Vertice di pace, un passo verso un traguardo duraturo

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Nonostante l’assenza della Russia sembra che il summit possa portare l’Ucraina a un’ottima posizione sul tavolo delle trattative

 

Il raggiungimento della pace richiede il coinvolgimento e il dialogo tra tutte le parti“, si legge in un comunicato congiunto rilasciato al Vertice per la pace in Ucraina in corso in Svizzera e citato dai media internazionali. Ma i media di Kiev sottolineano che si tratta di una bozza datata 13 giugno su cui non è stato ancora raggiunto un accordo ufficiale tra i partecipanti al summit. Esiste un possibile scenario in cui il documento potrebbe essere adottato senza il consenso di tutti i partecipanti, con controversie sorte su parole specifiche del comunicato.

«Il processo di redazione del comunicato è nella fase finale. Non abbiamo problemi» con il fatto che anche la Russia deve essere coinvolta in eventuali negoziati di pace, poiché «è chiaro che, per mettere fine alla guerra, bisogna avere entrambe le parti al tavolo. Il mio lavoro e la priorità del presidente Volodymyr Zelensky è portare l’Ucraina nella posizione più forte possibile», ha affermato il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba, a margine del summit organizzato al Buergenstock, un resort extralusso nel Canton Nidvaldo, nella Svizzera centrale.

«I Paesi che non sono venuti al vertice vedono quello che sta accadendo: l’Ucraina sta costruendo consenso intorno alla formula di pace e questo ci permette di compiere enormi passi avanti verso una pace giusta, non a tutti i costi», ha continuato il ministro. «Il prossimo summit dovrebbe portare alla fine della guerra e abbiamo bisogno che l’altra parte sia al tavolo».

Estremo tentativo

Volodymyr Zelensky, sempre con il suo look militare d’ordinanza da Commander in Chief, veste i panni dell’uomo di pace. Nell’hotel del glamour d’antan sfilano le 101 delegazioni che hanno accettato l’invito di Berna a partecipare a una sorta di missione impossibile: immaginare come far tacere i cannoni in Ucraina attraverso i negoziati. Ma senza la Russia. Eppure, il mezzo è il messaggio: da una parte Vladimir Putin che detta anatemi, spacciando il deserto per pace, dall’altra il presidente ucraino, che chiede al Mondo di “contribuire” alla soluzione.

«America Latina, Medio Oriente e Asia, Africa, Europa, Pacifico, Australia, Nord America: tutti presenti. Insieme stiamo facendo il primo passo verso una pace giusta, basata sulla Carta delle Nazioni Unite e sui principi fondamentali del diritto internazionale», ha messo in chiaro Zelensky. «Putin dovrebbe passare dal linguaggio degli ultimatum a quello della maggioranza mondiale, che vuole una pace giusta», è il monito di Zelensky ai leader.

«Non saremo in grado oggi di decretare la pace per l’Ucraina ma speriamo di dare inizio al processo», ha dichiarato Viola Amherd, presidente della Confederazione Svizzera. «Come comunità internazionale possiamo preparare il terreno per i negoziati fra le due parti in guerra».

Unione europea unanime

Vertice di pace? Sì, «pace globale, giusta e sostenibile per l’Ucraina. Che ripristini la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina. Il congelamento del conflitto oggi, con le Verticetruppe straniere che occupano il territorio ucraino, non è la risposta. Anzi, è una ricetta per future guerre di aggressione». Tradotto: o Putin lascia tutti i territori occupati oppure la guerra sul fronte orientale dell’Europa deve continuare. Questa la linea che ha portato la presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen, al vertice. Se non viene riaffermato il principio di una pace che ripristini l’integrità dell’Ucraina, sottolinea, «la posta in gioco sono l’inviolabilità di tutti i confini e la sovranità di tutte le Nazioni».

«Difendere l’Ucraina significa difendere quel sistema di regole che tiene unita la comunità internazionale e protegge ogni Nazione. Se non avesse potuto contare sul nostro appoggio e quindi fosse stata costretta ad arrendersi, oggi non saremmo qui per discutere le condizioni minime per un negoziato. Senza questo sostegno si tratterebbe solo di discutere dell’invasione di uno Stato sovrano e tutti possiamo immaginare con quali conseguenze», ha affermato Giorgia Meloni.

«È vero che la pace in Ucraina non può essere ottenuta senza coinvolgere la Russia», ha affermato il cancelliere tedesco Olaf Scholz chiedendo allo stesso tempo a Mosca di ritirarsi completamente dalle zone occupate in Ucraina. «La Russia potrebbe mettere fine alla guerra oggi o in ogni momento fermando gli attacchi e ritirando le truppe dall’Ucraina», ha aggiunto.

Usa

«L’Ucraina ha indicato di credere che questa guerra alla fine si concluderà con un negoziato, un negoziato che comprende la Russia». È quanto ha affermato Jake Sullivan, consigliere per la Sicurezza nazionale della Casa Bianca. «Ora, dal punto di vista dell’Ucraina, loro vogliono essere nella migliore posizione possibile sul campo di battaglia in modo da avere la migliore posizione al tavolo negoziale, oggi non è la fine del processo, è un passo cruciale che alla fine porterà a un negoziato. Potrà portare a un risultato che l’intero Mondo potrà sostenere».

Il consigliere di Joe Biden ha poi sottolineato che in Svizzera «c’è una coalizione molto ampia e diversificata di Paesi che rappresentano ogni Regione del Mondo che vogliono vedere una pace giusta in Ucraina e il solo fatto che vi sia questa vasta e diversificata partecipazione è, nella mia opinione, un vero progresso. L’obiettivo del summit è veramente gettare le fondamenta per futuri negoziati di pace sui pilastri della carta dell’Onu e del diritto internazionale. Ogni pace significativa in Ucraina deve rispettare i principi di sovranità e integrità territoriale».

Contrari

Il ministro degli Esteri dell’Arabia Saudita ammonisce che saranno necessari «difficili compromessi» se si vuole davvero arrivare alla pace.

Il presidente del Kenya, William Samoei Arap Ruto, durante il vertice ha affermato che l’aggressione di Mosca è certamente «illegale» ma lo è anche «l’unilaterale appropriazione degli asset sovrani russi» (ed egualmente tremendi sono i conflitti nel Medio Oriente, nel Sahel e nel Corno d’Africa, ndr).

 

Ginevra Larosa

Foto © RTE, PBS, Inquirer, The Manila Times

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