In libreria un ampio e dettagliato dizionario dedicato ai film sulla musica e sui suoi più celebrati protagonisti
Trascende i limiti del semplice dizionario “Storie di musica al cinema“, volume che il compositore e autore Eugenio Tassitano (edito Arcana editore) confeziona con passione e competenza su un tema troppo spesso trattato in maniera distratta e superficiale, o completamente trascurato. Un libro necessario, in quanto adotta un punto di vista inedito che amplia gli orizzonti ermeneutici riguardo al cinema. Il racconto, l’immagine e la colonna musicale assumono pari dignità, contribuendo in egual maniera alla riuscita o meno del prodotto filmico. Tassitano costruisce uno spazio ordinato e al tempo stesso multiforme, all’interno del quale ognuno può individuare i propri percorsi, seguendo le coordinate più varie. In un ambito praticamente infinito è obbligo operare alcune scelte. L’autore si concentra su due diverse categorie: i film biografici sui musicisti e i film sulla musica, classificandoli per importanza e impatto culturale.
Il biopic musicale
L’autore individua con acume tutte le insidie che minano il genere, limitando il valore estetico di molte pellicole dedicate a illustrare la vicenda umana di celebri artisti. L’approccio retorico e stereotipato, la ripetizione di schemi narrativi frusti e prevedibili rendono il terreno particolarmente insidioso. Non sono molti i titoli che riescono a sfuggire le gabbie del genere, imponendosi all’attenzione dello spettatore.
Gli indispensabili
Dovendo definire una materia di per se enorme, l’autore individua alcune pellicole di fondamentale importanza. Selezione perfettamente condivisibile vista l’alta qualità delle scelte. “Amadeus” di Milos Forman, con il quale si apre il volume, è indubbiamente un capolavoro. Futile la polemica riguardo la scelta dell’impianto narrativo, basato sul presunto omicidio di Mozart da parte del rivale Salieri. L’ipotesi biografica, per quanto poco attendibile, si rivela chiave di lettura vincente per marcare l’alterità di Mozart, la grandezza inarrivabile del suo genio. Dal classico al pop il passo non è poi così lungo se il sipario si apre su Bob Dylan, insigne premio Nobel e artista fra i più influenti di sempre.
“Io non sono qui” di Todd Haynes parte dalla constatazione che la genialità non sia riducibile a un unico punto di vista. Per questo una nutrita schiera di attori e attrici, fra i quali spicca una strepitosa Cate Blanchett, cercano di rappresentare l’animo multiforme di un artista refrattario come pochi altri a qualsiasi definizione univoca.
Fra le pellicole indispensabili “Lezioni di piano” di Jane Campion, “La pianista” di Michael Haneke, “Round midnight” di Bernard Tavernier e numerosi altri titoli.
Film consigliati
Ampia anche la selezione dei film consigliati, ritenuti degni di interesse. “Control” di Anton Corbijn declina in maniera egregia le ossessioni che abitano l’animo di Ian Curtis, leader dei Joy Division e icona di un’intera generazione. La ritualità delle sue performances, il progressivo insinuarsi degli elementi patologici fino al suicidio vengono resi con grande efficacia drammatica.
“Summer” di Kirill Serebrennikov ci porta in un mondo del tutto diverso, nell’Unione Sovietica dei primi anni Ottanta, foriera di grandi cambiamenti ma crudele nei confronti della propria gioventù, perduta nel sogno libertario rappresentato dal rock.
Dagli orizzonti est europei a quelli statunitensi. Woody Allen, grande appassionato di jazz, con “Accordi e disaccordi” confeziona un brillante e al tempo stesso toccante omaggio a Django Reinhardt, ricorrendo agli artifici stilistici che lo contraddistinguono. La tecnica del falso documentario si rivela funzionale ad acuire l’aura leggendaria che da sempre ammanta il chitarrista, offrendo numerosi spunti umoristici in linea con il registro poetico di Allen. Impossibile anche in questo ambito accennare alla miriade di suggerimenti preziosi per il lettore attento.
Film segnalati
Questa categoria è composta da pellicole che, pur con i loro evidenti difetti, rivestono motivi di interesse. Schede più brevi ma comunque pregnanti popolano questa parte del libro. Da “Bohemian Rhapsody“, grande successo al botteghino, a “Cotton Club” di Coppola, da “Velvet Goldmine” del già citato Todd Haynes sull’era del Glam, al recente e discusso “Tár” di Todd Field, il lettore troverà una miriade di spunti per approfondire il proprio campo di interesse, o per scoprire opere che non aveva avuto l’opportunità di conoscere.
La musica, i rimpianti e le lacrime
Titoli ricercati compongono l’affresco delineato da Tassitano. “Cronaca di Anna Magdalena Bach“, opera radicale sul genio di Eisenach, si avvale della presenza di Gustav Leonhardt, fra i fautori della riscoperta del repertorio barocco. “Tutte le mattine del mondo” di Corneau, incentrato sulla misteriosa figura di Monsieur de Sainte-Colombe, è lavoro di grande profondità intellettuale. Secondo Pascal Quignard, autore del romanzo da cui venne tratto il film, il musicista cerca nella musica i rimpianti e le lacrime, ciò che la parola non può esprimere. Ecco allora che il cinema, ai suoi livelli più alti straordinaria alchimia di immagini, suoni e dialoghi, si pone come un luogo d’elezione per chi è alla ricerca dell’ineffabile, per chi vuole percepire l’alito dell’infinito. La musica si rivela la chiave meno appariscente ma indispensabile per accedere a questa dimensione, per comprendere pienamente i diversi aspetti dell’universo filmico.
Riccardo Cenci
Foto © Riccardo Cenci, Antonio Genna, Wikipedia













