Fly Me To The Moon – Le due facce della Luna, elegante e romantica

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Fly Me to the Moon

Un’anteprima esclusiva nell’Auditorium dell’ASI per presentare il film firmato da Greg Berlanti

Esce al cinema Fly Me to the MoonLe due facce della Luna, un’emozionante e intelligente commedia drammatica, ambientata nel contesto dello storico allunaggio NASA dell’Apollo 11.

Il film, prodotto da Apple Original Films e Sony Pictures e distribuito da Eagle Pictures, diretto da Greg Berlanti e scritto da Rose Gilroy, si basa sulla storia di Bill MoonKirstein e Keenan Flynn. Protagonisti di Fly Me to the Moon – Le due facce della Luna sono Scarlett Johansson e Channing Tatum, affiancati da Nick Dillenburg, Anna Garcia, Jim Rash, Noah Robbins, Colin Woodell, Christian Zuber, Donald Elise Watkins con Ray Romano e Woody Harrelson.

I produttori sono Scarlett Johansson, Jonathan Lia, Keenan Flynn, Sarah Schechter e Robert J. Dohrmann è il produttore esecutivo.

La storia

Assunta per rilanciare l’immagine pubblica della NASA, Kelly Jones (Johansson), ragazza prodigio del marketing, si scontrerà con Cole David (Tatum), direttore del programma di lancio, creando scompiglio nel suo già difficile compito.

Quando la Casa Bianca ritiene che la missione sia troppo importante per fallire, Kelly Jones viene incaricata di inscenare un finto sbarco sulla Luna come piano di riserva. A quel punto il conto alla rovescia inizia davvero.

I personaggi raccontati dai protagonisti

Elegante, interessante e avvincente, Fly Me to the Moon è un film che soddisfa le aspettative sotto ogni punto di vista.

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«Tutte queste persone lavoravano così duramente per fare l’impossibile, per Cole, che è davvero un ottimista, dovrebbe essere sufficiente, Kelly, che è pessimista, si rende conto che le persone sono più ciniche di così. Quindi, la riluttanza di Cole incontra la sua determinazione a fare tutto ciò che è necessario. Per Kelly il fine giustifica i mezzi, mentre per Cole i mezzi contano. E qui sta il conflitto», spiega Scarlett Johansson che firma anche la produzione del progetto.

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«Per il mio personaggio, Cole, la NASA rappresenta il raggiungimento dell’impossibile. Per Cole, Apollo 11 non è una missione qualunque, si tratta, forse del più grande risultato ottenuto nella storia umana», rivela Channing Tatum.

Tra le stelle

Greg Berlanti afferma che il film parla di questi due lati che rendono l’America un Paese fonte di ispirazione per così tanti: crede di poter ottenere qualsiasi cosa e ha la faccia tosta di convincerti anche di quella convinzione.

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«Lo spirito della Nazione, in quel momento, era credere nell’impossibile. Ci sono voluti due tipi di persone per andare sulla Luna: gente comune e laboriosa che metteva il cuore e l’anima nella meccanica del progetto e uomini di pubblicità come JFK per venderlo, prima che qualcuno sapesse che era possibile», sottolinea Berlanti.

Ed è proprio questo lo spirito dell’America che emerge.

La NASA e il film

Fly Me to the Moon – Le due facce della Luna ha avuto il privilegio del supporto della NASA e la possibilità di lavorare con diversi consulenti tecnici che avevano ricoperto ruoli importanti presso l’agenzia spaziale durante gli anni dell’Apollo.

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Si potrebbe pensare che sarebbe stato difficile ottenere la collaborazione della NASA per un film che raffigura una figura oscura del Governo degli Stati Uniti che ordina di filmare un finto sbarco sulla Luna. Molte persone credono che la teoria della cospirazione sia vera, indipendentemente dalle prove schiaccianti che gli esseri umani sono davvero andati sulla Luna.

Un’anteprima speciale

ASI e Sony Pictures hanno presentato in anteprima il film nell’Auditorium dell’Agenzia Spaziale Italiana. La proiezione è stata introdotta dal presidente dell’ASI Teodoro Valente e dall’astronauta italiano Umberto Guidoni.

Il primo argomento sul quale riflettere ha riguardato le differenze relative alla prima missione lunare, il primo ciclo di missioni Apollo degli anni Cinquanta/Sessanta e le missioni successive.

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«Si è andati sulla Luna in via esplorativa. Oggi, grazie al programma Artemis, si sta cercando di fare cose piuttosto impegnative, a iniziare da una stazione spaziale. A differenza di quella che abbiamo oggi che gira intorno alla Terra, gira intorno alla Luna ma anche la realizzazione di un campo base, un insediamento stabile sulla Luna, con dei moduli abitativi che, tra l’altro, saranno di produzione italiana, perché le nostre aziende in questo settore hanno già contribuito a costruire circa il 50% della parte occidentale della stazione spaziale internazionale», ha spiegato il presidente dell’ASI Teodoro Valente.

From Moon to Mars

«Luna come elemento di transizione della successiva conquista di Marte, per la successiva esplorazione e colonizzazione del Pianeta rosso, nel quale le condizioni di abitabilità non sono certamente come quelle della Terra, ma sono più vicine a quelle della Terra rispetto a quello che si incontra sulla Luna. Si va lì per due motivi. Da un lato, c’è il desiderio di conoscenza da parte del genere umano di ciò che è fuori dal nostro Pianeta, e dall’altro perché possono esserci dei benefici per la vita sulla Terra, pensando, ad esempio, alla possibilità di ottenere dalla Luna delle materie prime utili per attività che si svolgono qui. Un programma intenso e avvincente che ha subito qualche piccolo ritardo. Le ultime dichiarazioni della Nasa prevedono che l’allunaggio ci sarà nel 2028 con la missione Artemis 2 nel 2026», ha aggiunto Valente.

Il valore aggiunto di film come Fly Me to the Moon

«Una cosa bella interessante e appassionante che spero possa servire ad avvicinare il grande pubblico alle tematiche spaziali, perché i benefici che si ottengono dalle attività che si svolgono nello spazio per la vita sulla Terra sono numerosissime molto grandi e, a volte, non ce ne rendiamo nemmeno conto. Se non ci fossero tanti satelliti ad esempio non riusciremmo a fare tante cose con il telefonino» ha concluso il presidente dell’ASI.

Come potrebbe essere la casa sulla Luna?

«Lo spazio è un ambiente difficile e pericoloso, abbiamo imparato a vivere anche grazie alla stazione spaziale internazionale in un ambiente artificiale. Dovremo portare tutto questo sulla Luna, ma forse qualcosa troveremo, ad esempio il ghiaccio. Ed è una delle ragioni per cui c’è un grande interesse ad andare in una parte specifica della Luna, nel polo sud, dove prevediamo ci sia del ghiaccio».

Sulla Luna c’è bisogno di un ambiente protetto perché non c’è atmosfera e le radiazioni sono molto pericolose.

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«Il giorno lunare dura più o meno due settimane, così come la notte e ci sono grandi cambiamenti di temperatura: di giorno si superano i 100 gradi e di notte si va sotto i 200 sotto zero. Bisognerà costruire un ambiente adatto, probabilmente all’inizio sotto terra, lo seppelliremo sotto la superficie della Luna oppure utilizzeremo delle zone già preesistenti, una specie di caverne che abbiamo scoperto esistere sulla superficie lunare. Tutto questo andrà fatto con una tecnologia moderna sostenibile a lungo tempo», ha raccontato l’astronauta Umberto Guidoni.

Con pazienza verso obiettivi sempre più importanti

«Una delle cose che abbiamo imparato dalle missioni Apollo è bisogna andare sulla Luna con una programmazione e un sistema che sia sostenibile nel lungo periodo. Come diceva il presidente Valente, la Luna è un punto di passaggio».

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Ci sono molte cose interessanti sulla Luna, a cominciare dalle materie prime.

«Il ghiaccio non è soltanto necessario per gli astronauti per fare l’acqua e l’ossigeno, ma anche per realizzare il combustibile che servirà poi ai razzi che ci porteranno verso Marte».

Marte, destinazione finale

«L’obiettivo vero è Marte perché, nonostante sia un Pianeta diverso dalla Terra, è il Pianeta più simile al nostro che troviamo nel sistema Solare. Su Marte ci andremo, ci andranno probabilmente i nostri figli e i nostri nipoti, e lì potremo pensare di costruire un giorno una società. Sulla Luna saremo sempre ospiti per poco tempo, anche con basi permanenti non ci vivremo, invece Marte potrebbe essere un giorno la destinazione finale dell’umanità» ha concluso Guidoni.

Cinema e spazio

Quando il cinema rappresenta il lavoro di un’Agenzia spaziale e delle missioni degli astronauti ha un impatto sul pubblico di ampio interesse e coinvolgimento.

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«È importante perché attraverso i film e la fantascienza si comunica meglio la scienza. Quasi tutti gli astronauti sono appassionati di fantascienza, forse quello è stato uno dei motivi per cui hanno scelto la carriera di astronauta. Cinema e spazio hanno in comune le tecnologie molto avanzate, inoltre, molti dispositivi tecnologici sono in qualche maniera mediati anche attraverso la tecnologia spaziale. Le due cose viaggiano in parallelo», ha specificato Guidoni.

I falsi storici per l’astronauta italiano

«Il discorso sul grande inganno dello sbarco sulla Luna è stato considerato da decenni, sono nati subito i primi cospiratori. Il fatto di prenderlo in maniera leggera è un modo per affrontare il tema cercando di smitizzare quest’idea malsana che la Luna sia stata soltanto un inganno».

Guidoni e il cinema

Da appassionato di fantascienza l’astronauta italiano racconta che il film che più l’ha impressionato è stato 2001 Odissea nello spazio, «il cinema ti permette di guardare al futuro e proiettarti verso quello che potrebbe accadere tra decenni».

 

Alessandra Caputo

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