Croazia, elezioni con vittoria ma senza maggioranza

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Croazia

Dopo una campagna elettorale con sorprese e tante accuse questo risultato lascia l’amaro in bocca perché di certo la questione non è conclusa

Il partito di centrodestra Unione democratica croata (Hdz), il principale al Governo della Croazia, ,  Patriaguidati dal primo ministro Andrej Plenković, ha vinto le elezioni parlamentari. Ha ottenuto il 34% dei voti e avrà 61 seggi in Parlamento, 5 in meno rispetto a quelli ottenuti nelle elezioni del 2020 e non abbastanza per avere la maggioranza. Il Parlamento croato ha 151 seggi e la maggioranza è di 76.

 

I conservatori cercano ora alleati per il nuovo Governo dato che per rimanere al potere l’Hdz avrà ancora bisogno del sostegno dei gruppi di estrema destra. Il partito Socialdemocratico (Sdp) ha ottenuto 42 seggi. Il Movimento per la Patria di estrema destra si è classificato terzo, con 14 seggi, diventando così il principale artefice dei futuri negoziati per il prossimo Governo.

L’Hdz è in carica da quando la Croazia ha ottenuto l’indipendenza dall’ex Jugoslavia nel 1991. La Nazione è diventata membro dell’Unione europea nel 2013 e lo scorso anno è entrata a far parte dell’area Schengen e dell’Eurozona. «Da domani mattina inizieremo a formare una nuova maggioranza parlamentare per il nostro terzo Governo», ha dichiarato Plenković nel suo discorso di vittoria. «Voglio congratularmi con gli altri partiti che sono stati sconfitti dall’Hdz».

L’affluenza alle urne ha superato il 60%, un record per il Paese. Le elezioni si sono tenute in un momento in cui la Croazia, membro dell’Unione europea e della Nato, è alle prese con il più alto tasso di inflazione della zona euro, la carenza di manodopera, l’immigrazione clandestina e le segnalazioni di una corruzione diffusa. Con un salario medio mensile di 1.240 euro, il Paese rimane uno dei più poveri dell’Ue.

Una campagna elettorale con sorprese

Il voto ha contrapposto i conservatori contro un’alleanza di partiti centristi e di sinistra informalmente guidata dal presidente populista Zoran Milanović e dall’Spd. Poco meno di un mese fa quest’ultimo ha annunciato a sorpresa la sua intenzione di impegnarsi in prima persona nella campagna elettorale senza però dare le dimissioni dalla sua carica. Formalmente non si è candidato, ma di fatto parlava di sé come del futuro primo ministro. Ma i giudici della Corte costituzionale croata sono intervenuti, affermando che la mossa era incostituzionale. Hanno dichiarato che il presidente non può candidarsi a primo ministro, partecipare alle elezioni parlamentari o fare campagna elettorale a favore di qualsiasi partito, a meno che non si dimetta prima. Milanović si è rifiutato, ignorando apertamente la Corte suprema e continuando a fare campagna elettorale a favore dell’alleanza di sinistra.

«Non è il risultato che ci aspettavamo», ha ammesso Peđa Grbin, leader dell’Sdp. «Ma ci aspettano giorni, settimane, forse mesi di negoziati, che porteranno al cambiamento di cui il Paese ha disperatamente bisogno, soprattutto per quanto riguarda la lotta alla corruzione. Da domani cominceremo a discutere con tutti i partiti che prima del voto hanno escluso di partecipare a una coalizione con l’Hdz».

Una lunga rivalità

In Croazia il presidente ha un ruolo prevalentemente cerimoniale, mentre il primo ministro esercita la maggior parte del potere politico. Le elezioni hanno rappresentato l’ultimo episodio di una lunga rivalità tra Plenković e Milanović.

Secondo Milanović, la corruzione e il nepotismo in Croazia sono arrivati a un punto tale da richiedere un suo intervento urgente anche se costituzionalmente poco ortodosso. Infatti ha accusato Plenković e l’Hdz di corruzione dilagante efurto massicciodi fondi statali, facendo riferimento a scandali passati e presenti, alcuni dei quali finiti in tribunale. Diversi ministri di Plenković si sono dimessi in seguito ad accuse e la lotta contro la corruzione è stata fondamentale per la candidatura della Croazia all’adesione all’Ue nel 2013.

Al contrario, il primo ministro Plenković ha messo in guardia gli elettori che una vittoria di Milanović a premier potrebbe portare la Croazia «fuori dalla Nato e dall’Ue e nelle Croaziamani della Russia». Negli ultimi mesi, in effetti, il capo di Stato si è fatto notare per le sue dichiarazioni polemiche e populiste e per le sue posizioni filo-russe riguardo alla guerra in Ucraina. Milanović ha spesso espresso una posizione favorevole alla Russia durante la guerra in Ucraina, opponendosi all’addestramento dei soldati ucraini in Croazia e all’invio di armi perché, a suo avviso, non fa che prolungare la guerra. Ha anche criticato le politiche dell’Ue. Ha sostenuto di proteggere gli interessi croati e di voler evitare che il Paese venga «trascinato in guerra».

Gli altri

Dietro ai due principali partiti croati è arrivato il Movimento per la Patria (destra nazionalista), con quattordici seggi. Seguono gli ultraconservatori di Most, con undici seggi, e la formazione ecologista di sinistra Možemo, con dieci. I rappresentanti di questi ultimi hanno ripetuto che una coalizione con l’Hdz è impensabile.

«Siamo la terza forza e siamo pronti a parlare con tutti», ha affermato Ivan Penava, leader del Movimento per la Patria.

«L’HDZ ha ottenuto più mandati di tutta la sinistra, il che è un risultato eccellente», ha dichiarato il vice primo ministro uscente Davor Božinović.

«La gente di notte piange i figli che sono partiti all’estero, ma di giorno vota l’Hdz», ha commentato deluso l’ex ministro socialdemocratico Fred Matić.

 

Ginevra Larosa

Foto © Osce, East Journal, The Flag Shop

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