Medicina fai da te: rischi e regole per farla in sicurezza

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I pericoli e i metodi dell’automedicazione, la sottile linea rossa tra rimedio e pericolo per la sostenibilità del sistema salute

Curarsi da soli con farmaci da banco, medicinali fitoterapici o con rimedi già presenti in casa è una pratica ormai molto diffusa. Permette di risparmiare tempo e a volte anche denaro, ma non sempre si rivela essere la scelta più appropriata, sicura o priva di rischi per la salute. Certamente oggi, con medici di base sempre più ridotti in numero, e di conseguenza letteralmente sommersi dal carico di lavoro, saper gestire autonomamente alcuni lievi sintomi di salute è senza dubbio utile e sembra quasi un dovere, è importante però ricordare che ciò si può fare soprattutto se si è adulti globalmente in buona salute.

L’automedicazione, infatti, non è un “gioco di ruolo” in cui il paziente sostituisce il dottore ma una risorsa preziosa per la salute pubblica quando esercitata con responsabilità, consapevolezza e informazione. Richiede quindi il rispetto di precauzioni basilari che spesso si tende a trascurare o dimenticare, per fretta o pigrizia, come ad esempio leggere il foglietto illustrativo, anche se quel dato farmaco è noto da anni e si pensa di conoscerlo già. Oppure rispettare i dosaggi e dei tempi di assunzione utili per evitare al corpo effetti collaterali più o meno severi (ad esempio a stomaco vuoto o pieno) come anche la questione di evitare le combinazioni multiple fai da te ossia di non assumere più farmaci in contemporanea senza prescrizione medica o senza aver chiesto il parere di un dottore o di un farmacista.

Come curarsi da soli in sicurezza

In caso di automedicazione molti medici consigliano di scegliere farmaci monocomponenti, composti cioè da una sola sostanza, o principio attivo, evitando quindi quelli che ne contengono di più nella stessa compressa (come ad esempio combinazioni di paracetamolo e antistaminico, spesso usate per il raffreddore) che rischiano di sovraccaricare l’organismo.

Sappiamo poi che quando due o più principi attivi si incontrano, possono legarsi e potenziarsi a vicenda, fino anche a divenire tossici, oppure annullarsi vicendevolmente rendendo la terapia del tutto inefficace. Persino prendere un protettore gastrico o un antiacido insieme a un altro farmaco per via orale può fare danni all’organismo dato che il medicinale per lo stomaco rischia di bloccare l’assorbimento dell’altro farmaco, annullando così l’efficacia della terapia o, al contrario, amplificarne gli effetti collaterali.

Anche mischiare farmaci e integratori naturali può essere dannoso, le interazioni farmacologiche tra le molecole diverse, infatti, sono un terreno scivoloso per i non addetti ai lavori che solo figure professionalmente preparate sanno riconoscere ed evitare. Quando si tratta di salute i parametri da monitorare e tenere sott’occhio sono vari e il rischio è alquanto a portata di mano.

In fondo nessun farmaco è totalmente innocuo e ogni corpo è diverso, la regola d’oro è allora prudenza, consiglio e tempistiche, dato che la “medicina fai-da-te” va bene solo per problemi passeggeri e, soprattutto, per brevi periodi. Se il malessere non passa nell’arco di due o tre giorni, o addirittura se la situazione peggiora manifestando più sintomi in contemporanea, come mal di testa, febbre, dolori allo stomaco, bisogna rivolgersi al medico. La medicina fai da te non è poi mai assolutamente adatta a bambini, over 70, donne in gravidanza e allattamento e se si hanno problemi di salute cronici.

Anche i Fans possono fare brutti scherzi

Una categoria di farmaci spesso utilizzata, quasi senza pensarci, per contrastare dolore, infiammazione e febbre è quella dei classici Fans, cioè farmaci antinfiammatori non steroidei i cui principi attivi sono acido acetilsalicilico, ibuprofene, ketoprofene, diclofenac e simili. Dal mal di denti ai dolori muscolari, vengono assunti da milioni di persone ogni giorno con una percentuale molto alta in Italia, il 68% contro una media europea del 44%.

Pochi sanno però che possono fare brutti scherzi alla pressione e non solo. Questi farmaci, infatti, vanno a bloccare l’enzima (chiamato COX) che produce le prostaglandine, sostanze chimiche rilasciate in quantità massiccia quando una parte del corpo si infiamma o fa male ma che sono pure sempre presenti e fondamentali (in giusta misura in condizioni normali) per la salute dei reni, per la protezione dello stomaco e per i vasi sanguigni, che il nostro corpo usa naturalmente per mantenerli dilatati e così tenere bassa la pressione arteriosa.

Per ostacolare il dolore si bloccano allora tutte le prostaglandine e anche “quelle buone”, prodotte di routine, ci vanno di mezzo, motivo per cui i Fans possono far male allo stomaco o alzare la pressione. Possono allora causare o peggiorare un’ipertensione già esistente senza contare i rischi per lo stomaco per cui ogni anno si registrano centinaia di emorragie gastrointestinali, a volte anche gravi, causate proprio dall’abuso di questi medicinali antinfiammatori che, distruggendo la barriera protettiva dello stomaco, favoriscono la comparsa di ulcere sanguinanti. Uno studio su The Lancet aveva già evidenziato correlazione tra uso di Fans e un aumentato rischio di insufficienza cardiaca fino a eventi trombociti tra cui infarto miocardico e ictus ma come sempre è la dose che fa il veleno.

I pericoli da non sottovalutare

Inoltre, usarli in presenza di febbre alta a causa di un’infezione può essere un’arma a doppio taglio. L’infiammazione è il modo in cui il corpo combatte i microbi (batteri, virus, funghi) ma se questa è bloccata del tutto per mezzo di un Fans, c’è il rischio di spianare la strada a complicazioni batteriche più serie motivo per cui, secondo i casi, è consigliabile preferire il paracetamolo per abbassare la febbre e calmare il dolore oltre a consultare un professionista della salute.

Questo è invece il farmaco di prima scelta terapeutica, per medici e per cittadini in automedicazione in molti Paesi europei (Francia, Regno Unito, Paesi Nordici). Pur inibendo anch’esso la sintesi delle prostaglandine, agisce sul sistema nervoso centrale motivo per cui non influisce sulla pressione né sui reni ma se preso in modo scorretto, a dosi elevate o troppo ravvicinate, in concomitanza con altri medicinali o con l’uso di alcolici, danneggia fortemente il fegato.

Una tossicità epatica dovuta a errori del “fai da te” tanto più che l’assunzione è spesso accidentale e del tutto inconsapevole, data dal fatto che la molecola di paracetamolo è alla base di molti altri farmaci da banco usati per curare sintomi influenzali come tosse o congestione nasale. Può dunque essere presente in altri formati farmaceutici (sciroppi, compresse effervescenti, bustine) che nell’automedicazione spesso vengono erroneamente ritenuti rimedi indipendenti, generando un sovraddosaggio, inconsapevole alla persona ma, dolorosamente noto al sistema di smaltimento epatico.

Il counseling professionale del farmacista

Leggere sempre il bugiardino e controllare il nome del principio attivo è certo la prima forma di tutela per la propria salute ma, come sottolineato di recente da Assosalute durante l’assemblea annuale del 21 maggio scorso, per il futuro dell’automedicazione in Italia occorre investire con maggior energia nell’alfabetizzazione sanitaria dei cittadini e nella cultura della responsabilità individuale. In un contesto che vede in crescita dell’e-commerce farmaceutico (+ 7,7% nell’ultimo anno) diventa fondamentale supportare l’autonomia crescente delle persone in materia di salute e farmaci sia per aiutare a difendersi dalle fake news che per orientarsi correttamente nel mercato dei farmaci da banco. Per muoversi in sicurezza, evitare rischi invisibili di interazioni chimiche o sovradosaggi occulti, è essenziale invitare i cittadini ad affidarsi ai professionisti del settore, riscoprendo nel farmacista “una bussola” insostituibile e una figura dal grande valore sociale.

 

Adamo De Palma

Foto © aboutpharma.com, prezzifarmaco.it, my-personaltrainer.it, wikipedia

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