque Paesi propongono una serie di interventi
operativi. Tra le principali misure figura il rafforzamento del personale della Commissione europea incaricato di monitorare i casi di protezionismo e concorrenza sleale. Si suggerisce inoltre di intensificare il ricorso alle indagini nei momenti di crisi settoriale, accompagnando tali strumenti con un uso più ampio delle misure di salvaguardia. Queste ultime dovrebbero essere applicate in modo complementare ai dazi antidumping e antisussidi e potrebbero essere introdotte anche su base temporanea, ma per periodi prolungati.
Nel documento si sottolinea come «alcuni Paesi terzi ricorrono a pratiche sempre più ambigue e complesse per eludere i dazi doganali dell’Unione europea». Viene evidenziato che, sebbene alcune di queste pratiche costituiscano «un chiaro caso di elusione», l’attuale quadro normativo non consente sempre alla Commissione di intervenire efficacemente.
Interventi normativi “chirurgici”
Per colmare queste lacune, i firmatari propongono «piccoli cambiamenti chirurgici» alla normativa esistente. In particolare, l’attenzione si concentra sulle regole relative all’assemblaggio dei prodotti. Secondo il documento, «le soglie del 25% di valore aggiunto e del 60% di componenti originari del Paese oggetto della misura di difesa commerciale iniziale vengono aggirate con troppa facilità». Per questo motivo, viene proposta una revisione di tali parametri: innalzare la soglia del valore aggiunto dal 25% al 40% e ridurre quella dei componenti dal 60% al 50%.
Parallelamente, si chiede di rafforzare il criterio della sicurezza economica nell’applicazione delle misure commerciali, con l’obiettivo di rendere più efficace la risposta europea alle pratiche elusive.
Dazi, controlli e nuove misure di resilienza
Tra le proposte avanzate vi è anche l’introduzione di dazi aggiuntivi non solo su prodotti e Paesi, ma anche su singole aziende che esportano in modo massiccio verso l’Unione europea. L’obiettivo è contrastare comportamenti ritenuti particolarmente aggressivi e distorsivi della concorrenza.
Un altro punto centrale riguarda il rafforzamento delle norme antielusive, per evitare che le imprese aggirino le regole europee passando attraverso Paesi terzi o stabilendo basi operative all’interno dell’Ue.
Il documento propone inoltre l’introduzione di un nuovo “strumento di resilienza“, da attivare nei casi in cui le fonti di approvvigionamento risultino eccessivamente concentrate. In tali situazioni potrebbero essere previste quote o dazi aggiuntivi per ridurre i rischi legati alla dipendenza da pochi fornitori.
L’impatto sui settori industriali europei
Le dinamiche descritte hanno già avuto effetti concreti su diversi comparti industriali. Un esempio citato è quello degli elettrodomestici, dove la quota di prodotti a basso costo presenti sul mercato europeo è cresciuta rapidamente: dal 13% nel 2023 al 40% nel 2024, fino al 50% nel 2025. Questa pressione competitiva ha avuto conseguenze rilevanti per le imprese europee. Tra i casi più recenti vi è quello di Electrolux, che ha annunciato il licenziamento di 1.700 lavoratori in Italia.
Il contesto globale e il ruolo degli Stati Uniti
Il contesto internazionale ha contribuito ad accentuare queste dinamiche. In particolare, le politiche commerciali degli Usa hanno avuto un impatto significativo sugli equilibri globali. L’introduzione di dazi da parte dell’amministrazione Trump nei confronti della Cina ha spinto Pechino a cercare nuovi sbocchi commerciali.
Questo ha determinato un aumento delle esportazioni cinesi verso l’Europa, contribuendo a saturare il mercato europeo con prodotti a basso costo. In risposta a tali pressioni, la Commissione europea ha approvato a fine 2025 una tassa di tre euro sui singoli prodotti provenienti da aree extra Ue, con entrata in vigore prevista per il 1° luglio.
Verso una nuova strategia europea
La proposta dei cinque Paesi si inserisce in un dibattito più ampio sulla necessità di rafforzare la politica commerciale europea in un contesto globale sempre più competitivo e frammentato. Il documento evidenzia un irrigidimento delle posizioni nei confronti della Cina e apre interrogativi sulla futura linea dell’Unione, anche alla luce delle diverse sensibilità tra gli Stati membri. In particolare, resta da capire quale sarà la posizione della Germania, che negli ultimi anni ha mantenuto un approccio più cauto nei confronti di Pechino, anche in virtù dei forti legami economici.
Il tema sarà al centro delle discussioni della Commissione europea nei prossimi giorni, in vista di una riunione dedicata alla politica commerciale verso la Cina. La lettera dei cinque Paesi rappresenta dunque un tassello significativo nel processo di ridefinizione della strategia economica e commerciale dell’Unione europea.
Ginevra Larosa
Foto © AI













