Quando il suolo perde fertilità e capacità di trattenere acqua l’intero ecosistema si deteriora oltre alla perdita di terreno agricolo
La desertificazione non è soltanto l’avanzata dei deserti esistenti, ma un processo di degrado del suolo che colpisce le terre aride, semi-aride e secche. Secondo la Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione (Unccd), si tratta della perdita persistente di produttività biologica ed economica del territorio, causata da attività umane non sostenibili e da variazioni climatiche.
Il degrado aumenta, l’acqua scarseggia e la popolazone migra
I numeri sono impressionanti: circa il 40% delle terre emerse del Pianeta è degradato, una superficie che continua a espandersi. Tra il 2015 e il 2019, il Mondo ha perso oltre 2,6 milioni di chilometri quadrati di terre sane, una media di 650.000 km² all’anno. Se il ritmo attuale dovesse proseguire, entro il 2030 si raggiungerebbero quasi un miliardo di ettari di terre degradate.
Le conseguenze ricadono su oltre 3,2 miliardi di persone in tutto il Mondo. Circa 1,7 miliardi vivono in aree dove il degrado del suolo riduce direttamente i raccolti agricoli. La fame, la povertà e le migrazioni forzate sono le manifestazioni più visibili di questa crisi.
Il degrado del suolo colpisce duramente anche la sicurezza idrica. I suoli sani funzionano come spugne giganti, assorbendo le piogge e ricaricando le falde acquifere. Quando si degradano, l’acqua scorre via rapidamente, le siccità diventano più severe e le comunità affrontano scarsità idrica crescente. Dal 2000, le siccità sono aumentate del 29%, e circa un quarto della popolazione mondiale è già colpita da condizioni di siccità.
Quando la terra non riesce più a sostenere i mezzi di sussistenza, la migrazione diventa una strategia di sopravvivenza. Il rapporto Groundswell della Banca Mondiale stima che, senza interventi più incisivi, 216 milioni di persone potrebbero diventare migranti climatici interni entro il 2050.
Cosa sta facendo l’Unione europea
L’Ue è parte contraente della Unccd e svolge un ruolo attivo nella lotta alla desertificazione, sia all’interno dei propri confini che a livello globale. Nel dicembre 2025 è entrata in vigore la Direttiva (Ue) 2025/2360 sul monitoraggio e la resilienza del suolo, il primo quadro legislativo vincolante dedicato alla salute del suolo. La direttiva istituisce un sistema comune per monitorare, valutare e ripristinare i suoli degradati in tutta l’Unione.
L’Ue ha inoltre adottato la strategia per la resilienza idrica, che collega strettamente la gestione sostenibile dell’acqua e del territorio, promuovendo misure per migliorare la ritenzione idrica nei suoli.
Un coinvolgimento per la Grande Muraglia Verde
L’impegno dell’Ue si estende oltre i confini europei, con particolare attenzione alle Regioni più vulnerabili. Nella Regione del Sahel e nel Corno d’Africa, l’Ue finanzia numerosi progetti a sostegno della “Grande Muraglia Verde”, un’iniziativa panafricana per creare una fascia di terre restaurate attraverso il Continente. Gli interventi spaziano dal ripristino del suolo all’agricoltura sostenibile, dalla gestione delle risorse idriche alle soluzioni energetiche rurali.
L’Ue collabora inoltre con il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep) allo sviluppo di un rapporto sugli indicatori di resilienza idrica. Essa fornirà dati scientifici essenziali per la lotta alla siccità a livello globale.
Contribuisce inoltre al Global Drought Observatory di Copernicus, che fornisce monitoraggio e previsioni in tempo reale sulle siccità, con strumenti operativi come l’East Africa Drought Watch che utilizza le osservazioni terrestri satellitari e le previsioni meteo per seguire il fenomeno della siccità nelle Regioni africane orientali.
La Cop17 e il ruolo europeo
Alla Cop17 dell’Unccd, tenutasi a Ulaanbaatar (Mongolia), l’Ue e i suoi 27 Stati membri hanno ribadito l’importanza centrale del possesso fondiario (land tenure) come fattore abilitante per combattere la desertificazione, il degrado del suolo e la siccità. L’Ue ha sottolineato la necessità di una governance fondiaria responsabile e inclusiva, che riconosca la complessità dei sistemi di diritti formali e informali, individuali e comunitari.
La conferenza ha prodotto impegni significativi: oltre 1,3 miliardi di dollari promessi da Governi, banche di sviluppo e imprese per progetti di ripristino in 23 Paesi. È stata lanciata la Drought Resilience Investment Facility (Drif), la prima piattaforma finanziaria globale dedicata esclusivamente alla lotta alla siccità.
Nonostante questi progressi, il divario finanziario resta enorme. Si stima che servano 278 miliardi di dollari all’anno per ripristinare le terre degradate e rafforzare la resilienza alla siccità. Le discussioni su un quadro globale vincolante per la siccità e sulla piena partecipazione delle popolazioni indigene sono state rinviate alla Cop18, che si terrà in Egitto nel 2028.
Una sfida che riguarda tutti
La desertificazione non è un problema confinato alle regioni aride del pianeta. È una crisi che alimenta fame, povertà, instabilità politica e migrazioni di massa. Come ha sottolineato il capo dell’Unccd, Yasmine Fouad, il degrado del suolo, la siccità e la perdita di ecosistemi «non sono più solo preoccupazioni ambientali ma sono sfide fondamentali per la sicurezza alimentare, idrica e la stabilità economica».
Nicola Sparvieri
Foto © Transhumances360, Vatican News, Il Manifesto, MASE













