A Roma istituzioni, imprese e sicurezza discutono di autonomia tecnologica, resilienza delle infrastrutture e prevenzione delle minacce
“CyberShield AI Italia – La nuova difesa digitale nazionale”, evento promosso dall’Associazione nazionale giovani innovatori (Angi) e svoltosi nel Salone d’Onore della Caserma “Salvo D’Acquisto” a Roma, sotto l’alto patrocinio dell’Arma dei Carabinieri e con il Parlamento europeo – Ufficio in Italia in qualità di Official Partner.
L’incontro ha riunito attorno allo stesso tavolo istituzioni italiane ed europee, vertici della sicurezza, Forze Armate, forze di polizia, agenzie di Stato e leader dell’industria. Un confronto a tutto campo non solo sulle minacce già esistenti, ma soprattutto sulle vulnerabilità che accompagneranno la digitalizzazione del Paese e sugli strumenti necessari per prevenirle.
Cybersecurity e intelligenza artificiale: la sfida per la sicurezza nazionale
Cybersecurity e intelligenza artificiale sono ormai pilastri della sicurezza nazionale: toccano la protezione dei dati sensibili, la continuità dei servizi essenziali e la tenuta degli asset strategici. Da qui la necessità di creare momenti di dialogo in cui responsabilità istituzionali, capacità operative ed esperienza industriale possano fondersi in una visione condivisa.
A sottolineare il senso dell’iniziativa è stato il generale di divisione Marco Lorenzoni dell’Arma dei Carabinieri: «La risposta che dobbiamo dare passa anche da giornate di confronto come questa, che riuniscono istituzioni, imprese, ricerca e università per conoscere nel modo più approfondito possibile una realtà in velocissima trasformazione, capace di offrire opportunità inedite ma anche sfide e rischi che non dobbiamo sottovalutare. Come Arma siamo fortemente impegnati nello studio, nella formazione e nell’individuazione di strategie nuove e sempre più efficaci, per anticipare le mosse di chi vuole attentare ai diritti e alle libertà del nostro Paese e dei nostri cittadini, che difenderemo con determinazione».
Presenza istituzionale ampia
A dare ulteriore rilievo istituzionale alla giornata la partecipazione dell’on. Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, e dell’on. Antonella Sberna, vicepresidente del Parlamento europeo, intervenute in collegamento da Bruxelles; del del sen. Alessandro Morelli, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri; di Alessandro De Pedys, direttore generale per le questioni cibernetiche, l’informatica e l’innovazione del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale; di Marco Criscuolo, Director Strategy and Policy, Cyber and Digital Transformation della Nato; dell’amm. Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della Nato, in collegamento da Bruxelles e del gen. Alessio Nardi, consigliere del ministro per le politiche di sicurezza del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.
Una presenza istituzionale ampia, che ha portato il confronto sulla sicurezza digitale oltre la dimensione strettamente tecnologica, collegandolo ai temi della difesa, della cooperazione internazionale, della sovranità digitale e della capacità dell’Italia e dell’Europa di rispondere a scenari in continua trasformazione. Ad arricchire il quadro istituzionale anche il contributo del ministro della Difesa Guido Crosetto, intervenuto attraverso un videomessaggio rivolto ai partecipanti di CyberShield AI Italia, a testimonianza della centralità che innovazione tecnologica, cybersecurity e nuove capacità digitali stanno assumendo nell’ambito della difesa e della sicurezza nazionale.
Autonomia tecnologica e prevenzione delle minacce cyber
Ma la difesa digitale si gioca soprattutto sulla capacità di passare dalla reazione alla prevenzione. Luca Nicoletti, capo del Servizio Programmi industriali, tecnologici e di ricerca dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN), ha richiamato la necessità di rafforzare l’autonomia tecnologica europea e, parallelamente, sostenere la crescita di capacità imprenditoriali nel settore cyber.
«Lavoriamo su due fronti: il primo è quello dell’autonomia tecnologica, perché al
momento dipendiamo quasi completamente da tecnologie sviluppate fuori dall’Unione europea; il secondo, strettamente correlato, è lo sviluppo della capacità imprenditoriale in Italia», ha spiegato Luca Nicoletti. «In ACN abbiamo impostato un programma a sostegno delle startup che sta già finanziando 23 realtà. Sul fronte dello sviluppo delle tecnologie abbiamo inoltre bisogno di infrastrutture: l’Unione europea ha lanciato la Cyber AI Strategy e avviato le cosiddette AI Factories, con 19 iniziative finanziate in Europa».
Servizi pubblici digitali e sicurezza dei cittadini
Digitalizzare significa innovare servizi e processi, ma anche renderli capaci di resistere a rischi sempre più sofisticati. Su questa prospettiva si è soffermato Mario Nobile, direttore generale dell’Agenzia per l’Italia Digitale (Agid), che ha posto l’attenzione sull’evoluzione dei servizi pubblici digitali di fronte alla diffusione degli agenti di intelligenza artificiale e sulla necessità di sviluppare infrastrutture capaci di sostenere questo nuovo scenario.
«Il prossimo scenario sarà quello di servire non soltanto milioni di esseri umani, ma decine di milioni di agenti. Il primo tema è quindi capire come far evolvere l’infrastruttura digitale pubblica per rispondere anche a questi nuovi numerosi utenti», ha spiegato Mario Nobile. «Questo si può fare, in un Paese come l’Italia e in un Continente come l’Europa, aggregandosi. Se non ci aggreghiamo, la capacità di offrire questi servizi diventa più lontana. L’aggregazione è necessaria in campo civile, ma anche in campo militare».
Dalla strategia alla minaccia concreta. Ivano Gabrielli, direttore del Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica, ha richiamato la crescente complessità della minaccia cyber, sottolineando come la protezione dei cittadini e delle attività economiche sia ormai strettamente connessa alla tutela della sicurezza nazionale. «Oggi ci troviamo di fronte a uno scenario complesso, in cui le istanze di sicurezza dedicate alla protezione dei cittadini e delle attività economiche si fondono con quelle della sicurezza nazionale», ha spiegato Ivano Gabrielli. «È una realtà che ritroviamo nelle risposte organizzative degli Stati, dove esiste una forte continuità e un coordinamento sempre più stretto tra le strutture della difesa, le forze di polizia e l’intelligence».
La resilienza delle infrastrutture e dei settori strategici
Accanto alla dimensione istituzionale e operativa, il confronto ha coinvolto anche i responsabili della sicurezza di alcuni dei principali operatori strategici nazionali. Tra questi Rocco Mammoliti, Group Ciso di Poste Italiane, Francesco Ceraso, responsabile Security Cyber Intelligence di Eni, Francesco Morelli, responsabile Cyber & Information Security di FS Security – Gruppo FS, Valerio Giardina, direttore sicurezza del Gruppo Enel, e Alessandro Manfredini, direttore Group Security & Cyber Defence di A2A e presidente Aipsa.
Il confronto si è arricchito inoltre dei contributi di Mario Beccia, direttore Cybersicurezza del segretariato generale del Consiglio dell’Unione europea, Alfredo Nunzi, vice direttore esecutivo governance f.f. di Europol, e Gianpaolo Zambonini, direttore del servizio sicurezza cibernetica del Ministero dell’Interno. La loro partecipazione ha portato al centro dei lavori la protezione delle infrastrutture e dei servizi essenziali, evidenziando il ruolo sempre più rilevante della cybersecurity nella continuità operativa e nella resilienza dei settori strategici del Paese.
Le proposte di Angi e i dati dell’Osservatorio innovazione e difesa 2026
A fare da filo conduttore alla giornata è stata la necessità di accorciare le distanze tra chi governa, chi protegge e chi innova. Un passaggio sottolineato dal presidente dell’Angi, Gabriele Ferrieri. «L’Italia ha davanti una sfida decisiva: trasformare la sicurezza digitale da risposta all’emergenza a capacità strutturale del Sistema Paese», dichiara Gabriele Ferrieri. «Dobbiamo investire oggi nelle tecnologie, nelle competenze e nelle imprese che ci permetteranno domani di essere più autonomi e meno vulnerabili. CyberShield AI Italia nasce proprio per mettere a sistema esperienze e visioni diverse e costruire una nuova cultura della sicurezza, nella quale innovazione e protezione procedano insieme. Quanto emerso da questa giornata sarà valorizzato nel Defence Innovation Papers, con l’obiettivo di portare proposte concrete all’attenzione delle istituzioni».
A fotografare la percezione degli italiani sono stati anche i dati dell’Osservatorio
innovazione e difesa 2026, presentati dal prof. Roberto Baldassari, direttore generale LAB21 e direttore del comitato scientifico Angi. Il 38,4% degli intervistati individua nell’intelligenza artificiale e nei sistemi autonomi il principale fattore di trasformazione della difesa nei prossimi cinque anni, mentre il 27,6% indica la crescente centralità della dimensione cyber. Sul fronte delle minacce future, il 34,2% richiama gli attacchi informatici alle infrastrutture civili e militari, confermando una percezione della sicurezza sempre più tecnologica e multidominio.
Il ruolo dell’industria nell’autonomia strategica
La partita della sicurezza nazionale passa inevitabilmente anche dall’industria. Tecnologie, ricerca e capacità produttive rappresentano un tassello essenziale per ridurre le vulnerabilità e rafforzare l’autonomia strategica del Paese. Su questo fronte Biagio Mazzotta, presidente di Fincantieri S.p.A., ha evidenziato il legame sempre più stretto tra sicurezza, competitività e capacità tecnologica nazionale.
«In un mondo sempre più digitale e interconnesso, sicurezza, competitività e autonomia tecnologica non sono più obiettivi distinti, ma parti di una stessa strategia. La capacità di sviluppare tecnologie strategiche, proteggere infrastrutture critiche e rafforzare la resilienza industriale rappresenta oggi una condizione essenziale per la crescita economica, la sicurezza nazionale e la capacità di affrontare le sfide globali. In questo scenario Fincantieri gioca un ruolo centrale nello sviluppo di capacità strategiche per il Paese, con investimenti che vanno dal dominio subacqueo alla protezione delle infrastrutture critiche, dalla cybersecurity integrata fino alla progettazione delle piattaforme e all’applicazione dell’intelligenza artificiale nei cantieri e nei suoi prodotti».
Unione
Una prospettiva che si estende all’autonomia strategica e tecnologica del Paese e alla capacità di proteggere e sviluppare la filiera industriale nazionale. Francesco Macrì, Presidente di Leonardo S.p.A., ha sottolineato il ruolo dell’industria e la necessità di rafforzare la collaborazione tra pubblico, privato, ricerca e università.
«La tutela e lo sviluppo dell’autonomia strategica e tecnologica rappresentano un’agenda fondamentale per il Paese. Leonardo ha il compito di accompagnare nello sviluppo una filiera di 4.500 fornitori, l’84% dei quali costituito da piccole e medie imprese: un sistema industriale da proteggere e sviluppare», ha dichiarato Francesco Macrì. «L’intelligenza artificiale ha accelerato tutti i processi e dobbiamo farla crescere sia nei nostri modelli produttivi sia in ambito difensivo. Nessuna azienda e nessun Paese possono affrontare questa sfida da soli: occorre unire pubblico, privato, ricerca e università. Autonomia strategica non significa isolamento, ma capacità di competere da posizioni di forza e competenza, scegliendo con chi collaborare».
Il tema della sovranità digitale e della protezione delle comnicazioni è stato invece
approfondito da Alessandra Michelini, Amministratrice Delegata di Telsy, che ha posto l’accento sulla necessità di rafforzare la capacità tecnologica nazionale ed europea e ridurre le dipendenze critiche. «La sicurezza delle comunicazioni è un pilastro fondamentale per costruire una piena autonomia digitale. È necessario continuare a lavorare sulla tecnologia e, soprattutto, sulle dipendenze critiche che ancora oggi, come Paese e come Europa, abbiamo nei confronti di alcune geografie», ha dichiarato Alessandra Michelini. «Occorre continuare a fare sistema, investire nell’industria nazionale e, soprattutto, nella sua capacità di continuare a innovare».
Dal confronto al Defence Innovation Papers
Ne emerge un messaggio preciso: nessuna infrastruttura può essere davvero resiliente senza una rete di competenze altrettanto resiliente. La risposta alle nuove minacce richiede quindi un ecosistema nel quale istituzioni, sicurezza, ricerca e industria possano condividere conoscenze, individuare criticità e costruire soluzioni prima che le vulnerabilità si trasformino in emergenze.
È anche in questa prospettiva che assume valore la continuità di appuntamenti come CyberShield AI Italia. Riunire nello stesso luogo decisori pubblici, strutture operative e imprese significa creare un confronto che non rimanga confinato all’analisi, ma possa produrre indirizzi, proposte e nuovi modelli di collaborazione. La sicurezza digitale diventa così un terreno sul quale misurare non soltanto la capacità di difendersi, ma quella del Paese di innovare senza aumentare la propria esposizione al rischio. L’iniziativa si è svolta con il sostegno di Bitdefender, CyberQuam, Check Point, Fata Informatica, IT Centric, Fortinet, NetApp, Panasonic Connect – TOUGHBOOK, Tropico Security e Studio Guarino, insieme ai partner AI.ESRA, aizoOn Technology Consulting, BIP CyberSec, LibraCyber, Lutech, Negg Group, Polo Strategico Nazionale, RINA, SAP, Teleconsys, Tinexta e Zenita Group.
La giornata di Roma rappresenta però un punto di partenza. Le priorità e le indicazioni emerse dai lavori confluiranno nel Defence Innovation Papers di Angi, che sarà consegnato al Governo e alle Commissioni parlamentari competenti. Un passaggio pensato per dare seguito al confronto e portare le istanze emerse da istituzioni e industria all’interno del dibattito sulle future strategie italiane in materia di cybersecurity, intelligenza artificiale e sicurezza nazionale.
Matteo Vinci
Video © Eurocomunicazione













