Patto Ue migrazione, Frigeri: criticità sui diritti

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Patto Ue migrazione

Il CeSPI evidenzia contraddizioni tra gestione comune e sicurezza, con rischi per la tutela umanitaria e il dibattito polarizzato

L’Italia con il decreto flussi ha introdotto oltre 650mila nuovi lavoratori stranieri fra il 2020 e il 2025, un numero superiore agli arrivi irregolari nello stesso periodo (497.350) e pari agli italiani emigrati all’estero tra il 2020 e il 2024.

«Evitare la polarizzazione che caratterizza il tema, porre sul tavolo i diversi aspetti e ragionare sulle decisioni dopo aver analizzato i fatti come sono, questo è il ruolo di un think tank. Quando si studiano i fenomeni non bisogna prendere una parte nel bianco o nel nero, ma è necessario mettersi nel mezzo in quella complessità che non risponde “accogliamoli tutti” né “non accogliamo nessuno”». È quanto ha dichiarato Daniele Frigeri, presidente e direttore del Centro Studi di Politica Internazionale (CeSPI), in apertura del convegno “Immigrazione: integrare o difendere?” organizzato dal Guarini Institute for Public Affairs della John Cabot University.

Criticità del nuovo patto Ue

«Il nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo» – ha aggiunto – «introduce una svolta e delle contraddizioni importanti: da un lato cerca di creare uniformità nella gestione, dall’altro è anche incentrato su una esternalizzazione della gestione umanitaria e una securitizzazione dei confini che sono in contrasto con i diritti umani che caratterizzano la legislazione dell’Unione europea».

«In quest’ottica» – ha puntualizzato – «credo che si debba riportare il dibattito sul piano delle persone. Certamente la legge non può essere improntata sul singolo caso, eppure non possiamo ignorare il dato delle 29mila persone morte in mare tra il 2020 e il 2025, o il fatto che nel 2024 ben 304 milioni di persone sono state migranti, il 3,7% della popolazione mondiale».

Da un punto di vista della provenienza, il direttore del CeSPI ha segnalato che «gli arrivi dall’Africa pesano il 20%, mentre la maggioranza dei migranti arriva dal Continente europeo. In Italia la popolazione straniera è al 9%, un livello inferiore ad altri Stati, come per esempio la Germania che raggiunge il 15».

Percezioni e dati

In merito all’impatto sulla popolazione italiana, il CeSPI ha realizzato una ricerca campionaria sulla percezione associata alla migrazione, i cui risultati, ha detto Frigeri, «sono stati molto interessanti e controversi».

«Per il 70% degli intervistati il livello di immigrazione è percepito come alto, per l’86% il sistema d’integrazione non è efficace. Il 70% parla dell’esistenza di un legame tra migrazione e sicurezza. Per il 54% degli italiani il sistema del welfare dà ai migranti molto più di quanto riceva da loro. C’è un dato positivo: per il 67% degli italiani gli immigrati hanno un impatto favorevole sull’economia mentre sul fronte demografico il 41% degli intervistati reputa che gli immigrati siano utili per un equilibrio demografico». Percezione che si trova spesso disallineata con la realtà dei dati che descrivono.

Terminologia e limiti

Le migrazioni scontano anche un limite terminologico: «Richiedente asilo o rifugiato non sono termini ben definiti che rispondono alla definizione contenuta nella Convenzione di Ginevra e non sono assimilabili ad altre terminologie più generiche. Mentre un immigrato che risiede stabilmente in Italia da 30 anni rifiuta il termine di migrante ma senza la cittadinanza non può ancora definirsi italiano».

Per quanto riguarda i dati statistici, «l’Italia con il decreto flussi ha introdotto in Italia oltre 650mila nuovi lavoratori stranieri fra il 2020 e il 2025 e questo numero è superiore al numero degli stranieri arrivati in Italia in modo irregolare nello stesso periodo (497.350)» e pari al numero di italiani emigrati all’estero fra il 2020 e il 2024.

L’Italia non ha ancora sviluppato un proprio modello di integrazione, un «problema» – ha concluso Frigeri – «che coinvolge non solo il nostro Paese, perché siamo tutti ancora alla ricerca di modelli validi e capaci di rispondere a una sfida multidimensionale come sono le migrazioni».

 

Andrea Catalini

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