La storia dolorosa del piccolo Rampi colpì l’Italia intera, ma grazie alla determinazione della mamma scaturì qualcosa di prezioso
La storia italiana è costellata di fatti tragici che ci hanno segnato. C’è un nome che è impossibile dimenticare e che le nuove generazioni dovrebbero conoscere, per comprendere come eravamo all’inizio degli Anni Ottanta. Quando i cellulari e i social non esistevano. Quando l’Italia ha sofferto in diretta tv, in una straziante attesa di una buona notizia che non è arrivata.
Ma, a volte, dalle ceneri può nascere qualcosa di prezioso in grado di smuovere le coscienze e cambiare un Paese.
È questa la storia di Alfredo Rampi, per tutti Alfredino, caduto in un pozzo artesiano nel giugno 1981. Il figlio, il fratellino, il nipote di tutti gli italiani.
Il 21 e 28 giugno su Sky Cinema, e in streaming su Now, andrà in onda Alfredino – Una storia italiana, il nuovo Sky Original sui fatti di Vermicino.
Con la regia di Marco Pontecorvo, il film è stato scritto da Barbara Petronio e Francesco Balletta e prodotto da Sky e da Marco Belardi per Lotus Production (società di Leone Film Group).
La storia
La storia di Alfredo Rampi resterà per sempre un sasso duro rimasto nel cuore di un intero Paese, un trauma collettivo che Sky vuole raccontare, animata dalla speranza di aiutare a elaborarlo e superarlo.
Quello che accadde a Vermicino fu un evento doloroso che appartiene alla nostra memoria storica. Ma forse non tutti sanno che da quella tragedia scaturì qualcosa di prezioso. Diede un impulso decisivo alla costituzione della Protezione Civile come la conosciamo oggi e grazie alla determinazione di Franca Rampi è sorto il Centro Alfredo Rampi, con l’obiettivo di evitare che altri potessero soffrire quanto da loro sofferto.
Tratti distintivi di un film carico di significati
Sky ci mostra un film intenso, forte non tanto nelle immagini quanto nell’elaborazione psicologica di un dolore infinito. Non viene portata in scena la tv del melodramma, il dolore che nell’81 si cercava di rubare a un’intimità di due genitori che stavano vivendo una tragedia.
L’intento del regista Pontecorvo è stato quello di mostrare qualcosa che va oltre, che spazza via pregiudizi, parole inutili, errori commessi.
I riflettori sono puntati su ciò che la perdita del piccolo Alfredo ci ha lasciato, su un comparto dello Stato che oggi tanto fa per tutta la popolazione, la Protezione Civile.
Il cast
Il ruolo della mamma Franca Rampi è interpretato da una grandissima attrice, Anna Foglietta, in una performance davvero eccezionale, intensa.
Accanto alla Foglietta nel cast troviamo Francesco Acquaroli che è il comandante dei Vigili del fuoco Elveno Pastorelli; Vinicio Marchioni che interpreta Nando Broglio, il vigile del fuoco che provò a tenere compagnia e a motivare Alfredo durante quelle terribili ore; Luca Angeletti è il padre di Alfredo, Ferdinando Rampi; Beniamino Marcone nei panni di Marco Faggioli, uno dei pompieri accorsi sul luogo della tragedia, Giacomo Ferrara è Maurizio Monteleone, il secondo degli speleologi che provarono a recuperare il piccolo; Valentina Romani è la geologa Laura Bortolani, Daniele La Leggia è Tullio Bernabei, caposquadra del gruppo di speleologi e primo a calarsi nel pozzo; Riccardo De Filippis nei panni di Angelo Licheri, conosciuto anche come “l’Angelo di Vermicino”, ultimo a calarsi nel pozzo e a provare a salvare Alfredo, Massimo Dapporto interpreta l’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Alfredino è interpretato da Kim Cherubini.
La storia attraverso lo sguardo di Marco Pontecorvo
«La storia di Alfredino apparitene alla memoria di tutti gli italiani, anche quelli che non l’hanno vissuta. Per questo motivo abbiamo sentito una responsabilità maggiore nell’abbracciare il progetto. Pur avendo seguito i verbali, abbiamo cercato di uscire dalla pura cronaca, di scavare negli animi dei personaggi e attraverso di loro raccontare un affresco dell’Italia di quell’epoca. Un Paese colpito da scandali, crisi di governo e terrorismo che si è fermato col fiato sospeso seguendo la prima diretta televisiva in un’alternanza di speranze e sconforto», ha spiegato il regista.
Durante le riprese sono scesi nel pozzo insieme agli speleologi e ai volontari, hanno vissuto con loro l’impossibilità di calarsi, la claustrofobia e la frustrazione di non poter salvare Alfredino.
«D’accordo con la famiglia Rampi si è deciso di non vedere mai il bimbo nel pozzo. Spero che siamo riusciti a rendere la sua assenza. Calandoci dentro la storia riusciamo a capire il perché di tante scelte e l’eroicità di tanti personaggi», ha aggiunto.
Pontecorvo si riferisce soprattutto alla signora Franca Rampi, «una donna di incredibile forza che è riuscita a trasformare quella tragedia immensa in una spinta che ha poi dato vita, grazie al presidente Pertini, alla Protezione Civile. Ho voluto uno stile asciutto, entrando in punta di piedi nella vicenda e, a volte, guardandola dall’esterno», ha concluso.
Perché raccontare questa storia
«Volevamo raccontare a tutti l’aspetto meno noto della vicenda, cosa è successo dopo, quando i riflettori e le telecamere si sono spenti. E il “dopo” è una storia di indicibile tenacia e altruismo. Franca e Ferdinando Rampi hanno lottato per migliorare quel Paese che non aveva saputo aiutarli, dando una grande lezione di vita a tutti noi. Grazie a loro oggi abbiamo una struttura che ha come unico scopo quello di proteggere la popolazione. È questa la storia che Sky ha voluto raccontare», ha dichiarato Antonella d’Errico, Executive Vice President Programming Sky Italia.
È una storia di tenacia e abnegazione di chi, vittima della disorganizzazione di un Paese impreparato, è riuscito ad andare oltre una perdita inimmaginabile, ha migliorato il Paese pur rimanendo in silenzio e lontano dal clamore dei riflettori.
La necessità della conoscenza
«Chiunque si ricorda ancora la vicenda con senso di dolorosa impotenza. Ma perché volerla ricostruire e portarla sullo schermo? Il motivo va cercato nell’impulso a rielaborare una storia che entrò nel cuore e nella mente dell’intero Paese. Eravamo convinti che non solo era giusto ma necessario raccontare questa storia. Per non dimenticare, per contribuire a sensibilizzare nuove generazioni. Alfredino – Una storia italiana è una testimonianza civile, un appello alla parte migliore di noi. Per un Paese civile. E per la sua Protezione», ha evidenziato Nils Hartmann, Senior Director Sky Original Productions Sky Italia.
La lavorazione in pandemia
Durante la conferenza stampa il regista ha sottolineato quanto sia stato difficile lavorare a questo progetto. Il problema della pandemia ma anche come gli attori abbiano lavorato in condizioni pessime poiché il progetto è stato difficile soprattutto a livello pratico.
«Inoltre era importante per noi mantenere una rotta precisa, non volevamo il melodramma, il pietismo e la tv del dolore. Abbiamo seguito un’etica», è intervenuto Pontecorvo.
Il racconto come ricordo
«La morte di Alfredino non è stata vana. In 40 anni il Centro Rampi ha dato tanto per la sicurezza e per la prima volta ho sentito una richiesta di raccontare per ricordare e raccontare tutto ciò che è nato da quell’evento, senza strumentalizzazione del dolore», ha detto Rita Di Iorio, presidente del Centro Rampi.
Alessandra Caputo
Foto © Lucia Iuorio













