Presentata in autunno e contestata da decine di migliaia di manifestanti scesi in piazza in tutta la Francia è stata promulgata venerdì 26 gennaio dopo l’esame del Consiglio costituzionale
L’adozione della legge sull’immigrazione, lo scorso dicembre, da parte del Parlamento era stata criticata dalla sinistra e anche da una parte della maggioranza, mentre il Rassemblement National (Marine Le Pen), aveva rivendicato una “vittoria ideologica”.
Emmanuel Macron, il presidente dell’Assemblea nazionale e i deputati di sinistra avevano chiesto al Consiglio di rivedere quasi cinquanta articoli di un testo che ne conteneva 86 nella versione approvata dal Parlamento a dicembre, a seguito di un compromesso tra la maggioranza e la destra .
Il Consiglio costituzionale, che ha il compito di pronunciarsi sulla conformità delle leggi alla Costituzione, ha censurato numerose misure adottate su pressione della destra, con il sostegno dell’estrema destra. Ed è cosi stato accusato di aver commesso un “colpo di Stato di diritto“.
Controversia sulle prestazioni sociali
Uno dei punti più dibattuti del testo riguardava il pagamento delle prestazioni sociali agli stranieri legalmente residenti, che avrebbe dovuto passare a un periodo di attesa di cinque anni per coloro che non lavorano. Era ritenuto dai suoi critici come un’inaccettabile “preferenza nazionale”. Con l’eliminazione delle clausole aggiuntive introdotte dalla destra, il testo comprende ora 51 articoli, ma poche delle misure sulle quali si erano concentrati i dibattiti parlamentari.
Macron promulga la legge sull’immigrazione
Il testo, di cui 35 articoli totalmente o parzialmente contestati nuovamente, è stato pubblicato nel Journal Officiel di sabato 27 gennaio. Mentre le prime istruzioni per l’applicazione sono già state presentate ai Prefetti. Il testo finale mantiene comunque la struttura inizialmente voluta dal Governo, con un’ampia sezione sulla semplificazione delle procedure di espulsione dei cittadini stranieri delinquenti, uno degli obiettivi del ministro dell’Interno Gérald Darmanin.
Cosa resta della legge sull’immigrazione dopo la sentenza del Consiglio costituzionale?
Una volta che il testo è stato vagliato, alcune misure volute dalla destra non sono state più incluse, come la subordinazione di alcune prestazioni sociali a un periodo minimo di residenza, le disposizioni che inaspriscono le condizioni per il ricongiungimento familiare e l’obbligo per gli studenti stranieri di fornire una cauzione.
Rimangono quindi 51 articoli in questo progetto di legge, tra i principali:
- ampliamento dell’obbligo di lasciare il territorio francese (OQTF Obligation de quitter le territoire français);
- introduzione di una condizione di “rispetto dei principi della Repubblica” per ottenere un permesso di soggiorno;
- regolarizzazione di alcuni lavoratori senza documenti in occupazioni di breve durata.
Ampliamento dell’obbligo di lasciare il territorio francese (OQTF) ai cittadini stranieri normalmente protetti
L’articolo 37 della legge, convalidata dal Consiglio costituzionale, stabilisce che alcuni cittadini stranieri finora protetti possono ricevere l’obbligo di lasciare il territorio francese (OQTF). Questo vale in particolare per le persone arrivate nella Nazione prima dei 13 anni, pur restando ferme nella decisione, le garanzie previste per restare sul suolo francese, in quanto le autorità dovranno comunque tenere conto della durata della permanenza dello straniero nel Paese, dei suoi legami con la Francia, delle considerazioni umanitarie.
Esclusione di alcuni cittadini stranieri soggetti a OQTF dai servizi di assistenza all’infanzia
Ai sensi dell’articolo 44 del progetto di legge, il testo abolisce l’obbligo per i dipartimenti di prendere in carico i giovani di età compresa tra i 18 e i 21 anni soggetti all’obbligo di lasciare il territorio francese (OQTF) nell’ambito di un programma di sostegno ai “giovani adulti“.
Database dei minori non accompagnati che commettono reati
L’articolo 39 della legge sull’immigrazione prevede la raccolta delle impronte digitali e della fotografia dei minori stranieri non accompagnati sospettati di aver commesso reati, senza che sia necessario il loro consenso. Questa disposizione convalidata dal Consiglio costituzionale, che ha stabilito che non si tratta di un salto legislativo: “Queste disposizioni non possono essere considerate prive di qualsiasi legame, anche indiretto, con quelle dell’articolo 11 del progetto di legge iniziale”, che autorizzava queste registrazioni, scrive l’istituzione.
Regolarizzazione delle occupazioni a corto di personale
Il progetto di legge del 2022, presentava la disposizione relativa alla regolarizzazione dei lavoratori privi di documenti in “occupazioni con poco personale” come un elemento di equilibrio nel testo, per “migliorare l’integrazione” e soddisfare l’ala sinistra della maggioranza, ed essa fa ancora parte del testo. Durante i dibattiti parlamentari, la maggioranza presidenziale si è pero rassegnata a una versione molto più restrittiva di quella del progetto di legge iniziale. Il testo conferisce ai prefetti poteri discrezionali per regolarizzare i lavoratori irregolari in queste occupazioni, ma consente ai lavoratori di richiedere un permesso di soggiorno senza passare per il datore di lavoro.
Permesso di soggiorno subordinato al rispetto dei “principi della Repubblica”
D’ora in poi, i cittadini stranieri che richiedono un permesso di soggiorno dovranno impegnarsi “con la firma del contratto di lavoro, a rispettare i principi della Repubblica“. Questi includono il rispetto della libertà personale, della libertà di espressione e della parità tra uomo e donna. L’articolo 46 della legge recita: “Nessun documento di soggiorno può essere rilasciato allo straniero (…) il cui comportamento dimostri che non rispetta gli obblighi”. Nella sua decisione, il Consiglio costituzionale ha stabilito che il legislatore “ha ragione a richiedere ai cittadini stranieri, che non si trovano nella stessa situazione dei cittadini nazionali, di firmare” questo contratto di impegno.
Periodi più lunghi di arresti domiciliari per alcuni cittadini stranieri
D’ora in poi, la durata degli arresti domiciliari per alcuni cittadini stranieri soggetti a un
ordine di allontanamento dal territorio francese sarà portata da sei mesi a un anno, rinnovabile due volte anziché una, ai sensi dell’articolo 42 del testo. Si tratta di “cittadini stranieri che possono dimostrare l’impossibilità di lasciare il territorio francese o di ritornare nel loro Paese d’origine o di recarsi in un altro Paese”, secondo il Code de l’entrée et du séjour des étrangers et du droit d’asile.
L’impiego dei centri “France Asile”
L’articolo 62 della legge prevede la creazione in tutta la Francia di “centri France Asile”, dove, oltre ai servizi della Prefettura e dell’Ufficio francese per l’immigrazione e l’integrazione (OFII), sarà presente il personale dell’Ufficio francese per la protezione dei rifugiati e degli apolidi (Ofpra) per esaminare le domande di asilo dei nuovi arrivati in Francia.
Ai repubblicani di destra che hanno denunciato un “blocco democratico” e “un colpo di Stato di diritto” da parte dei membri del Consiglio costituzionale, il presidente del Consiglio costituzionale, Laurent Fabius ha ribattuto affermando: «Attaccare il Consiglio costituzionale per una decisione perfettamente in regola e dire che “è un colpo di Stato”, non solo è sbagliato, ma in un certo senso è una sfida alle istituzioni. E quindi molto preoccupante».
Rossella Vezzosi
Foto © Landes, La Cimade, France24













