Vertice Nato: tra rilancio della difesa e guerra in Ucraina

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Vertice Nato

L’amministrazione Trump ottiene una vittoria “monumentale”, ribadendo l’impegno rispetto l’art.5 mentre si arresta l’ingresso di Kiev

Nella giornata di ieri si è concluso all’Aja, nei Paesi Bassi, il vertice annuale della Nato. Il clima della riunione di quest’anno è risultato piuttosto teso per via delle diverse questioni delicate poste sul tavolo delle discussioni. I leader dei 32 Paesi membri, in unione ai rappresentati europei, ucraini e dell’area asiopacifico, si sono confrontati in merito alla deterrenza e alla difesa.

L’obiettivo è garantire che la Nato abbia tutte le risorse, forze e capacità per poter affrontare qualsiasi minaccia. Centrale è stata anche la crisi in Medio Oriente, in particolare il conflitto tra Israele e Iran. Sebbene il presidente statunitense abbia annunciato un cessate il fuoco tra le due Nazioni, né Tel Aviv né Teheran hanno mai confermato l’intesa. Tornando ad esprimersi in merito, il presidente americano ha invece avvertito che i due Stati, nonostante siano stanchi, potrebbero riprendere presto il conflitto.

A presiedere per la prima volta, in qualità di nuovo segretario generale, vi è stato Mark Rutte, ex premier olandese. Tra i ritorni più attesi, invece, quello di Donald Trump, in quanto si è trattato della sua prima partecipazione dall’inizio del suo secondo mandato. Se prima dell’inizio del vertice era in dubbio la permanenza americana nell’Alleanza, tale dubbio è stato sciolto da Rutte che ha dichiarato che «è assolutamente chiaro che gli Usa sono totalmente impegnati nei confronti della Nato e dell’art.5». Posizione confermata poi dallo stesso Trump che ha dichiarato di essere d’accordo con gli impegni dell’Alleanza e che la sua stessa presenza al vertice ne fosse una conferma.

L’importanza della difesa

Vertice NatoI tempi in cui viviamo non vedono la Nato essere implicata in una guerra. Allo stesso tempo non viviamo nemmeno in un clima di pace. Le sfide sono molte, numerosi conflitti generano instabilità lungo i confini dell’Alleanza; nonché sorgono nuove minacce, come attacchi informatici, che colpiscono direttamente i Paesi membri. Per tale motivo negli ultimi anni si è proceduti verso un rafforzamento della difesa collettiva, affinché si potessero tutelare tutti gli alleati sulla terraferma, in mare, in aria, nello spazio e perfino nel cyberspazio. Per poter divenire più forti, bisogna aumentare la spesa. Ciò consentirebbe di prepararci a un futuro incerto e a prevenire una guerra nei territori Nato.

Dal 2023, i membri si sono impegnati a destinare almeno il 2% del Pil alla difesa, ma nel 2024 solo 22 Paesi hanno raggiunto questo obiettivo. Stati come Belgio, Canada, Croazia, Italia, Lussemburgo, Montenegro, Portogallo, Slovenia e Spagna sono ancora al di sotto della soglia.

Gli Usa contribuiscono per il 15,8% al bilancio totale. L’amministrazione Trump ha rilanciato la questione, proponendo un nuovo obiettivo del 5% del Pil entro il 2035. Proposta che è stata accettata ed è stata definita dal presidente americano come una vittoria «monumentale». Il segretario generale Rutte ha dichiarato che una parte di tale spesa, circa 1,5%, sarà riservata a settori strategici come infrastrutture e cybersicurezza. Anche i Paesi che erano più incerti, tra cui la Spagna, hanno firmato sancendo il loro impegno. Nonostante la firma, il Primo ministro Sanchez ha rivendicato la possibilità di avere un percorso diverso, ritenendo di poter adempiere ai suoi obblighi impegnando solo il 2,1% del Pil. Trump ha ribattuto sostenendo che si tratti di una violazione e che gli Usa applicheranno dei dazi, trattando direttamente con la Spagna, senza passare per i negoziati con l’Ue.

I progressi compiuti rispetto a tale obiettivo, saranno riesaminati nel 2029. Nel frattempo, il Regno Unito ha annunciato un piano per aumentare la propria prontezza bellica, con investimenti in testate nucleari, nuovi sottomarini e fabbriche di munizioni. L’obiettivo britannico è passare dal 2,3% attuale al 2,5% entro il 2027, con l’ambizione di arrivare al 3% entro il prossimo decennio.

Sostegno a Kiev

Vertice NatoIl conflitto tra Russia e Ucraina è stato nuovamente il principale dossier della riunione. Dall’invasione russa, gli alleati atlantici hanno fornito ben il 99% degli aiuti militari ricevuti dall’Ucraina. Solo quest’anno hanno investito oltre 20 miliardi di euro di assistenza aggiuntiva alla sicurezza. Già nello scorso vertice avevano promesso un pacchetto di finanziamenti da almeno 50 miliardi di euro all’anno per supportare la difesa di Kiev. L’intento non è quello di prolungare la durata della guerra, piuttosto di garantire all’Ucraina i mezzi per prevenire qualsiasi futura aggressione, nonché di essere preparata a un eventuale accordo di pace.

L’Ucraina richiede di aderire alla Nato fin dal 2008. Il suo ingresso prevederebbe il rispetto di requisiti economici, giuridici, politici e difesa. In qualità di membro, goderebbe della protezione prevista dall’art.5 dell’Alleanza. “Le Parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse in Europa o in Nord America sarà considerato un attacco contro tutte le parti e di conseguenza convengono che, se tale attacco armato si verifica, ciascuna di esse, […] assisterà la Parte o le Parti così attaccate adottando immediatamente, individualmente e di concerto con le altre Parti, le azioni che riterrà necessarie, compreso l’uso della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza dell’area dell’Atlantico settentrionale”.

Di conseguenza la Russia considera la possibilità di allargamento dell’Alleanza una minaccia. Tuttavia, nonostante le divergenze interne, nel documento elaborato in conclusione del vertice Nato, è stato escluso un futuro ingresso dell’Ucraina. Ciò si contrappone a quanto dichiarato l’anno scorso a Washington, dove l’adesione di Kiev venne definita un “percorso irreversibile”. L’Ue ha invece stabilito il prolungamento, fino al 2028, della sospensione dei dazi e delle quote rispetto alle importazioni di acciaio e ferro, al fine di sostenere l’economia ucraina.

Conclusioni

In seguito alla chiusura del vertice e ai risultati raggiunti si sono espressi diversi leader. Il presidente lituano, Gitanas Nauseda, ha ribadito che vi sia, all’interno della Nato, una «forte intesa» volta a mantenere l’attenzione sull’Ucraina. Nonostante la breve menzione all’interno del comunicato ufficiale, ha ribadito il sostegno nonché che non vi sia stata una condanna più forte nei confronti della Russia al fine di trovare un compromesso.

Anche i ringraziamenti del presidente Zelenskyy non hanno tardato ad arrivare. Su X si è infatti rivolto a Trump, con il quale ha avuto un lungo colloquio al margine del vertice Nato. Tra i temi discussi vi è stato come raggiungere un cessate il fuoco. «Abbiamo parlato su come proteggere i nostri popoli. Apprezziamo l’attenzione e la prontezza per rendere la pace più vicina».

Vertice NatoUn importante intervento è stato anche quello del cancelliere tedesco, Friedrich Merz, dopo aver parlato con Trump riguardo a nuove sanzioni contro la Russia. Ha infatti affermato che non sia possibile porre fine alla guerra russo-ucraina tramite un intervento militare ma che bisogna continuare ad aumentare le pressioni economiche su Mosca. Difatti l’azione europea non può essere sufficiente senza un sostegno da parte degli Usa, gli unici a poter imporre sanzioni verso la Cina e l’India che finanziano la Russia tramite l’acquisto dei suoi combustibili fossili. Nel mentre la Repubblica popolare cinese resta ferma sulla sua opposizione verso la Nato, sostenendo che quest’ultima la consideri come una minaccia affinché abbia una “scusa per espandere la propria influenza” nell’Indo-Pacifico. Nonostante questo sollecito, l’impressione del cancelliere è che il presidente Trump stia ancora pensando su come agire. Mentre si riflette in seguito al vertice Nato, i conflitti fuori persistono.

 

Ottavia Scorpati

Foto © Di Lei, Europa Today, Cresy24, Nau

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