Il caldo record dall’outback alla costa alimenta temporali violenti e incendi “catastrofici”, con scuole chiuse, venti estremi e allarmi in tutto il NSW
Secondo le emittenti ABC News e Nine una forte ondata di caldo che parte dall’outback (il deserto dell’entroterra australiano) e arriva fino alla costa sta spingendo le temperature di novembre ai livelli più alti degli ultimi anni. A Sydney e Brisbane si sono superati i 35 gradi. Il caldo, insieme all’umidità, sta alimentando temporali molto intensi, con rischio di grandine grossa, piogge forti e venti dannosi.
Venti estremi e incendi in rapido sviluppo
Oltre ai temporali, un altro sistema meteo che attraversa il sud e il centro del Nuovo Galles del Sud (NSW) ha portato venti caldi e secchi da ovest, abbastanza forti da far cadere alberi e innescare incendi rapidissimi. Il Bureau of Meteorology (Bom) ha dichiarato pericolo di incendio “estremo” in dieci distretti, compresa l’area di Sydney.
Nel Lower Central West Plains è stato dichiarato addirittura il livello “catastrofico”, il più alto. È il primo della stagione. In giornate così, gli incendi possono muoversi molto velocemente e diventare fuori controllo. Le braci spinte dal vento possono accendere nuovi focolai anche a chilometri di distanza.
I venti sono così forti perché si incontrano aria molto calda dal nord-ovest e aria più fresca dall’Oceano del Sud. Nel sud-est del NSW si sono verificate e sono attese raffiche fino a 100 km/h, con rischio di rami o alberi che cadono e possibili blackout. L’aria calda dell’outback farà probabilmente esplodere le temperature e abbassare l’umidità sotto il 20%. Anche i fulmini potrebbero innescare nuovi incendi.
Temperature record tra Queensland e NSW
Negli ultimi giorni l’interno dell’Australia ha toccato i 45 gradi. Per questo il Bom ha esteso l’allerta caldo su gran parte del Queensland e sul nord del NSW, con alcune aree classificate come “estreme”, quindi pericolose anche per persone sane.
A Brisbane ci sono state giornate molto calde e umide intorno ai 35 gradi, con un picco previsto di 37°C giovedì. Sarà il novembre più caldo in sette anni. Le notti non portano sollievo, quindi Brisbane è in una ondata di caldo “severa”.
Sydney invece ha notti più fresche, quindi è considerata in una ondata di caldo “leggera”. Ma la massima prevista oggi, 36°C, è 12 gradi sopra la media: sarà il giorno di novembre più rovente degli ultimi cinque anni. Il caldo nell’outback inizierà ora a diminuire: l’aria più fresca dal sud dovrebbe arrivare tra martedì e mercoledì della prossima settimana.
Scuole chiuse e misure di sicurezza
Decine di scuole sono chiuse perché il caldo estremo e il maltempo hanno portato al primo livello di pericolo incendi “catastrofico” degli ultimi due anni.
Il Dipartimento dell’Istruzione del NSW ha chiuso 26 scuole: otto nel Lower Central West Plains e quattordici nel sud del NSW, nell’elettorato di Cootamundra. Molte sono piccole e isolate e la chiusura è una misura preventiva per proteggere studenti e comunità.
L’RFS (Rural Fire Service) ha anche emesso un avviso di sicurezza per il raccolto agricolo in 17 aree del NSW centrale, meridionale e occidentale, chiedendo agli agricoltori di fermarsi e controllare bene le condizioni prima di continuare.
Il rapporto millenario dell’Australia con il fuoco
L’Australia è una terra che convive con il fuoco da migliaia di anni. Le sue foreste di eucalipti, gli arbusti resinosi, i prati aridi e le vaste distese interne formano un ambiente dove gli incendi non sono un incidente, ma una forza naturale che da sempre modella il paesaggio. Un bushfire nasce quando calore, vegetazione secca e una scintilla si incontrano nel momento sbagliato.
Oggi però queste condizioni non sono più solo naturali: il cambiamento climatico sta trasformando il fuoco in un fenomeno più aggressivo, più lungo e più difficile da contenere.
Le cause degli inneschi: natura e attività umane
La scintilla può provenire da molte fonti. I fulmini dei dry lightning colpiscono alberi resinosi carichi di oli infiammabili e li trasformano in torce altissime. Anche le attività umane contribuiscono: un macchinario che genera una scintilla, un freno che striscia sul metallo, una sigaretta, un barbecue spento male, una linea elettrica danneggiata dal vento. Basta un frammento incandescente sull’erba gialla per creare un fronte di fuoco. Ci sono poi gli incendi dolosi, rari ma devastanti.
Molto prima dell’arrivo degli europei, gli Aborigeni australiani avevano sviluppato un rapporto profondo con il fuoco. Attraverso il fire-stick farming bruciavano piccole porzioni di terra in modo controllato per prevenire gli incendi più grandi, stimolare la crescita delle piante e creare un mosaico di superfici bruciate e non bruciate che impediva al fuoco di correre libero.
Molte piante australiane si sono evolute in questo equilibrio: semi che si aprono col calore, foglie che germogliano dopo il fuoco, eucalipti che usano gli oli infiammabili per rigenerarsi.
Cultural burning: tradizione e scienza insieme
Oggi la cultural burning (gestione del territorio con fuochi controllati) è tornata centrale ed è praticata con la collaborazione di comunità indigene, scienziati, ranger, enti ambientali e servizi antincendio come il NSW Rural Fire Service o il CFA del Victoria. Non è un ritorno romantico: è una scelta pratica.
Il modello moderno non basta più da solo e il sapere aborigeno è diventato essenziale nell’epoca del riscaldamento globale.
La cultural burning è regolata da norme statali: servono permessi, piani operativi dettagliati e la consultazione obbligatoria dei popoli aborigeni. Esistono anche corsi certificati per pompieri e ranger.
Il mondo moderno ha spezzato quell’equilibrio. Il cambiamento climatico ha reso le estati più calde, più lunghe e più secche. Le siccità sono più intense, la vegetazione più fragile e i giorni “estremi” o “catastrofici” molto più frequenti.
Studi scientifici confermano che la probabilità di incendi come quelli del Black Summer è aumentata proprio a causa del riscaldamento globale.
Quando il fuoco crea il suo clima
Quando un bushfire supera una certa soglia diventa una forza autonoma capace di creare
un proprio microclima. Nasce il firestorm, una tempesta di fuoco che risucchia aria dal terreno e accelera le fiamme. Nei casi più estremi si formano i pyrocumulonimbus, nubi temporalesche generate dal fuoco che producono fulmini e nuovi incendi lontani. Durante il Black Summer 2019-2020, l’Australia ne ha visti diversi, talmente vasti da alterare per ore la circolazione dei venti in alta quota.
Il rapporto dell’Australia con il fuoco è antico, ma gli incendi di oggi non assomigliano più a quelli del passato. Le cronache ricordano tragedie come il Red Tuesday 1898, il Black Friday 1939, l’Ash Wednesday 1983, il Black Saturday 2009.
Ma il Black Summer ha segnato una nuova era: 24 milioni di ettari bruciati, fumi che hanno attraversato oceani, comunità evacuate per settimane e tre miliardi di animali colpiti.
L’Australia ha sempre conosciuto il fuoco, ma oggi brucia più in fretta e più forte, alimentata da un clima che cambia e da un territorio sempre più vulnerabile. Capire questa storia significa riconoscere quanto fragile sia l’equilibrio tra terra, calore e vita, e quanto urgente sia trovare nuovi modi per convivere con una natura che ha sempre bruciato, ma che ora brucia troppo.
Giovanni Maria Pontieri
Foto © Blueplanetheart, Meteo Castelverde on line, Internazionale, CFA













