Plastica, miliardi di tonnellate ancora da smaltire

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Plastica

La soluzione proposta da molti scienziati è puntare sul ri­ci­clag­gio del­la pla­sti­ca che, trattata, è importante per ­l’in­qui­na­men­to

Chi non vorrebbe un Mondo pulito, aria respirabile e salutare per i nostri polmoni, così il cibo che mangiamo sano e senza pesticidi o gli abiti che indossiamo senza coloranti tossici? Penso che la stragrande maggioranza, forse la totalità, sarebbe d’accordo, però c’è un quesito grande quanto la catena dell’Himalaya: dove mettiamo tutti i rifiuti che abbiamo consumato fino a oggi e che inquinano per miliardi di tonnellate?

Pianeta Terra in pericolo

A Glasgow, come ormai strombazzato da tutti i media, per il Cop26 (Conferenza sul clima) si sono riuniti i cosiddetti “Grandi della Terra” per discutere sui cambiamenti climatici che stiamo vivendo in questi anni e come porvi rimedio, nonostante la situazione, ammettiamolo, sembra sfuggire di mano un po’ a tutti.

Il nostro Pianeta, essendo un essere vivente, ricordiamo la mitica Gea, sta facendo come gli pare e non guarda certo a noi con reverenza. Ne ha viste tante di generazioni prima di noi e di certo non saremo gli ultimi. Altri verranno dopo e forse, con l’idea mai sopita, di dominarlo.

In molte cose l’uomo l’ha già fatto, inutile farne l’elenco, ma basta poi un’onda del mare più grande del normale oppure un ciclone, per non citare terremoti o eruzioni vulcaniche, ed ecco che ci ritroviamo punto e accapo a ricostruire tutto. Si tratta di una realtà che non vogliamo ammettere sentendoci ancora i padroni della Terra.

Comunque, visti i problemi concreti, al di là degli slogan alla Greta Thumberg, ogni decisione lascia il tempo che trova. Specie per il contenimento del famigerato Co2, quando Cina, Russia e India non partecipano a questo progetto, anzi continuano a inquinare “allegramente” per le loro produzioni.

La plastica più inquinante di tutto

A Glasgow si è parlato molto del riscaldamento, dell’innalzamento dei mari e dell’inquinamento che non conosce confini, ma poco della plastica che forse inquina più di altri prodotti.

I sac­chet­ti e le bot­ti­glie in Pet (po­lie­ti­le­ne te­ref­ta­la­to), dato l’utilizzo giornaliero, sono i principali accusati. Infatti, al­l’80%, sono tra i ri­fiu­ti più dif­fu­si al Mon­do, con il pe­ri­co­lo che, una vol­ta de­com­po­sti, i loro fram­men­ti tos­si­ci possano compromettere la Terra. Sono stati catturati grandi quantità di pesci con all’interno dello stomaco oggetti di plastica.

Solo ne­gli Usa, per fare un esem­pio, ogni anno ben 100 mi­lio­ni di bu­ste di pla­sti­ca sono usa­te una sola vol­ta e poi get­ta­te. Pec­ca­to che in na­tu­ra uno di quei sac­chet­ti può du­ra­re mil­len­ni con un dan­no eco­lo­gi­co ir­re­ver­si­bi­le.

La scoperta innovativa negli anni ’50

Ammettiamolo: la plastica male utilizzata sta diventando un vero flagello per il Pianeta.

PlasticaCitiamo per tutti la, ormai, famosa isola galleggiante fatta di rifiuti plastici. Grande come l’intero Canada, quasi 10 milioni di km2, naviga nel Pacifico ingrandendosi ogni anno di più. E pensare che quando venne scoperto il poliuretano, cioè la plastica, dal nostro Giulio Natta, al quale nel 1963 venne conferito il premio Nobel per la chimica, grandi erano le speranze. Con poca spesa finalmente si potevano realizzare oggetti prima impossibili da adoperare nella vita di tutti i giorni. Ne­gli anni ’50 nel­le case de­gli ita­lia­ni era­no pre­sen­ti non più di 20 ele­men­ti plastici, oggi il solo cel­lu­la­re ne con­tie­ne 60 differenti.

Di lì a poco que­sto ma­te­ria­le avreb­be in­va­so tut­ta la no­stra vita quo­ti­dia­na. Ma gli anni pas­sa­no e, come tut­te le cose, an­che le speranze nella pla­sti­ca, come ogni elemento quando se ne abu­sa in maniera scellerata, di­ven­ta un ne­mi­co per ­l’am­bien­te.

È in­di­spen­sa­bi­le, allora, ri­dur­re l’im­pat­to del suo con­su­mo, insieme al­le ma­te­rie pri­me di base che la na­tu­ra ci of­fre. Oggi sacrificate a van­tag­gio del­lo svi­lup­po e del­la cre­sci­ta tecnologica per un con­su­mismo senza freni.

Se non ade­gua­ta­men­te con­trol­la­ti, sia i com­po­sti chi­mi­ci e sia i me­tal­li pe­san­ti, per fare un esem­pio, ri­tor­ne­reb­be­ro nel ci­clo ali­men­ta­re, oltre che atmosferico, con ef­fet­ti collaterali an­co­ra im­pre­ve­di­bi­li, ma certamente dannosi tale da al­te­ra­re il no­stro ha­bi­tat.

Il riciclo

La soluzione proposta da molti scienziati è puntare sul ri­ci­clag­gio del­la pla­sti­ca che, trattata, può essere una com­po­nen­te im­por­tan­te per la ri­so­lu­zio­ne del­l’in­qui­na­men­to. Infatti, es­sen­do un ma­te­ria­le di base per il ri­ci­clo come la car­ta, il le­gno o il ve­tro può contri­bui­re a ri­sol­ve­re i dan­ni am­bien­ta­li pro­vo­ca­ti dal­le im­mis­sio­ni nel­l’at­mo­sfe­ra di gas CO2. Ma anche alla ri­du­zio­ne del­l’u­ti­liz­zo di ma­te­rie pri­me come il pe­tro­lio.

Però per que­sta fase oc­cor­re, pri­ma del ri­ci­clo, una rac­col­ta dif­fe­ren­zia­ta dei rifiuti. Di fondamentale importanza è “edu­ca­re” il cit­ta­di­no a non di­sper­de­re disordinatamente i ri­fiu­ti nell’ambiente. Ma anche a in­cen­ti­va­re i cen­tri di ri­ci­clag­gio e di compostaggio af­fin­ché ci sia­no finalmente nor­ma­ti­ve ob­bli­ga­to­rie per il riutilizzo dei materiali ri­ge­ne­ra­ti.

La crea­zio­ne, insomma, di un vero cir­cui­to vir­tuo­so del ri­ci­clo deve es­se­re par­te di un pro­get­to di me­dio e di lun­go pe­rio­do. Fatto per orientare le po­li­ti­che di svi­lup­po industriale a li­vel­lo go­ver­na­ti­vo. Ma ci sono ancora resistenze, comprensibili, da parte degli industriali per una riqualificazione del prodotto plastico in tempi brevi. Inoltre, troviamo grave che, nonostante appelli, migliaia di documenti, testimonianze sempre più allarmanti per quello che potrebbe succedere di qui a pochi anni, si assiste a una colpevole inerzia davanti al problema. Come se in fondo ancora non ci riguardasse.

Un parallelo al passato

Questo periodo di ignavia, così pericoloso per noi che viviamo sulla Terra, mi ricorda molto gli accordi di Monaco del 1938 tra Inghilterra, Francia e Germania con il contributo dell’Italia. Il patto firmato riguardava un accordo di non belligeranza che bastò ai politici di allora per decretare che la pace era un dato di fatto farcito di belle parole senza, però, voler controllare cosa in realtà bruciava sotto la cenere delle buone intenzioni. E così, appena un anno dopo, nel 1939, l’Europa, e di seguito il Mondo intero, entrò nella più micidiale tragedia della storia: la seconda guerra mondiale.

Non vorrei che, anche per il cambiamento climatico e per l’inquinamento, per colpa dell’ignavia di belle parole finisse così.

 

Antonello Cannarozzo

Foto © Rackr, Grtgroup, You Tube

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