La Francia omaggia Papa Leone XIV

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Da Parigi a Lourdes e Metz, il Pontefice incontra giovani, malati e vittime di abusi, richiamando l’Europa alla tutela della dignità umana e al dialogo

Concluso il viaggio in Francia, iniziato venerdì 25 e terminato lunedì 28 settembre. Sin dal viaggio in aereo di venerdì, il Papa, rivolgendosi agli 80 giornalisti che lo accompagnavano, aveva affermato: «Il viaggio in Francia, come seguace di Gesù Cristo, è per annunciare la pace di Cristo in tutto il Mondo. È un messaggio importante che voglio dare in questo momento storico».

La vaticanista Franca Giansoldati ha fatto una domanda alquanto personale a Leone: «Lei è una persona felice?». Il Papa ha risposto: «Sì, lo sono, sono felice a parte le difficoltà, ma trovo conforto nella fede. Comunque sono contento della scelta fatta tanti anni fa. Ma perché mi vede triste?». E la Giansoldati: «No, però il peso della Chiesa si fa sentire!». E il Papa: «Qualche volta di più… ma il Signore è grande», ha risposto.

Tutte le strade di Parigi che la papamobile ha percorso erano gremite di persone: si calcola in 800mila i parigini. Taluni acclamavano il Papa con bandiere gialle e bianche, altri erano intenti a fotografare il Pontefice. Molte volte Leone ha fatto fermare l’auto per benedire, con un segno di croce sulla fronte, bambini che gli venivano porti dagli uomini della sicurezza. Forse taluni di essi non erano neppure battezzati: la laicità impera in Francia da anni, ma qualcosa sta cambiando. Soltanto quest’anno, nella sola Parigi, nella notte di Pasqua si sono celebrati 13 mila battesimi, non solo bambini ma anche adulti che guardano alla fede, in questi momenti di grande instabilità, e trovano nel cattolicesimo un porto sicuro.

Autentico desiderio di Dio

Seconda tappa del viaggio a Parigi è nella sede della organizzazione dell’Onu per l’educazione, la scienza e la cultura Unesco. In questa sede il Pontefice ha denunciato al folto pubblico le forme di dispotismo e di barbarie di quest’epoca, come pure la «disumanizzazione sul rispetto della dignità umana», la mancata cura dei «bambini nel grembo materno», la cattiveria nei teatri di guerra contro persone inermi o con disabilità, ma anche nei confronti di anziani e migranti. «La vita è un dono» — ha riferito Leone XIV — «non è una merce. La guerra è la più terribile opera dell’uomo».

C’è in Francia un risveglio religioso e lo dimostra gli 80mila giovani presenti la sera di venerdì alla Veglia di preghiera nello Stade de France, il più grande di Francia a Saint Denis. La giovane Iris, a nome di tutti, rivolgendosi al Papa ha sottolineato che oggi «c’è un autentico desiderio di Dio», una sete di fede, una ricerca di Cristo da parte dei giovani, molti dei quali sono scoraggiati dalle guerre che imperversano nel Mondo, dalle incertezze climatiche, dalle sfide tecnologiche, che creano dubbi per il futuro di ciascuno e per il lavoro.

Sabato 26 vi è stata, sempre a Parigi in Piazza de La Concorde, la messa. Migliaia di fedeli, provenienti da tutta la Francia, hanno accolto qui, alle 15, Prevost al grido di «La Place de Leon». Per la Ville Lumiere è un momento memorabile: un Papa che diciotto anni dopo la visita di Benedetto si trova nuovamente in quella Piazza, luogo di memoria tra il passato monarchico, il sangue della Rivoluzione, la ricerca dell’unità nazionale.

La storia di Place de La Concorde

Inizia nel 1748, quando i mercanti di Parigi decisero di erigere una statua equestre a Luigi XV. Fu scelto un luogo tra il giardino reale delle Tuileres e la campagna lungo la Senna. Al centro fu collocata la statua del re, circondata da aiuole. Nel 1789, con la Rivoluzione Francese, la piazza cambiò volto. La statua di Luigi XV venne abbattuta nell’agosto del 1792 e fusa. Al suo posto apparve una figura allegorica della libertà con il berretto frigio, ribattezzata Place de La Revolution.

Qui venne installata la ghigliottina e durante il periodo del Terrore, il 21 gennaio del 1793, fu decapitato Luigi XVI; nell’ottobre dello stesso anno, toccò a Maria Antonietta. Tra il 1793 ed il 1794 furono giustiziati in questa piazza più di 1100 condannati, tra i quali Danton, Robespierre e la stessa Madame du Barry. Era necessario però rimuovere l’immagine sanguinaria della piazza e nel 1795 le autorità rivoluzionarie ribattezzarono la piazza Place de La Concorde.

Nella lunga omelia che Prevost ha letto in questa piazza, spicca l’appello: «…prego affinché l’acqua viva dello Spirito Santo si diffonda su tutta la Francia. Penso a voi, care famiglie che nonostante le molteplici difficoltà quotidiane perseverate nella vostra missione di aiuto ai più deboli ed ai bisognosi». Nel pomeriggio inoltrato Papa Leone è ripartito da Orly/Parigi alla volta di Lourdes con un aereo Air France ribattezzato «Citè du Vatican».

Il Papa a Lourdes

Nei chilometri di percorso che separano la papamobile dalla Grotta di Massabielle, migliaia di persone lo hanno accolto festosamente. Mentre la luce della sera incalza, Papa Leone rimane in silenzio davanti la roccia sovrastata dalla immagine della Madonna, poi la sfiora con la mano e beve l’acqua della sorgente, quindi accende un cero. Gesti antichi iniziati nel 1858, quando Bernadette Soubirous disse di aver veduto la Madre Celeste.

Quando il Pontefice inizia a parlare il suo pensiero è alle guerre che stanno sfiorando l’Europa, e invoca: «Ottieni per la Francia governanti santi, capaci di affrontare le sfide e desiderosi di servire il bene comune, per promuovere la difesa dei diritti umani e la pace nel mondo, respingendo per sempre le logiche di guerra». Leone ha invocato «il dono della concordia fraterna», ha parlato di una società che deve avere la capacità di bandire ogni violenza e ogni odio e di non abbandonare i più poveri ed i più sfortunati: la pace è il tema dominante nei suoi discorsi, e invita i governanti che hanno responsabilità a condurre una politica di bene sociale.

Una dolorosa testimonianza

Rivolgendosi poi alle migliaia di malati presenti sulla piazza ha affermato: «Ci tengo a dirvi che non siete un peso, siete il cuore pulsante della nostra umanità e un tesoro prezioso per la Chiesa. Accompagno con la preghiera le prove che state attraversando». E ancora, rivolto ai pellegrini gravemente malati, ha voluto ribadire che: «Nessuna legge umana deve farvi perdere la certezza della vostra dignità. Al contrario, è proprio in nome di questa dignità inalienabile della persona umana, non deve esserci la tentazione di togliere la vita con il pretesto di una falsa compassione che deve essere fermamente respinta».

Qui a Lourdes, nella Casa Vescovile alle 17,30, Prevost ha dovuto affrontare una delle piaghe più dolorose della Chiesa. L’incontro con sette persone abusate: quattro uomini e tre donne, vittime di abusi da parte di membri del clero e della Chiesa di Francia. Il Papa li ha incontrati individualmente e in privato, ciascuno di loro; ha ascoltato le loro storie, le sofferenze vissute spesso con la complicità o il silenzio di quanti avrebbero potuto aiutarli. Con alcuni si è trattenuto per qualche momento in preghiera. Ha rivolto loro parole di ringraziamento per la dolorosa testimonianza e ha ribadito il suo impegno perché il male vissuto non si ripeta per altri. L’incontro è terminato alle 19,30.

Papa Leone a Metz: «Le radici dell’Europa»

Ultima tappa del viaggio in Francia del Pontefice, dopo Parigi, Lourdes, è stata la cittadina di Metz situata nella Lorena, ove Leone XIV è giunto in aereo intorno alle nove di lunedì 28 settembre. Qui ha percorso il centro città a bordo della papamobile tra una grande folla. È il secondo Papa che arriva in questa città: nel 1988 Giovanni Paolo II l’aveva visitata dopo aver fatto tappa a Strasburgo per essere accolto dal Parlamento Europeo. Erano gli anni della guerra fredda e della cortina di ferro, proprio l’anno dopo sarebbe caduto il Muro di Berlino.

La città di Metz è vicina ai confini con il Lussemburgo e la Germania e negli anni ha subito spostamenti di Governo. Annessa all’impero tedesco dopo la guerra del 1870, tornò a far parte della Francia nel 1918; fu poi nuovamente annessa dal regime nazista durante la Seconda Guerra Mondiale, fino alla liberazione alla fine del 1944 ed alla definitiva reintegrazione nella Francia del 1945.

Metz, la patria dell’Europa

Qui è nata la costruzione dell’Europa grazie a Robert Schuman, al quale si deve il progetto d’integrazione europea. Era nato cittadino tedesco in Lussemburgo, divenne cittadino francese nel 1919, quando la regione dell’Alsazia Lorena, dove viveva, fu restituita alla Francia. Durante la Seconda Guerra mondiale, quando quella Regione fu conquistata dai nazisti, il leader francese in esilio Charles De Gaulle chiese a Schumann, già impegnato prima della guerra come politico nel Parlamento Francese, di recarsi a Londra per entrare nel suo Governo che era riparato in Gran Bretagna, per sfuggire ai nazisti.

Dopo la guerra Schumann tornò alla politica nazionale ricoprendo alti incarichi. Divenne un fondamentale negoziatore con importanti iniziative come il Consiglio D’Europa, il piano Marshall per la ricostruzione dell’Europa dopo le macerie del conflitto e la Nato. In collaborazione con Jean Monnet elaborò il piano Schuman. Il documento venne pubblicato il 9 maggio 1950, data ormai considerata la nascita dell’Unione Europea e celebrata ogni anno.

Nel discorso di presentazione suggerì di porre sotto controllo di una autorità comune la produzione del carbone e dell’acciaio, materiali importanti per la ricostruzione ma anche per la produzione di armi. Fu creata quindi la Ceca, Comunità europea per carbone e acciaio. L’idea di fondo di Schuman era che togliendo il controllo sulla produzione di questi materiali, gli Stati membri non sarebbero stati in grado di combattere un’altra guerra. Ricordo ai lettori che il 25 marzo 1957 a Roma in Campidoglio nasceva l’Europa e ne scrivo sul mio libro “Il Segreto del Maresciallo”, edito a giugno scorso.

Il discorso del Papa

Il Pontefice ha tenuto qui un messaggio chiaro in un periodo storico che stiamo vivendo di equilibri fragili. In platea ci sono tutti i vescovi francesi, autorità, il principe Alberto di Monaco con la moglie Charlene, il presidente Macron che nei quattro giorni di permanenza del Papa non ha mai assistito a una messa del Pontefice, ma è stato invece presente all’ultima messa celebrata nella cattedrale di questa città francese.

Francia PapaUn lungo applauso ha accolto Leone XIV al suo arrivo nella sala, mentre il Coro e l’Orchestra dell’Opera di Metz eseguivano solenni brani musicali. Nel suo discorso il Papa ha denunciato «l’inutile strage che miete ogni giorno innumerevoli vittime, conflitto russo-ucraino», ha invocato il coraggio delle istituzioni europee nelle negoziazioni e ha esortato «a produrre sforzi creativi per la pace mondiale», non solo per «arginare l’emorragia della guerra», ma anche per aiutare i migranti che fuggono da questi teatri di guerra. «La dignità umana necessita di vie legali e sicure», ha concluso il Papa.

Dialogo e soluzioni

Nel volo di ritorno a Roma, Prevost si è concesso ai giornalisti che lo hanno subissato di domande. Possiamo concludere che, su tutte le risposte, il risultato è stato: «Ho portato il Vangelo in Francia, la Chiesa ha il dovere di far sentire la sua “voce” in nome del Vangelo ma ancor più per il bene dell’uomo. Non sono un politico, ma se ritenete che questa è politica, vuol dire che sì, ho fatto politica!».

Proprio lunedì 28 è iniziata, per tre giorni, a Mosca, il rilascio di bambini ucraini portati nella Federazione nonché dei prigionieri di guerra ucraini in mano ai russi. Nel conflitto, ha spiegato Leone sull’aereo ai giornalisti, «la Chiesa ha la responsabilità di far sì che i due leader dei due Paesi si siedano al tavolo, dialoghino e cerchino soluzioni mentre si combattono guerre senza senso».

 

Giancarlo Cocco

Foto © Vatican Media, Wikipedia

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Giancarlo Cocco
Laureato in Scienze Sociali ad indirizzo psicologico opera da oltre trenta anni come operatore della comunicazione. Ha iniziato la sua attività giornalistica presso l’area Comunicazione di Telecom Italia monitorando i summit europei, vanta collaborazioni con articoli sul mensile di Esperienza organo dell’associazione Seniores d’Azienda, è inserito nella redazione di News Continuare insieme dei Seniores di Telecom Italia ed è titolare della rubrica “Europa”, collabora con il mensile 50ePiù ed è accreditato per conto di questa rivista presso la Sala stampa Vaticana, l’ufficio stampa del Parlamento europeo e l’ufficio stampa del Ministero degli Affari Esteri. Dal 2010 è corrispondente da Roma del quotidiano on-line delle Marche Picusonline.

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