Dal sostegno a Kiev alle sanzioni contro Israele, fino a casa, povertà e transizione verde: un discorso che incendia Strasburgo e divide l’Europa.
Lo Stato dell’Unione europea (Soteu) rappresenta uno dei momenti più significativi dell’anno politico a Bruxelles e Strasburgo. Quest’anno, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha preso la parola in un’aula tesa, con un’opposizione crescente e l’eco della mozione di censura che l’ha colpita poco prima della pausa estiva.
L’evento, introdotto dalla presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, ha visto un’aula gremita, applausi misurati e anche momenti di tensione, con urla provenienti dai banchi della destra e persino da parte di un’eurodeputata del suo stesso partito, la Cdu tedesca.
«Il mio discorso di oggi è un discorso per l’unità. Unità tra gli Stati membri. Tra le istituzioni dell’Ue. Unità tra le forze democratiche filoeuropee in quest’Aula», ha affermato von der Leyen in apertura, sottolineando la necessità di coesione in un momento di crisi geopolitica e fragilità interna.
Il discorso è stato interrotto più volte dalle contestazioni, persino da una deputata della
Cdu, lo stesso partito della presidente. Roberta Metsola è intervenuta direttamente, ammonendo l’eurodeputata Christine Schneider e minacciando di espellerla dall’aula. Nonostante le divisioni, al termine von der Leyen ha ricevuto un applauso di 32 secondi, con il Partito Popolare Europeo e il collegio dei commissari in piedi, mentre i socialisti hanno applaudito seduti.
Ucraina, Gaza e la politica estera dell’Unione
La parte più attesa riguardava la politica estera. Von der Leyen ha annunciato che l’Unione europea anticiperà 6 miliardi di euro dal prestito G7 e ha presentato una nuova alleanza sui droni con l’Ucraina, ribadendo il sostegno militare e finanziario a Kiev.
Sul fronte mediorientale, la presidente ha dichiarato: «il mese prossimo istituiremo un Gruppo di donatori per la Palestina, che includerà uno strumento dedicato alla ricostruzione di Gaza».
Ma le sue parole più forti sono arrivate in merito alla guerra: «ciò che sta accadendo a Gaza è inaccettabile. […] Proporremo di sospendere il nostro sostegno bilaterale a Israele, di interrompere tutti i pagamenti in questi settori, senza compromettere il nostro lavoro con la società civile israeliana o con Yad Vashem. Presenteremo sanzioni contro i ministri estremisti e contro i coloni violenti. Proporremo anche una sospensione parziale dell’Accordo di associazione sulle questioni commerciali».
Sul conflitto israelo-palestinese, ha ribadito la posizione storica dell’Europa: «non ci sarà mai posto per Hamas, né ora né in futuro. […] Nel lungo termine, l’unico piano di pace realistico è basato su due Stati, che vivono fianco a fianco in pace e sicurezza. Con un Israele sicuro, un’autorità palestinese vitale e la piaga di Hamas rimossa».
Una scena simbolica: il pompiere greco ospite in aula
L’immagine più toccante del discorso è stata l’omaggio al tenente greco Nikolaos Paisios, inviato in Spagna durante i devastanti incendi estivi nelle Asturie.
«Caro Nikolaos, il vostro coraggio è un’ispirazione per tutti noi. Per la vostra forza, il vostro impegno e la vostra straordinaria leadership: efharistò (grazie, ndr) a voi e al vostro team di eroi europei», ha sostenuto la presidente, trasformando un episodio concreto di solidarietà europea in simbolo politico di unità.
Difesa e sicurezza: dall’Est europeo al cyberspazio
La guerra in Ucraina e le tensioni globali hanno dominato anche la parte relativa alla difesa.
Von der Leyen ha sottolineato che l’Europa non può più dipendere unicamente dalla Nato: «l’economia di guerra di Putin non si fermerà, anche se la guerra dovesse finire. Ciò significa che l’Europa deve essere pronta ad assumersi la responsabilità della propria sicurezza. […] Dobbiamo investire nella sorveglianza spaziale in tempo reale, affinché nessun movimento di forze passi inosservato. […] E dobbiamo costruire un muro di droni».
La presidente ha rilanciato l’idea di un semestre europeo della difesa e di una tabella di marcia con obiettivi chiari entro il 2030, affermando con forza: «l’Europa difenderà ogni centimetro del suo territorio».
Non è mancato un riferimento diretto all’attualità: «l’Europa è al fianco della Polonia», in riferimento all’attacco con droni russi che ha colpito Varsavia, ricevendo uno degli applausi più calorosi della giornata.
Economia e commercio: dazi, acciaio e Made in Europe
Von der Leyen ha affrontato la questione dei dazi commerciali con gli Stati Uniti, sottolineando che l’intesa raggiunta offre «stabilità fondamentale in un momento di grave insicurezza globale».
Sul fronte industriale, ha annunciato un nuovo strumento commerciale a lungo termine per la salvaguardia dell’acciaio, volto a proteggere la siderurgia europea dalla concorrenza sleale globale.
Ha inoltre rilanciato il tema del “criterio Made in Europe” negli appalti pubblici: «dal lato dell’offerta, lanceremo un pacchetto Battery Booster con 1,8 miliardi di euro per stimolare la produzione in Europa. […] Dal lato della domanda introdurremo un criterio ‘Made in Europe’ negli appalti pubblici».
Transizione verde e mobilità: «Il futuro è elettrico»
Con tono deciso, von der Leyen ha ribadito l’impegno verso la transizione ecologica: «credo che l’Europa dovrebbe avere la sua auto e–car, ecologica, economica, europea. Non possiamo lasciare che la Cina e altri conquistino questo mercato. […] Il futuro è elettrico. E l’Europa ne farà parte».
Social media e minori: verso restrizioni europee
Uno dei passaggi più discussi riguarda i social network. Von der Leyen ha affermato:
«proprio come ai miei tempi abbiamo insegnato ai nostri figli che non potevano fumare, bere e guardare contenuti per adulti fino a una certa età, credo che sia giunto il momento di considerare di fare lo stesso per i social media». Ha annunciato che entro l’anno sarà creato un gruppo di esperti per elaborare una proposta europea, ispirata anche al modello australiano: «quando si tratta della sicurezza dei nostri figli online, l’Europa crede nei genitori, non nel profitto».
L’Australia sarà il primo Paese al Mondo a vietare ai minori di 16 anni di avere un account sui social media. La legge entrerà in vigore a dicembre 2025 e nasce dalle preoccupazioni del Governo guidato da Anthony Albanese riguardo agli effetti negativi che queste piattaforme hanno sulla salute mentale dei più giovani. Si parla di problemi legati all’immagine corporea, di episodi di bullismo e abusi online, ma anche della diffusione di contenuti misogini e di messaggi dannosi che possono colpire ragazzi e ragazze in età particolarmente fragile.
Con il nuovo provvedimento i minori non potranno più aprire account né restare loggati sui social. Rimarrà comunque possibile accedere a contenuti aperti, come i video su YouTube o su Facebook, senza bisogno di registrarsi. Le regole saranno accompagnate da un sistema di sanzioni molto severe: in caso di violazioni sistematiche, le piattaforme rischieranno multe fino a 50 milioni di dollari australiani. Non saranno invece punite per singoli episodi di elusione, che il Governo considera inevitabili.
Democrazia, Stato di diritto e libertà dei media
Il discorso ha toccato con forza il tema delle libertà democratiche. «il rispetto dello Stato di diritto è un requisito imprescindibile per i fondi dell’Ue. Ora e in futuro», ha dichiarato la presidente, annunciando un ciclo annuale integrato sullo Stato di diritto per rafforzare la vigilanza.
Inoltre ha anche denunciato la crescita della disinformazione: «la nostra democrazia è sotto attacco. L’aumento della manipolazione delle informazioni e della disinformazione sta dividendo le nostre società. […] Una stampa libera è la spina dorsale di qualsiasi democrazia». Per questo ha promesso più fondi europei per i media indipendenti, con un nuovo programma per la resilienza dei media.
Casa e povertà: la dimensione sociale
Von der Leyen ha sorpreso molti annunciando un primo vertice Ue sull’edilizia abitativa e un Piano europeo per l’edilizia accessibile. «una casa non è solo quattro mura e un tetto. È sicurezza, calore, appartenenza. Ma per troppi europei oggi la casa è diventata fonte di ansia, debiti e incertezza».
Il capitolo sociale si è chiuso con un appello forte contro le disuguaglianze: «abbiamo urgente bisogno di un’ambiziosa strategia europea contro la povertà. Presenteremo il nostro piano per contribuire a sradicare la povertà entro il 2050 […] e proporremo un Quality Jobs Act per garantire che l’occupazione moderna tenga il passo con l’economia moderna».
Competitività e mercato unico: la sfida della semplificazione
Von der Leyen ha richiamato i rapporti Draghi e Letta, annunciando una roadmap fino al 2028 per completare il mercato unico in tre settori chiave: finanza, energia e telecomunicazioni. «L’indipendenza dell’Europa dipenderà dalla sua capacità di competere in questi tempi turbolenti. […] Le nostre proposte consentiranno alle imprese europee di risparmiare 8 miliardi di euro all’anno in costi burocratici».
Un’agenda fitta e un’Europa in bilico
Il discorso sullo Stato dell’Unione 2025 ha confermato Ursula von der Leyen come una figura centrale ma contestata della politica europea.
Tra difesa e sicurezza, politiche sociali, sostegno all’Ucraina e gestione di Gaza, la presidente ha delineato un’agenda densa che tocca tutte le grandi sfide: geopolitica, economica, ambientale e sociale.
La parola d’ordine resta unità, ma l’aula di Strasburgo ha mostrato quanto questa sia fragile e difficile da realizzare. Il cammino verso il 2028, con nuove roadmap e scadenze politiche, sarà un test cruciale per capire se l’Unione riuscirà a trasformare promesse e annunci in realtà.
Ginevra Larosa
Foto © Eventi – UniTrento, European Parliament, Scenari Economici, Osservatorio Diritti













