Due modelli che vengono posti in competizione tra loro ma che rimarranno immortali per la letteratura italiana e mondiale
Fra i vari remake e celebrazioni di scrittori e letterati, vorrei ricordare un incontro singolare al Teatro di Mombaroccio organizzato dall’Istituto comprensivo Luigi Pirandello e il Comune di Mombaroccio: “tasso e Ariosto il folle derby del Rinascimento“, a cui partecipai come relatore con gli studenti della scuola coordinati da Elisa Boncompagni e Michele Alexis e letture di Marta Fossa, cui seguì la visita al Palazzo del Monte, in collaborazione con l’Accademia Guidobaldo Del Monte e l’Associazione culturale di promozione sociale.
Un progetto che ritengo debba essere ripreso nel sistema cultura e scuola in vista anche di Pesaro Capitale della Cultura italiana 2024. Perchè Mombaroccio, ma anche altri borghi e paesi storici della provincia di Pesaro e Urbino, in una realtà che vede da poco tempo una unificazione delle Arcidiocesi di Pesaro con quelle di Urbino, Sant’Angelo in Vado e Urbania, sotto la guida di mons. Sandro Salvucci? Perchè i progetti a rete sono i meglio riusciti. Prendendo appunto ad esempio il derby letterario nella atmosfera cortense della Mombaroccio dei Del Monte, non potevamo dimenticarci di un giudice d’eccezione che operò e studio in quella corte, Galileo Galilei.
L’attualità di Ludovico Ariosto
Il poeta ferrarese ha avuto sempre la capacità di osservare il Mondo con disincanto, come se fosse un saggio, un filosofo dell’Antica Grecia dell’Agorà. Non è forse il momento di insegnare alle nuove generazioni di recuperare la riflessione e il silenzio? I giudizi dell’Ariosto sull’uomo e sulla società non sono mai scontati e, soprattutto, dimostrano una notevole tolleranza. Anche questo un insegnamento al nostro momento storico dominato dalle guerre e dai muri della divisione e della diversità.
Certamente nelle loro conversazioni Guidobaldo del Monte e Galileo Galilei, parlarono anche dei poemi cavallereschi e del realismo sofferente di Ariosto e Tasso, anche se di quest’ultimo il grande scienziato fece un duro giudizio: “Questo poeta, sia nelle sue invenzioni oltre tutti i termini è gretto, povero e miserabile e invece l’Ariosto è magnifico ricco e mirabile. E quando mi volgo a considerare i cavalieri con le loro azioni e avvenimenti, come anche tutte le favolette di questo Poema, parmi penetrare in uno studietto di qualche ometto curioso”. Una cultura cortense dell’arbitro Galileo Galilei che oltrepassava la ricerca scientifica per approdare al manierismo pittorico del Parmigianino.
La tolleranza per il diverso
L'”Orlando Furioso” di Ariosto ha temi di attualità come la tolleranza per i mussulmani, che lungi dall’essere considerati dei nemici, che ricoprono un ruolo di grande rilievo. D’altronde la famiglia estense, per cui fu scritto il poema epico, ha come antenato Ruggiero di religione islamica. E risuonano le parole e le riflessioni di Papa Francesco sulla tolleranza e accoglienza degli immigrati, che rappresentano per la nostra vecchia società da un punto di vista demografico un risorsa lavorativa.
Insomma riprendendo la riflessione di Ariosto l’interpretazione di uno scontro fra Occidente e Oriente può avere un altro significato in cui domina la Pietas virgiliana che lui attribuisce a pagani e non ai cristiani. Un poema epico che ha un tono quasi leggero, soprattutto quando il poeta inserisce alcuni elementi patetici o tragici e che risultano ancora più forti e significativi.
La “Gerusalemme liberata”
Il Tasso cercò di realizzare nel poema della “Gerusalemme liberata” quelle idee sul rinnovamento dell’epica da lui affermate nei Discorsi dell’arte poetica. Il meraviglioso nella “liberata” non deve essere quello pagano e mitologico, incapace di commuovere, ma quello cristiano. Il Tasso scelse per il suo poema eroico un argomento storico, tipico poema della controriforma. In sostanza il Tasso, che personalmente sento più vicino e più moderno, evidenzia il sentimento tragico del fluire del tempo e della caducità del Mondo. Lo stile della sua opera appare espressione tipica delle tendenze del periodo storico.
Come letterato del tardo XVI Sec, ha espresso nella sua opera l’inquietudine di un’epoca buia e oscurantista, dominata dal timore delle novità in campo religioso e dai processi dell’inquisizione. Ma anche l’insofferenza per i rigidi codici di comportamento che regolavano la vita di corte in cui Tasso lavorava. Se vogliamo mantenere in questo derby un riferimento pittorico non possiamo che avvicinarlo al Caravaggio. Come intellettuale ha esercitato un notevole fascino soprattutto nei letterati dell’età del Romanticismo, fra i quali Leopardi che a lui dedicò una delle Operette Morali.
La follia di uno e l’equilibrio cortese dell’altro
La vita e l’opera del Tasso sono state segnate dall’esperienza lacerante della follia, con l’internamento nel manicomio di S. Anna. Ma questo aspetto non dipende solo dal fattore individuale ma anche dal clima culturale della controriforma e la paura che tutto appaia diverso. Se Ariosto è il paladino della diversità, Tasso ne è la vittima. La “Gerusalemme liberata” nasce in questo clima culturale, durante la prima crociata, negli anni in cui vi fu l’avanzata dei turchi nel Mediterraneo. Minaccia che corrispondeva alla preparazione delle crociate per estirpare l’eresia della riforma, in un’atmosfera che preludeva alle guerre di religione del secolo successivo.
Una dimensione mitica
Da qui le remore religiose e i dubbi che rallentarono la composizione della “Liberata”, ma pienamente accettata per la presenza di elementi fiabeschi e amorosi e la realizzazione di rime di ispirazione devota, specie negli ultimi anni segnati dalla malattia e dall’isolamento dopo la prigionia. Il ghetto, un ambiente tanto moderno ai grandi artisti del Novecento, viene superato dal Tasso poetico, con un vagheggiamento di una dimensione mitica in cui né onore né abbandono voluttuoso al piacere sensuale trova spazio. Insomma se volessimo fare una nuova analogia con la pittura e scultura, il Tasso è più vicino a Michelangelo e alle sue incompiute che al manierismo cortense.
Anzi è insofferente per l’ambiente di corte e per la rigida concezione del decoro e per un onore illusorio. Vi è nella “Liberata” un sogno bucolico, in una dimensione arcadica di Erminia che dimora con i pastori. Ma è una breve sospensione dalla vita aristocratica e le lusinghe d’amore sono respinte e sconfitte da Rinaldo nell’episodio della selva di Saron, quando il campione crociato torna al dovere militare e religioso. Con la sua poesia il Tasso anticipa la lirica barocca, che però non ha quel carico di sofferenza umana come nel Tasso.
Il modello ariostesco è ritenuto troppo irregolare, rivolgendosi alla storia con qualche margine alla finzione. Questa respinge il meraviglioso fiabesco e fantastico del romanzo cavalleresco di Ariosto e propone come soluzione il meraviglioso cristiano, dove gli interventi soprannaturali sono tutti derivati dalle potenze paradisiache e infernali.
La querelle del 1584 di Camillo Pellegrino
Già nel 1584 Camillo Pellegrino inaugurò una querelle fra Ariosto e Tasso, evidenziando una superiorità di quest’ultimo nel rispetto delle unità aristoteliche di luogo e azione. I due critici Salviati e De Rossi dell’Accademia della crusca, intervennero in difesa dell’Ariosto, elogiando lo sforzo di aderire al fiorentino come lingua poetica: la sua forma stilistica, viva e vitale venne contrapposta all’artificiosità del Tasso.
A conclusione di questo derby letterario portato in scena dagli studenti di Mombaroccio, non posso che, da umile arbiter, decretare un pareggio fra l’Ariosto che crea un distacco, un filtro ironico tra se e i suoi personaggi e il Tasso che, al contrario, partecipa o fa partecipare il lettore ai loro tormenti.
Paolo Montanari
Foto © Ermes, Fondazione cardinale Francesco Maria Del Monte, Wikipedia, Casapulla













