Sergio Mattarella, una piccola storia che spiega il valore dell’uomo

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Sergio Mattarella

A pochi mesi dalla fine del suo mandato il ricordo di quando fu direttore politico del quotidiano politico Il Popolo

Fra qualche mese finirà il settennato di Sergio Mattarella alla presidenza della Repubblica. Sette anni che lo hanno visto sul Colle più importante a dipanare la complessa politica italiana. Proprio in vista della conclusione del suo mandato, ho voluto ricordare un piccolo episodio che descrive, a mio avviso, molto bene l’integrità dell’uomo.

Lo “spoil sy­stem” italiano

Ne­gli anni ’92/​’94 ero re­dat­to­re, da cir­ca die­ci anni, pres­so il quo­ti­dia­no po­li­ti­co Il Po­po­lo, l’or­ga­no del­la fu De­mo­cra­zia Cri­stia­na, quan­do il fu­tu­ro pre­si­den­te del­la Re­pub­bli­ca, Sergio Mat­ta­rel­la, ne di­ven­ne il di­ret­to­re po­li­ti­co.

Era­no gli anni del ci­clo­ne tan­gen­to­po­li e il par­ti­to era in uno sta­to di cri­si pro­fon­da.

Non c’e­ra gior­no che qual­che ono­re­vo­le, fino ad al­lo­ra osan­na­to, non fi­nis­se agli ono­ri del­le cro­na­che giu­di­zia­rie per qual­che av­vi­so di ga­ran­zia. Inol­tre, per un gior­na­li­sta pre­sen­tar­si al­lo­ra come re­dat­to­re del Po­po­lo equi­va­le­va a es­se­re con­si­de­ra­to una spe­cie di col­lu­so con gli af­fa­ri del “Pa­laz­zo”.

Un’al­tra par­ti­co­la­ri­tà di un or­ga­no d’in­for­ma­zio­ne come il no­stro, le­ga­to alla Dc, era­no an­che le fa­mo­se “cor­ren­ti di par­ti­to”. Quel­la che vin­ce­va al Con­gres­so met­te­va i suoi uo­mi­ni nei cen­tri del po­te­re. Invece, chi non era del­la stessa cor­da­ta do­ve­va aspet­ta­re il suo turno e af­fi­la­re i col­tel­li per il pros­si­mo. Tut­to, però, sem­pre in un cli­ma di gran­de ri­spet­to e “ami­ci­zia”. In­som­ma uno “spoil sy­stem” al­l’i­ta­lia­na.

Onestà intellettuale

Il gior­na­le ave­va un di­ret­to­re re­spon­sa­bi­le e uno po­li­ti­co che con­trol­la­va la li­nea politica del giornale. In cir­ca die­ci anni, a ogni nuovo segretario, ho vi­sto cam­bia­re tan­ti direttori politici. L’ul­ti­mo, per­ché poi an­dai via, fu, come ac­cen­na­to, Ser­gio Mat­ta­rel­la.

Di lui ho un ri­cor­do mol­to vivo: per­so­na dai modi gen­ti­li, ele­gan­ti, sa­pe­va in­trat­te­ne­re le per­so­ne in ma­nie­ra bril­lan­te, tut­t’al­tro che se­rio­so, come ap­pa­re nel­le foto o in al­cu­ni filmati uf­fi­cia­li. An­che se, per il po­sto che oc­cu­pa­va, era sem­pre mol­to at­ten­to a calibrare le pa­ro­le. Ma, so­prat­tut­to, di­mo­stra­va con i fat­ti il suo ri­go­re e la sua one­stà intellettuale, una dote ri­co­no­sciu­ta an­che dai suoi av­ver­sa­ri po­li­ti­ci.

Per quan­to mi ri­guar­da, pur es­sen­do lon­ta­no dal­la sua col­lo­ca­zio­ne po­li­ti­ca, non mi ha fat­to mai sen­ti­re a di­sa­gio. Anzi, era sem­pre mol­to di­spo­ni­bi­le al dia­lo­go e lo stes­so pen­so val­ga per gli al­tri col­le­ghi d’al­lo­ra.

In­te­res­san­ti era­no, poi, le se­ra­te al gior­na­le, quan­do chiu­de­va­mo in ti­po­gra­fia e si rimaneva an­co­ra in re­da­zio­ne per de­fi­ni­re in bozza la li­nea del gior­no dopo.

Sergio MattarellaVe­ni­va­no a tro­var­lo tan­ti per­so­nag­gi in quelle serate che ri­ma­ne­va­no in pia­ce­vo­le con­ver­sa­zio­ne an­che con noi gior­na­li­sti. Tra i quali ricordo in maniera particolare il co­sti­tu­zio­na­li­sta Leo­pol­do Elia per le sue improvvisate lezione sul diritto costituzionale veramente notevoli.

Pur es­sen­do lon­ta­no, come ac­cen­na­to dal­la sua corrente po­li­ti­ca, co­min­ciai a comprenderlo per un ri­cor­do che ri­ma­se in­de­le­bi­le nel­la mia men­te e com­pre­si la vera tem­pra di que­st’uo­mo, ap­pa­ren­te­men­te schi­vo e di­stac­ca­to.

L’aneddoto

Una sto­ria pic­co­la, si­cu­ra­men­te sco­no­sciu­ta, ma dove c’è tut­to Mat­ta­rel­la.

Era l’o­ra di pran­zo e con al­cu­ni col­le­ghi era­va­mo an­da­ti a pren­der­ci il clas­si­co pa­ni­no in un bar del­la zona. Fa­cen­do ri­tor­no al gior­na­le, lo in­con­tram­mo per stra­da, vi­ci­no al Senato.

Pas­seg­gia­va da solo, se­gui­to di­scre­ta­men­te dal­la scor­ta, cre­do che aves­se avu­to in quel tem­po del­le mi­nac­ce. Non dimentichiamo che era sta­to più vol­te mi­ni­stro e pre­si­den­te del­le com­mis­sio­ni più scot­tan­ti.

Lo sa­lu­tam­mo e scam­biam­mo con lui al­cu­ne frasi di cir­co­stan­za. Poi, es­sen­do vi­ci­ni al giornale, ci of­frim­mo di ac­com­pa­gnar­lo, vi­sto che in pra­ti­ca era solo. Ma lui con un sor­ri­so ci rin­gra­ziò e dis­se ciò che non avrei mai dimenticato: «Vi rin­gra­zio per la vo­stra cor­te­sia, ma è me­glio che vada da solo, se mi suc­ce­des­se qual­co­sa fa par­te del ri­schio del­la mia responsabilità po­li­ti­ca, ma se suc­ce­des­se qualcosa a voi per col­pa mia non me lo po­trei mai per­do­na­re».

Ri­ma­nem­mo sor­pre­si e ca­pim­mo il sa­cri­fi­cio che que­st’uo­mo, no­no­stan­te aves­se una famiglia, ri­schia­va se stes­so come ser­vi­to­re del­lo Sta­to.

Ecco un uomo che non di­men­ti­che­rò mai, di­mo­strando allora un co­rag­gio e un al­trui­smo oggi doti sem­pre più rare.

Gra­zie pre­si­den­te.

 

 

Antonello Cannarozzo

Foto © Quirinale, IlPopolo

Video © Eurocomunicazione

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