Un progetto, con due perforazioni a cinque chilometri di profondità, all’origine del sisma
L’epicentro del terremoto che si è verificato il 26 giugno alle ore 5 è stato registrato a una profondità di cinque chilometri, nel comune di La Wantzenau, a nord dell’agglomerato di Strasburgo, secondo Renass (Réseau national de surveillance sismique). Una scossa di assestamento è di cinque minuti dopo, magnitudo 2.3, nello stesso luogo. Entrambi gli eventi sono stati classificati come “indotti“, cioè causati dall’attività umana.

Il Dipartimento di analisi, sorveglianza e ambiente (Dase) della Commissione francese per l’energia atomica e le energie alternative (Cea) ha dichiarato una magnitudo di 4,3 per il primo terremoto. I vigili del fuoco del Bas-Rhin hanno annunciato di aver ricevuto molte chiamate, ma di non essere dovuti intervenire. «Ci saranno dei danni, ma saranno dell’ordine delle crepe», ha spiegato il sindaco di La Wantzenau, Michèle Kannengieser.
Il progetto geotermico
Il progetto geotermico all’origine del sisma era attivo fino a dicembre a nord di Strasburgo, nei comuni di Vendenheim e Reichstett, vicini a La Wantzenau. È definitivamente interrotto il 7 dicembre del 2020 dopo una serie di terremoti, più o meno intensi, che si erano verificati dall’ottobre dello stesso anno – tra cui uno di magnitudo 3,5 il 4 dicembre – classificati come “indotti” dalla Renass.

Fonroche Geothermie, l’impresa che ha condotto il progetto, aveva ammesso che le sue attività erano la causa di alcuni dei movimenti tellurici. L’impianto, non ancora operativo, era uno dei tre in corso, per consentire all’Eurometropoli di Strasburgo di raggiungere il 100% di energia rinnovabile entro il 2050. Gli altri progetti geotermici sono quello del comune di d’Eckbolsheim, sempre condotto dalla ditta Fonroche, e quello del comune di Illkirch seguito dall’ES (Electricité de Strasbourg).
La politica verde dell’Alsazia
La geotermia profonda – che consiste nell’estrarre, attraverso dei pozzi, dell’acqua molto calda (circa 150-200°C) per produrre calore o elettricità, è uno dei pilastri della politica verde dell’Alsazia. L’obiettivo è di arrivare a fornire energia rinnovabile al 100% entro il 2050 in tutto il territorio e diminuire del 70% le emissioni di gas serra. «Vogliamo essere una delle autorità locali più innovative in termini di ambiente ed essere un territorio ad energia positiva. Speriamo che l’energia geotermica, a lungo termine, fornisca il 20% del nostro fabbisogno energetico», spiegava il presidente dell’Eurometropoli Robert Herrmann nel 2018.
La fossa renana

Se i politici alsaziani credono e investono nella geotermia è perchè l’Alsazia, in particolare la fossa del Reno, beneficia di un basamento favorevole al suo sviluppo.
Sotto terra vi è un’acqua la cui temperatura, dai 2000 metri di profondità, si avvicina ai 140 °C. La roccia calda già fratturata permette l’estrazione di quest’acqua tramite due pozzi. Il primo porta l’acqua ad un’alta temperatura, che viene poi trasformata, tramite uno scambiatore, in calore o elettricità. Il secondo pozzo restituisce l’acqua raffreddata al sottosuolo, dove è riscaldata dalle rocce calde.
Uno stabilimento di ricerca a Soultz-sous-Forêts, nella regione del Basso Reno, esiste già dalla fine degli anni ’80, ma il settore è ancora agli inizi.
La tecnica
Questa tecnica suscitava timori, in particolare dopo gli incidenti avvenuti in Germania dieci anni fa e in Svizzera. L’acqua iniettata ad alta pressione nel sottosuolo a 5 km di profondità aveva causato diversi mini-terremoti nella Regione di Basilea nel 2006. Un altro di magnitudo 3,6, sette anni dopo a San Gallo.
Si pensava che gli incidenti fossero dovuti alla fratturazione della roccia, e che perforando, senza rompere la roccia né scendere così in basso come è avvenuto in Svizzera, si sarebbero evitati.
Le analisi del sisma

In realtà, «la localizzazione e la prima stima della profondità fanno chiaramente pensare che questi eventi sono nella continuazione dei precedenti», ha dichiarato Jerome Vergne, sismologo della Scuola e Osservatorio di Scienze della Terra di Strasburgo. «Abbiamo continuato a registrare un’attività sismica persistente negli ultimi mesi.
Il sottosuolo impiega un po’ di tempo per reagire alla cessazione [del progetto], e per tornare a uno stato di stress naturale», ha aggiunto. «Ciò che è sorprendente è che oggi abbiamo avuto il terremoto più significativo della sequenza». Jerome Vergne ha fatto riferimento alla “crisi sismica di Basilea”. Anche la città svizzera era afflitta da terremoti di “magnitudo minore” dopo la chiusura di progetto geotermico locale negli anni 2000.
In attesa della fase di ri-stabilizzazione
Da parte sua, la sociètà Fonroche geotermica ha spiegato, in un comunicato, come “questi eventi sono legati al ritorno all’equilibrio del serbatoio che è accompagnato da sismicità“. Secondo Fonroche Geothermie la pressione continua a diminuire leggermente. Il serbatoio geotermico è tornato comunque ai livelli di “pressione naturale” il 26 aprile.
Rossella Vezzosi
Foto © DNA, Rue89Strasbourg, Strasbourg.eu,Révolution énérgetique













