Lo sbadiglio: il gesto più frainteso della storia umana

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Lo sbadiglio

Dall’antica Grecia a oggi: come uno degli atteggiamenti più imbarazzanti dell’umanità è diventato un eroe della neuroscienza moderna

C’è un momento imbarazzante che conosciamo tutti: qualcuno parla, tu sbadigli, e immediatamente parte la condanna sociale. «Mi sto annoiando?»; «Il professore penserà che non ascolto»; «Oddio, sembrerò maleducato». Eppure la scienza, negli ultimi anni, ha quasi ribaltato questa antichissima credenza.

Lo sbadiglio non sarebbe il simbolo della noia, ma al contrario un sofisticato meccanismo biologico che il cervello usa per rimanere vigile, aumentare l’attenzione, gestire il passaggio fra diversi stati mentali e perfino “raffreddarsi” quando è sotto sforzo.
In pratica: spesso non sbadigliamo perché il cervello si spegne, ma sbadigliamo perché il cervello sta cercando disperatamente di restare acceso.

Una credenza vecchia di millenni

L’idea che lo sbadiglio sia legato alla noia è antichissima. Nell’antica Grecia, Ippocrate pensava che lo sbadiglio servisse a espellerearia cattivadal corpo, un po’ come il vapore che esce da una pentola troppo piena. Nel Medioevo le spiegazioni erano ancora più fantasiose: secondo alcune superstizioni popolari europee, durante uno sbadiglio l’anima poteva temporaneamente uscire dal corpo, perciò si usava coprire la bocca, non tanto per educazione, ma per evitare che spiriti maligni entrassero approfittando della “porta aperta”.

In alcune tradizioni contadine italiane si diceva addirittura che sbadigliare troppo fosse segno di pigrizia morale, quasi una colpa del carattere. Poi arrivò l’Ottocento industriale, il secolo dell’”efficienza”, e lo sbadiglio divenne ufficialmente il simbolo della disattenzione: lo studente svogliato, il dipendente annoiato, il soldato poco disciplinato.
Una reputazione terribile per un gesto che il cervello utilizza proprio per sopravvivere alla stanchezza.

Il cervello non si addormenta: si riattiva

Le ricerche moderne mostrano infatti che lo sbadiglio compare spesso nei momenti di transizione mentale: quando ci svegliamo; quando stiamo per dormire; durante compiti monotoni; prima di una prova importante; in situazioni di stress o tensione. Non è quindi semplicemente un segnale di sonnolenza. È un tentativo del cervello di modificare il proprio stato di vigilanza. Alcuni studi di neurofisiologia hanno osservato che dopo uno sbadiglio la frequenza cardiaca aumenta; aumenta l’attività del sistema nervoso; aumenta il livello di attivazione cerebrale; aumenta l’attenzione. Diversi ricercatori lo definiscono “arousal”, cioè aumento della vigilanza. Lo sbadiglio sarebbe una sorta di pulsante biologico di reset. Un micro-riavvio neurologico.

Il cervello caldo e lo sbadiglio-radiatore

Una delle teorie più affascinanti è quella della “termoregolazione cerebrale”. Secondo questa ipotesi, il cervello sbadiglia anche per raffreddarsi. Potrebbe sembrare comico, sicuramente è curioso: il nostro cervello consuma enormi quantità di energia e produce calore continuamente. Quando è affaticato, stressato o sottoposto a forte concentrazione, la sua temperatura può aumentare. Ed entra in gioco lo sbadiglio. Aprire enormemente la bocca, inspirare profondamente, tendere i muscoli facciali e aumentare il flusso sanguigno aiuterebbe il cervello a disperdere calore e a mantenere prestazioni cognitive ottimali. In altre parole, lo sbadiglio funzionerebbe come il sistema di ventilazione di un computer. Non un segnale di spegnimento. Ma un tentativo di evitare il surriscaldamento.

Perché sbadigliamo prima degli esami?

Chiunque abbia fatto un’interrogazione o un esame importante lo sa. A volte si sbadiglia Lo sbadigliomoltissimo proprio quando si è agitati. Ed è qui che cade definitivamente il mito della noia. Gli animali sbadigliano prima di combattere. Gli atleti spesso sbadigliano prima di gare importanti. Persino i paracadutisti sono stati osservati sbadigliare prima del salto. Dunque compare anche nelle situazioni di forte attivazione emotiva. Si ipotizza infatti che serva a regolare il passaggio fra stress e concentrazione, aiutando il cervello a prepararsi all’azione. Come se il corpo dicesse: «Attenzione. Sta arrivando qualcosa di importante. Preparati».

Lo sbadiglio contagioso: una forma di empatia

E poi esiste il fenomeno più divertente: lo sbadiglio contagioso. Basta vedere qualcuno sbadigliare, o leggere la parola “sbadiglio”, o addirittura immaginarlo, che arriva! I neuroni specchio si attivano ed è contagio empatico.

Quindi non si tratta di “alunni svogliati” o “persone maleducate” ma di esseri umani intenti a non perdere una parola.

Alcuni antropologi hanno ipotizzato che nelle società primitive lo sbadiglio contagioso aiutasse a coordinare i ritmi di veglia della tribù. Uno sbadiglia: il gruppo resta sincronizzato.

Inoltre lo osserviamo nei mammiferi, negli uccelli, nei rettili e perfino nei feti umani durante la gravidanza. È uno di quei gesti biologici primitivi che l’evoluzione non ha mai eliminato. E quando qualcosa sopravvive per milioni di anni, di solito significa che serve davvero.

 

Serena Maffia

Foto © AI

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