“L’Oro Dipinto. El Greco e la pittura tra Creta e Venezia” a Palazzo Ducale

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La mostra “L’Oro Dipinto” racconta dell’originale incontro fra pittura bizantina e linguaggio figurativo occidentale tardogotico e poi rinascimentale, all’ombra di Venezia

La mostra “L’Oro Dipinto. El Greco e la pittura tra Creta e Venezia” presso Palazzo Ducale racconta di un felice legame: quello fra la Serenissima e il mondo bizantino, dal punto di vista artistico. La fortuna di Venezia crebbe all’ombra di Bisanzio, finché giunse a superare il potente alleato, sempre più in difficoltà con la graduale espansione dell’Islam e con i suoi conflitti interni. L’idillio si scioglie con il sacco della Città d’Oro nel 1204 da parte dei Crociati e l’inizio di una decadenza che porterà alla caduta in mano ottomana nel 1453.

Da qui prende le mosse la mostra “L’Oro Dipinto” per raccontare il destino degli artisti iconografi bizantini, che fuggono all’arrivo dei turchi. Troveranno rifugio a Creta, nella città di Candia, l’attuale Iraklion. Per quattro secoli, infatti, dal 1209 al 1669, l’isola è un ducato veneziano, in mano a una potenza cristiana, dove i bizantini in fuga vengono accolti a braccia aperte.

Una collaborazione internazionale

L_oro_dipinto_Venezia_allestimentoLa mostra “L’Oro Dipinto”, che resterà aperta fino al 29 settembre prossimo, presenta oltre 100 opere (a destra, un’immagine dell’allestimento) provenienti non solo da istituzioni veneziane – il Museo Correr e la sua Biblioteca, il Museo di Palazzo Mocenigo, l’Istituto ellenico di Studi bizantini e postbizantini, e altri.

Un apporto fondamentale giunge dalla Grecia, dal Museo bizantino e cristiano di Atene che ha un eccezionale patrimonio di icone, dalla Collezione Onassis e dai musei di Iraklion. Ci sono anche ulteriori prestiti: come il quadro La Fuga in Egitto di El Greco, dal Museo del Prado di Madrid. La curatela della mostra ha visto coinvolti gli italiani Chiara Squarcina, direttrice scientifica della Fondazione Musei Civici di Venezia, e Andrea Bellieni, responsabile del Museo Correr, e dalla Grecia Katerina Dellaporta, direttrice del Museo Bizantino e Cristiano di Atene. Insomma, una mostra che rappresenta un bell’esempio di cooperazione internazionale.

Contaminazioni fra Oriente e Occidente

Klontzas_san_giorgio_uccide-Il_dragoQuell’oro dipinto cui si riferisce il titolo della mostra è lo sfondo delle icone, immagini sacre che nella tradizione della chiesa cristiana orientale non sono ritratti realistici ma raffigurazioni atemporali di Cristo, della Madonna, dei Santi. È Dio stesso che dipinge per mano dell’iconografo: quindi, non conta conoscere chi è il pittore, chiamato a riprodurre con fedeltà il modello tramandato.

Nel Quattrocento e nel Cinquecento, però, incominciano a emergere dei nominativi fra i maestri della scuola cretese. E si assiste a un mutamento interessante: la ferrea tradizione bizantina, a contatto con la cultura veneziana e la pittura occidentale, incomincia a produrre delle contaminazioni. Un esempio? L’opera San Giorgio uccide il drago di Georgios Klontzas (nella foto sopra): i tratti dei personaggi richiamano la pittura bizantina ma l’architettura e i dettagli risentono dell’arte occidentale. Mentre le botteghe di Candia animano una vivace esportazione di icone verso la Grecia e i Balcani ortodossi fino all’Europa centrale, anche i veneziani iniziano a richiedere queste icone portatili devozionali. Tant’è che per i ceti più popolari si sviluppa una produzione di minore qualità, a opera di pittori definiti madonneri.

Pittori cretesi a Venezia

Klontzas_in_te_gioisceTra il Cinquecento e il Seicento numerosi pittori si insediano a Venezia. Uno di loro è proprio Georgios Klontzas (1535–1608), nativo di Iraklion. Trascorre molti anni a Venezia contribuendo alla realizzazione di San Giorgio dei Greci, la storica chiesa della Comunità ellenica di Venezia. Sua è anche la mirabile icona In te gioisce (nella foto a destra), con la Vergine e il Bambino al centro di una complessa architettura ispirata all’omonimo inno del monaco Giovanni di Damasco, in mostra a Venezia. Anche l’artista Michael Damaskinòs (1530–35 circa–1593) è portatore di quest’ambivalenza fra Oriente e Occidente. Visse per un decennio a Venezia, entrando in contatto con i principali artisti dell’epoca.

El Greco, figlio anche di Venezia

Annunciazione_El_GrecoLa mostra “L’Oro Dipinto” non può non dedicare uno spazio a Dominikos Theotokopoulos più noto come El Greco (1541–1614). Prima di andare a Roma e poi in Spagna, l’artista originario di Candia nasce come pittore d’icone e trascorre un periodo a Venezia. Qui dal confronto con le botteghe di Tintoretto e Tiziano il suo stile si evolve e apprende il chiaroscuro. È in mostra a Palazzo Ducale una Annunciazione  (1576 circa, nella foto a sinistra) proveniente dal Museo Nazionale Thyssen-Bornemisza di Madrid. Il pittore di icone è rinato come artista di grande personalità e dallo stile inconfondibile.

La fuga verso le isole dello Ionio

Poulakis_Passaggio_del Mar_RossoQuando nel 1669 anche Creta cade in mano  turca, gli artisti sono costretti ad andarsene. Molti vanno nell’Eptaneso – le isole ionie fra le quali figurano Zante, Cefalonia e Corfù – che resta fino al 1797 in mano veneziana. Qui creano la scuola cretese-eptanesiaca, con forti influenze occidentali. Da lì, alcuni si sposteranno a Venezia. Come Theodoros Poulàkis (1622–1692), che dipinge un impressionante Passaggio del Mar Rosso (nella foto a destra).

Esplorazioni digitali

La mostra è anche un’occasione per scoprire la piccola ma ben radicata Comunità ellenica e la sua chiesa di San Giorgio dei Greci, completata nel 1577, a due passi da San Marco. La chiesa e le sue opere si possono esplorare anche grazie all’installazione digitale Imago Physis realizzata dallo studio camerAnebbia, che parte dall’analisi di un’icona, realizzata in collaborazione con l’Istituto nazionale di Fisica nucleare – CHNet Cultural Heritage Network. “L’Oro Dipinto. El Greco e la pittura tra Creta e Venezia” è un viaggio nel tempo e nello spazio tra Adriatico ed Egeo, lungo i fili degli scambi culturali che da sempre hanno reso il Mediterraneo un’area prolifica di idee. Con un focus su un oggetto devozionale, l’icona, per essenza contraria a uscire dai binari della tradizione, costretta suo malgrado dalle vicissitudini storiche a incorporare talora influssi esterni, fonte di nuova vitalità.

 

 

Maria Tatsos

“L’Oro Dipinto. El Greco e la pittura tra Creta e Venezia”. Venezia, Palazzo Ducale, Fino al 29 settembre 2025.

Info: https://palazzoducale.visitmuve.it

Foto © Ufficio Stampa Studio Esseci / MUVE, Irene Panizza, Maria Tatsos, Eurocomunicazione

Video © Eurocomunicazione

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Maria Tatsos
Giornalista professionista, è laureata in Scienze Politiche e diplomata in Lingua e Cultura Giapponese presso l'IsiAO di Milano. Attualmente lavora come freelance per vari periodici femminili, collabora con il Museo Popoli e Culture del Pontificio Istituto Missioni Estere (Pime) e con il Centro di Cultura Italia-Asia. Tiene corsi di scrittura autobiografica ed è autrice di alcuni libri, che spaziano dai diritti dei consumatori alle religioni asiatiche. È autrice del romanzo storico "La ragazza del Mar Nero" sulla tragedia dei greci del Ponto (2016) e di "Mai più schiavi" (2018), un saggio su Biram Dah Abeid e sulla schiavitù in Mauritania, entrambi editi da Paoline. Nel tempo libero coltiva fiori e colleziona storie di giardini, giardinieri e cacciatori di piante che racconta nel corso "Giardini e dintorni".

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