Incontro Russia-Ucraina a Istanbul, pochi passi avanti

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Mentre le delegazioni andavano in Turchia per parlare di pace è stato effettuato un attacco ucraino in profondità nel territorio russo

I colloqui tra le delegazioni di Russia e Ucraina si sono svolti al palazzo Çırağan, nel cuore di Istanbul. A ospitare e mediare questo delicato confronto è, ancora una volta, la Turchia, che conferma così la sua ambizione a svolgere un ruolo di primo piano nella diplomazia internazionale.

Si tratta del primo dialogo diretto tra le parti da oltre due anni, dopo il vertice di fine marzo 2022 interrotto bruscamente a seguito delle stragi di Bucha e Irpin, eventi che segnarono una frattura profonda nei tentativi di avviare un percorso di pace.

A capo della delegazione russa, Vladimir Medinsky, inviato dal presidente Putin, mentre per la rappresentanza ucraina il ministro della Difesa Rustem Umerov. Il nuovo round di colloqui è stato annunciato lo scorso 30 maggio dal portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov.

La Turchia puntava alla tregua

Sul tavolo dei negoziati tra Russia e Ucraina ha pesato il clima di forte tensione militare, aggravato negli ultimi giorni dall’intensificarsi degli scontri e, in particolare, dalla guerra di droni. La diplomazia turca osserva con apprensione lo scenario, mentre si cerca di non vanificare i primi, fragili segnali di apertura. Dopo la ripresa del dialogo lo scorso 16 maggio, i colloqui non hanno ancora prodotto un cessate il fuoco, ma hanno registrato un passo importante: lo scambio simultaneo di mille prigionieri per parte. Tutti coloro che sono gravemente feriti o malati, e tutti gli under 25. In più, entrambe le parti dovrebbero restituirsi reciprocamente 6mila salme di soldati avversari uccisi. Un segnale che, secondo il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, apre uno spiraglio per una tregua più solida e duratura.

Ai colloqui non sono stati ammessi gli Stati Uniti, né i quattro Paesi “volenterosi” (tra cui l’Italia) che hanno incontrato solamente gli ucraini. Ma Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan alza l’asticella della diplomazia e si dice pronto ad accogliere un vertice trilaterale tra i presidenti Vladimir Putin, Volodymyr Zelensky e Donald Trump. Una mossa ambiziosa che denota la volontà turca di rafforzare il suo ruolo come potenziale mediatore di primo piano nel conflitto russo-ucraino. In gioco non c’è solo la ripresa del dialogo tra Mosca e Kiev, ma anche dossier cruciali come la riattivazione del corridoio del Mar Nero per l’export del grano ucraino, vitale per la sicurezza alimentare di numerosi Paesi del Mediterraneo.

Memorandum

Le due parti si sono scambiate i reciproci memorandum, che contengono le condizioni per il cessate il fuoco, e dopo poco più di un’ora la riunione si è conclusa. In precedenza, le disposizioni del documento di Kiev erano pubblicate sui media occidentali e il memorandum trasmesso in ucraino e in inglese. «La delegazione russa ha ricevuto in precedenza dall’Ucraina la sua versione del memorandum sulla risoluzione pacifica», ha confermato il consigliere presidenziale russo, capo della delegazione ai negoziati, Vladimir Medinsky.

Condizioni

Ucraina

La richiesta degli ucraini è stata la stessa avanzata nelle ultime settimane: un cessate il fuoco di almeno trenta giorni, senza condizioni, che secondo il ministro della Difesa, Rustem Umerov, è l’unica base possibile «per iniziare un negoziato».

Russia

I russi hanno dato agli ucraini due “opzioni”. La prima è una tregua di trenta giorni, ma con paletti molto stringenti: tra questi, il ritiro dell’esercito dalle Regioni che al momento la Russia occupa in parte. Si tratta di Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson. In pratica una resa, sul piano militare, per un conflitto che riprenderebbe trenta giorni dopo.

La seconda opzione riguarda la fine del conflitto in cambio della revoca della legge marziale in Ucraina; lo svolgimento di nuove elezioni entro cento giorni; la ripresa delle relazioni commerciali (in particolare per il passaggio del gas russo di Gazprom in territorio ucraino), la smobilitazione delle truppe. E ancora, escludere tutte le forze straniere dall’Ucraina; terminare tutti gli aiuti militari al Paese; limitare le future dimensioni dell’esercito; riconoscere le quattro Regioni contese e la Crimea come territori russi; proclamare la neutralità dell’Ucraina.

Maxi attacco con droni su basi aeree russe

Mentre le delegazioni andavano in Turchia per parlare di pace è stato effettuato un attacco ucraino in profondità nel territorio russo. Secondo quanto riferito dal Servizio di Sicurezza dell’Ucraina (SBU), l’intelligence interna di Kiev, sarebbe stato lanciato un blitz coordinato con droni FPV – i cosiddetti “First-person-view” – contro quattro basi aeree militari russe, in un’operazione battezzata “Rete”.

Gli obiettivi sarebbero stati centrati in quattro località strategiche: Belaya, nella Regione di Russia UcrainaIrkutsk; Dyagilevo, nei pressi di Rjazan; Olenya, vicino a Murmansk, nell’Artico; Ivanovo, a circa 300 chilometri a nord-est di Mosca. Il bilancio segnerebbe uno dei colpi più duri inferti finora da Kiev alle infrastrutture militari russe: almeno 40 aerei da attacco e da bombardamento strategico danneggiati o messi fuori uso. Velivoli che, secondo l’SBU, erano impiegati per colpire il territorio ucraino. L’operazione “Rete” segna un nuovo livello nella guerra dei droni che, giorno dopo giorno, si fa sempre più sofisticata e incisiva.

Online le immagini dei bombardieri russi in fiamme

Circolano sui social e sui canali Telegram russi e ucraini le immagini dell’attacco: si vedono velivoli avvolti dalle fiamme, colonne di fumo alzarsi dalle piste e bombardieri allineati, apparentemente colti di sorpresa, colpiti in pieno. In alcuni video si intravedono anche gli operatori ucraini mentre lanciano i piccoli droni FPV da furgoni e camion, pilotando poi a distanza tramite visori e sensori fino al bersaglio.

Secondo il Crown Intelligence Group tra i bersagli vi sarebbero anche alcuni aerei radar A50, fondamentali per la sorveglianza e il coordinamento dei raid: “Ogni velivolo costa circa 350 milioni di dollari e la Russia ne possiede meno di dieci. Sono essenziali per rilevare le difese aeree ucraine e dirigere gli attacchi”, spiega il rapporto. Inoltre Tra i mezzi danneggiati figurerebbe anche i temuti bombardieri supersonici Tu22, noti per trasportare i missili Kh-22, considerati tra le minacce più difficili da neutralizzare per Kiev. Come ricorda il Kyiv Independent, questi missili viaggiano a oltre 4.000 km/h e possono essere intercettati soltanto dai sofisticati sistemi di difesa Patriot, forniti dagli Usa, e dal SAMP-T, il sistema antimissilistico italo-francese.

Kiev mostra i muscoli

In attesa di una valutazione ufficiale dei danni inflitti, l’operazione condotta dal Servizio di Sicurezza ucraino (SBU) segna un punto di svolta sul piano militare e simbolico. Dopo mesi in cui la capacità offensiva di Kiev sembrava in calo, l’attacco coordinato su più basi aeree russe dimostra che l’Ucraina conserva una rilevante capacità di proiezione, anche in profondità nel territorio nemico.

L’operazione, ideata dal tenente generale Vasyl Malyuk, a capo dello SBU dal 2023, avrebbe richiesto settimane di preparazione: infiltrazioni ben oltre il confine russo, trasporto e occultamento di droni, mezzi di lancio mimetizzati nei pressi delle basi colpite, coordinamento tra più unità e un attacco sincronizzato in diverse Regioni. Non risultano, al momento, lanci di missili a medio o lungo raggio, ma l’azione ha avuto effetti anche su Severomorsk, sede del comando della Flotta del Nord russa, dove si segnalano incendi e danni da verificare.

 

George Labrinopoulos

Foto © NPR, Limes, Al Jazeera

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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