Tra false credenze ed esperimenti, potrebbe trovare applicazione in diversi ambiti, incontrando ostacoli etici e legislativi
Quando sentiamo parlare di clonazione, pensiamo ai film di fantascienza, all’impossibilità di vedere davanti a noi una copia di se stessi. È un qualcosa che percepiamo come surreale, in grado di lasciarci sorpresi e, per certi versi, anche terrorizzati. Quasi nessuno vorrebbe ritrovarsi ad avere a che fare con la copia di sé. Ma la clonazione è davvero in grado di replicare perfettamente una persona? È questo ciò cui aspirano gli scienziati che ne sono a favore? Tra falsi miti e aspirazioni, la clonazione potrebbe comportare anche dei vantaggi e progressi nell’ambito scientifico e della salute umana. Tema che divide fortemente il Mondo, tra implicazioni etiche e legislazioni europee e internazionali, continua il dibattito in merito al suo utilizzo.
Le origini
La clonazione biologica è un processo di riproduzione che si verifica in natura. I cloni sono organismi che condividono lo stesso patrimonio genetico, come nel caso dei gemelli monozigoti, oppure di molte piante che si riproducono asessualmente e in alcuni organismi unicellulari, come batteri e amebe. Fin dalla sua scoperta come processo biologico, la clonazione ha suscitato grande interesse tra gli scienziati, per le potenziali implicazioni che la sua applicazione potrebbe avere in diversi settori. Partendo dai primi del 1900, con la divisione embroniale di una salamandra, passando al secondo dopoguerra con gli esperimenti sulla rana leopardo, seguiti da quelli sulla platanna e sui topolini.
Un punto di svolta venne raggiunto nel 1996, attraverso la clonazione della pecora Dolly da parte del Roslin Institute in Scozia. Sebbene non sia stata il primo mammifero a essere clonato con successo, è stata la prima ad esserlo partendo da una cellula somatica. Ian Wilmut ha impiegato il metodo di trasferimento del nucleo da una cellula somatica adulta per ottenere la clonazione: ha trasferito il nucleo delle cellule non appartenenti alla linea germinale del donatore in cellule embrionali denucleate e successivamente le ha stimolate a iniziare lo sviluppo del feto tramite elettroshock, seguiti dall’impianto in una madre surrogata. In effetti, Dolly ha avuto tre madri: una che ha fornito il nucleo di una cellula somatica, e quindi il Dna (la vera pecora clonata), una seconda che ha donato la cellula embrionale denucleata, e una terza che è stata la madre surrogata.
La creazione di Dolly dimostrò per la prima volta che i geni presenti nei nuclei delle cellule somatiche differenziate (mature) conservano la capacità di comportarsi come se fossero in una cellula totipotente, in grado di svilupparsi in qualsiasi parte di un organismo.
Possibili settori di applicazione
Sono diversi e numerosi gli ambiti in cui la clonazione potrebbe essere applicata. Nel settore agroalimentare, per esempio, alcune specie vegetali possono essere modificate per acquisire resistenza a parassiti prima di essere riprodotte. Ciò consentirebbe di semplificare la coltivazione e ridurre la necessità di trattamenti con pesticidi. Anche nell’allevamento, la clonazione di animali con caratteristiche superiori potrebbe rivelarsi estremamente vantaggiosa, garantendo riproducibilità, abbondanza, sicurezza alimentare e alta qualità. Inoltre, prima della clonazione, alcune specie potrebbero essere manipolate geneticamente per acquisire tratti specifici, come la produzione di latte.
Nel settore della biomedicina e dei trapianti, un importante progresso è stato raggiunto grazie alla clonazione di maiali geneticamente modificati. La loro variazione, già utilizzata nell’ambito della ricerca, li vede destinati a diventare una fonte di organi per trapianti umani, riducendo i rischi di rigetto. Un gruppo di scienziati cinesi, invece, è riuscito a clonare due macachi geneticamente identici utilizzando il
metodo di Dolly. Questo risultato, considerando la somiglianza tra esseri umani e scimmie, ha aperto la strada all’uso come modelli per la ricerca. Ciò soprattutto nell’ambito delle malattie neurodegenerative come il parkinson e l’alzheimer. Un ulteriore possibile utilizzo della clonazione umana consiste nel prelevare cellule staminali dal clone per coltivarle successivamente e creare un organo di dimensioni adulte, da destinare al ricevente originale. Nonché, secondo alcuni scienziati, potrebbe alleviare il processo della senescenza.
Ostacoli e complicazioni
Nonostante le prospettive siano promettenti, la ricerca deve ancora affrontare numerosi ostacoli. Vediamo che il metodo di clonazione è ancora molto inefficiente. Infatti, tra i tentativi di creare Dolly, solo uno su cento embrioni ha raggiunto lo sviluppo completo. Inoltre, persiste il problema dell’invecchiamento precoce e dell’alta incidenza di malattie genetiche e malformazioni negli individui clonati. Bisogna sottolineare che, dal punto di vista biologico, non rappresenta un metodo riproduttivo vantaggioso per gli animali superiori, come i mammiferi. Ciò perché la sopravvivenza della specie in un Mondo in continuo cambiamento dipende dall’adattabilità, che gli animali ottengono attraverso la produzione di varianti. È proprio la riproduzione sessuata a garantire la diversità nei figli. Questa, infatti, favorisce il mescolamento del patrimonio genetico, creando varianti ancora più assortite, il che, dal punto di vista evolutivo, rappresenta un vantaggio. La variabilità genetica è sinonimo di adattabilità e, quindi, di maggiori probabilità di sopravvivenza.
Clonazione umana
Parlando di clonazione umana, facciamo riferimento alla riproduzione di un individuo geneticamente identico a un altro, nonché a copie di tessuti o cellule umane. Tale argomento è divenuto, a partire dagli anni sessanta, oggetto di controversi dibattiti. Dal genetista Joshua Lederberg, favorevole alla clonazione e all’ingegneria genetica, al bioetico Leon Kass, che scrisse che la riproduzione programmata dell’uomo avrebbe finito per disumanizzarlo.
Nel 1998 un gruppo di scienziati della Corea del Sud avviò il processo di clonazione di un embrione umano. Utilizzando una cellula uovo prelevata da una donna di trent’anni, sostituirono il suo nucleo con quello estratto da una cellula somatica della stessa donna, dando inizio alla duplicazione della cellula uovo. Questo stesso metodo è stato impiegato per la clonazione dei due macachi. Gli esperti lo chiamano Scnt (Somatic Cell Nuclear Transfer), ovvero Trasferimento del Nucleo di Cellule Somatiche. L’esperimento venne interrotto quando l’embrione era ancora alla fase di quattro cellule per motivi etici. Le probabilità che l’embrione si sviluppasse fino a generare un essere umano erano scarse, poiché avrebbe dovuto essere trasferito nell’utero di una donna per iniziare una gravidanza. I risultati però dimostrarono che esiste la possibilità che la cellula uovo umana si divida anche dopo la sostituzione del suo nucleo.
Nel 2013, i ricercatori della Oregon Health and Science University negli Usa hanno ripetuto il processo utilizzando il nucleo di cellule prelevate da un feto. L’anno successivo, scienziati dell’Institute for Stem Cell Research di Los Angeles e dello Stem Cell Institute di Seoul hanno realizzato lo stesso esperimento utilizzando fibroblasti provenienti da adulti tra i 35 e i 75 anni. In entrambi gli studi, pubblicati su riviste scientifiche, l’obiettivo dichiarato era quello di cercare di ottenere cellule staminali e non di avviare la clonazione di un individuo.
Legislazione in materia e concezione religiosa
Pochi Paesi hanno una legislazione specifica sulla clonazione umana. Negli Stati Uniti non esiste una legge federale, ma alcune Nazioni hanno regolamentato le ricerche in modo più o meno restrittivo, arrivando in alcuni casi a vietarle completamente.
L’Unione europea, attraverso la Convenzione per la protezione dei diritti umani e della dignità dell’essere umano e il protocollo facoltativo del 1998 sulla clonazione, stabilisce che «ogni tentativo di creare un essere umano geneticamente identico a un altro essere umano, vivo o morto, è vietato». Nonché una risoluzione delle Nazioni Unite del 2005 ha esortato gli Stati membri «a vietare tutte le forme di clonazione umana, poiché incompatibili con la dignità e la protezione della vita umana».
A opporsi alla clonazione umana sono intervenute anche le religioni. Passando per l’Islam che la condanna in quanto “haraam”, ossia proibita dalla fede islamica, giungendo all’istruzione “Dignitas Personae”, emanata sotto la guida di Papa Benedetto XVI, in cui è definita come una “una grave offesa alla dignità della persona come anche verso la fondamentale uguaglianza di tutte le persone”.
Ruolo decisivo
Nonostante il progresso scientifico in materia, restano ancora in vita i miti e le paure al riguardo. Resta un tema ancora circondato da grande incertezza, in cui la sua applicazione dai risvolti benefici, si scontra con i limiti intrinsechi che la caratterizzano. Tra la posizione favorevole, di chi desidera giungere alla clonazione umana, e quella di chi è restio, il nostro background storico e culturale gioca ancora, insieme alle legislazioni, un ruolo decisivo. La guida da seguire nello scegliere se schierarsi da una parte piuttosto che dall’altra. Nonostante i progressi, il Mondo sembra essere ancora destinato a essere bipolarizzato a lungo.
Ottavia Scorpati
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