Alla scoperta delle origini, delle feste popolari e della cucina tradizionale
Le feste religiose fanno parte del patrimonio tradizionale italiano, hanno un significato sociale e rappresentano un vincolo di appartenenza alla comunità.
La Pasqua è una delle feste più importanti dell’anno. I riti e le cerimonie che si svolgono hanno origini lontane, che si perdono nella notte dei tempi. La festa stessa potrebbe essere collegata alle celebrazioni con le quali gli antichi davano il benvenuto all’arrivo della bella stagione con riti propiziatori, balli canti e sacrifici agli dei.
I riti nelle città italiane
In molte città e paesi italiani si organizzano eventi che richiamano folle di turisti e curiosi: sagre, processioni, concerti di musica sacra, rievocazioni storiche.
Una forte espressione di fede, certo, ma anche eventi dal grande impatto emotivo e religioso. Le feste della settimana santa sono le più numerose e sentite. Celebrate ovunque in Italia da nord a sud riprendono le tradizioni e i rituali antichi.
Firenze rievoca le crociate
A Firenze si celebra lo scoppio del Carro, una colomba meccanica colpisce un carro provocando l’accensione di fuochi d’artificio. Questo rituale risale ai tempi della prima crociata, quando venne distribuito, dai crociati di ritorno da Gerusalemme, il sacro fuoco prodotto dalle schegge del Santo Sepolcro. Nel corso della processione che rievoca l’evento, il Carro porta un razzo che viene appunto acceso in ricordo di queste schegge.
In Abruzzo la Madonna “scappa”
Anche in Abruzzo, a Sulmona, la domenica di Pasqua è caratterizzata da una vera e propria sacra rappresentazione nel corso della quale alcune statue portate a spalla, si animano interpretando dei ruoli precisi. San Pietro e San Giovanni entrano in chiesa per informare la Madonna che il figlio è risorto. La Vergine Maria esce di corsa dal luogo sacro per andare incontro al figlio che si trova in piazza. Correndo perde gli abiti neri, segno del suo dolore, mostrando un bellissimo abito verde. Questo rito, che ha un grande richiamo, è conosciuto con il curioso nome la Madonna che scappa in piazza.
Frassinoro e la sua Via Crucis vivente
La Via Crucis vivente di Frassinoro, in provincia di Modena, è forse la manifestazione religioso-popolare più importante della Regione. La cerimonia, in cui gli abitanti del borgo compongono quadri viventi che raffigurano i vari episodi della Passione di Cristo, è di grande suggestione e risale ai tempi della Controriforma. Questa Via Crucis però si tiene ogni tre anni e la prossima ci sarà nel 2023.
Taranto, la processione lunga 40 ore
Particolarmente sentita la rappresentazione del Giovedì e Venerdì Santo a Taranto con ben tre suggestive processioni. La prima è detta dei Perdùne, come erano chiamati i pellegrini che andavano a Roma per il Giubileo. La testa coperta da un lungo cappuccio bianco sormontato da un cappello nero, sfilano a piedi nudi dal pomeriggio del Giovedì fino a notte fonda. La seconda processione, quella dell’Addolorata, aperta dal Troccolante, che dà il ritmo suonando la troccola, una tavoletta di legno con denti di ferro. Quattro chilometri percorsi in più di dieci ore. Nel pomeriggio del Venerdì parte la processione dei Misteri, con gruppi statuari e il simulacro del Cristo morto, la sfilata avviene fino all’alba del Sabato Santo.
E non sono finite qui…
Ce ne sono molte altre, ma è impossibile citarle tutte. Bisogna comunque ricordare le celebrazioni di Urbania con l’usanza contadina Punta e cul, la Sagra e il Palio
dell’uovo a Tredozio, la Corsa dell’Angelo, che raffigura l’incontro tra la Madonna e il Figlio Risorto a Ischia, Bormio e Mantova con l’apertura e l’esposizione dei Sacri Vasi contenenti la reliquia del Preziosissimo Sangue. In Sicilia si svolgono la Real maestranza a Caltanissetta, le antiche celebrazioni a Prizzi con le maschere della morte e la processione dei misteri a Trapani. E infine Roma, dove il venerdì che precede la Pasqua, in Via dei Fori Imperiali, si svolge una imponente Via Crucis con la presenza del Papa.
Quando cade la Pasqua?
Una caratteristica della Pasqua è che non viene celebrata sempre nello stesso giorno come tutte le altre ricorrenze. La sua data è mobile all’interno di un arco temporale compreso tra il 22 marzo e il 25 aprile.
Come mai? Come tutti sanno, la Pasqua ricorda la resurrezione di Gesù Cristo avvenuta tre giorni dopo la sua morte sulla croce. Nelle fonti storiche, che in questo caso sono principalmente i vangeli, la data non è determinata con precisione perché le indicazioni sono insufficienti. Nei vangeli si indica soltanto il Venerdì come giorno della morte, durante le festività della Pesach, la festa ebraica che ricorda la liberazione del popolo di Israele dall’Egitto.
La data della festa viene stabilita di anno in anno sulla base del ciclo lunare. Si calcola la luna piena dopo l’equinozio di primavera e la domenica successiva, a quella luna piena, sarà il giorno di Pasqua. Se il giorno capita nel mese di marzo o nei primissimi giorni di aprile, si parla di Pasqua bassa, se invece si tratta di un giorno di aprile inoltrato si parla di Pasqua alta.
La Pasqua in tavola
Come ogni festa che si rispetti, la Pasqua è molto sentita e onorata anche a tavola. Da nord a sud molte sono le ricette tradizionali e i piatti tipici tramandati da generazioni. Su tutte le tavole non possono mancare l’agnello e le uova, simbolo della rinascita, le torte rustiche come casatiello castello e pizza al formaggio e soprattutto i dolci.
La Pastiera
Non è Pasqua senza sua maestà la pastiera, uno dei dolci d’eccellenza. Ingredienti semplici, una base di pasta frolla che racchiude un ripieno di grano cotto nel latte, ricotta, vaccina o di pecora (per gli integralisti), e l’essenza di zagare.
Sulla superficie ci sono sette strisce e c’è chi dice che rappresentino i 7 ingredienti di cui è composta. Sono due le leggende legate al perché di queste strisce, che creano dei rombi, ed entrambe riconducono appunto agli ingredienti necessari per la preparazione.
La prima riguarda il culto della sirena dormiente che in primavera emerge dalle acque per salutare il popolo della sua città, cantando. I cittadini, per ringraziarla portano farina, ricotta, uova, grano, acqua di fiori d’arancio, spezie, vaniglia e zucchero. I sette ingredienti che formano la pastiera.
La seconda leggenda riguarda il rapporto profondo tra il mare e Napoli. Un tempo sulle spiagge di Mergellina, le mogli dei pescatori portarono sette ceste con ricotta, frutta candita, grano, farina, burro, uova e fiori d’arancio come offerte per ingraziarsi il mare in modo che i propri mariti potessero tornare sani e salvi. Al mattino, quando le donne tornarono in spiaggia per riaccogliere gli uomini si accorsero che i flutti d’acqua avevano mischiato tutti gli ingredienti facendo comparire in una delle ceste una torta tutta nuova.
Il ruoto
Parte integrante di ogni pastiera napoletana che si rispetti è il suo ruoto, per intenderci la tortiera. Circolare di alluminio, viene acquistato a tempo debito per poi essere tramandata gelosamente. A Napoli e dintorni, la pastiera si spedisce direttamente a casa dei parenti con il ruoto, prova effettiva che essa è stata fatta in casa.
Le varianti
Accanto alla pastiera tradizionale vanno menzionate anche alternative, che seppur avendo una variazione degli ingredienti base sono ugualmente riconosciute a “pastiera”. La prima è quella con grani alternativi, molto diffusa negli ultimi anni in Cilento.
Un’altra, quella con il ripieno di riso, diffusa nelle province fuori Napoli, a Benevento e Salerno, oltre che nel Cilento.
Non può poi mancare la pastiera di pasta in versione dolce, originaria di Torre del Greco e Torre Annunziata. Il formato di pasta è quello chiamato capelli d’angelo, cioè gli spaghetti sottilissimi. In dialetto, viene chiamata ‘a pastiera ‘e ferellini, cioè pastiera di capellini.
Per ultime ci sono le reinterpretazioni contemporanee come quella lievitata della pasticceria Pepe.
Da queste nozioni è facile capire che la colomba sia un portatore di notizie benevole. Altrettanto semplice è il suo collegamento con la Pasqua, festa di Resurrezione.
Una colomba, tre leggende
Tre, nello specifico, che concordano tutte su un punto: l’epoca dei Longobardi.
La prima leggenda narra che durante l’assedio di Pavia il re longobardo Alboino si vide offrire un pane dolce a forma di colomba, come richiesta di tregua e pace.
La terza versione si riferisce alla Battaglia di Legnano con la vittoria dei Comuni lombardi contro l’invasore Federico Barbarossa. Si narra che furono viste delle colombe bianche posarsi sopra le insegne dei lombardi; il condottiero che le vide diede ordine di preparare pani a forma di colomba per infondere coraggio ai suoi cavalieri.
La verità storica della colomba
La fuoriuscita dai confini lombardi la si deve alla produzione su larga scala per opera dell’azienda Motta; in particolare, dobbiamo l’invenzione vera e propria della colomba a Dino Villani.
Fece una semplice ma efficace pensata: riutilizzare i macchinari e molti tra gli ingredienti già utilizzati per i panettoni natalizi per produrre fino alla fine della Pasqua.
Applicò così un concetto base del marketing di oggi comune nell’industria alimentare, la line extension. L’ampliamento della linea di prodotto volto a coprire più fasce di mercato possibili, estendendo il ventaglio dell’offerta a fronte di una domanda variabile, anche in base alla stagione.
L’uovo di cioccolato
Sveva Marchetti
Foto © In Toscana, San Francesco Patrono, Sulmona Live, Cookaround, Ricetta.it, Cookist


Da sempre considerata la sorella triste del panettone, non è però così. La colomba ha una sua una storia di tutto rispetto. L’etimologia risale probabilmente dal greco antico, kolimbas-a, una sorta di uccello acquatico.
Ultimo dolce, ma non per importanza, è l’amatissimo uovo di cioccolato. Simbolo della Pasqua rappresenta sia la vita che nasce che il mistero.










