Giulio Perticari e il Risorgimento: il saggio di Giorgio Benelli

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Perticari

Un intellettuale tra rivoluzione, Restaurazione e nascita dell’Italia moderna, raccontato attraverso un saggio che unisce politica, cultura e biografia

È uscito in libreria un saggio dello storico pesarese Giorgio Benelli dal titolo Giulio Perticari – Sotto il segno della rivoluzione fra Regno italico e Restaurazione, ed. Crocevia.

Dopo essersi interessato di Terenzio Mamiani e Antaldo Antaldi, Giorgio Benelli affronta con questo libro lo studio sul pensiero e l’azione politica del conte Giulio Perticari (1779–1822), personaggio noto nella letteratura nazionale per gli studi linguistici compiuti accanto a Vincenzo Monti, di cui aveva sposato la figlia Costanza. È tuttavia sul versante politico, l’altro aspetto fondamentale della sua persona, che la storiografia locale e nazionale non ha sinora dedicato studi specifici e documentati.

La vita

Giulio Perticari nacque in una famiglia aristocratica, figlio del patrizio Andrea e della contessa Anna Cassi, e fratello di Gordiano, Giuseppe e Violante. Compì i suoi studi nel Collegio di San Carlo di Fano; nel 1801 si recò a Roma, dove si laureò in giurisprudenza all’Archiginnasio Romano.

Qui iniziò gli studi su questioni politiche italiane del tempo, divenute instabili a causa della frammentazione della Penisola italiana in tante realtà sociali e politiche, e rimase affascinato dai nuovi venti patriottici e romantici.

Il volume si sofferma sull’ambientazione in cui visse Perticari, che maturò un ideale patriottico di stampo liberale e moderato, il quale, dopo il 1815, si contrappose alla politica cospiratrice della Carboneria, diventando a Pesaro il centro ispiratore di un gruppo di qualificati amici che saranno impegnati nella rivoluzione dell’Italia media del 1831.

Perticari abbandonò presto la giurisprudenza a beneficio della sua vera passione letteraria.

Giosuè Carducci compose una poesia dal titolo A Giulio Perticari:

«O se tu, genio presente,
qui fra tuoi respiri e vivi,
o se cerchi ombra silente
il gran Tebro e i sette clivi,
del tuo nido Compitano
salve, o Giulio, eterno amor,
o del bel nome romano
salve, pio restitutor!»

«L’animo del Perticari era un misto di nobili e bassi sentimenti, di disinteresse e di avarizia, di aridire e paura, di amore per la famiglia e indifferenza». Un carattere debole che però testimoniò un amore per la poesia.

Nel 1810 Perticari ebbe una relazione con la popolana pesarese Teresa Ranzi, da cui ebbe un figlio naturale, Andrea Ranzi. Il 6 giugno 1812, a Fusignano, sposò la figlia di Vincenzo Monti, Costanza, che, come Perticari, era entrata nel Bosco Parrasio già prima delle nozze, un vero e proprio cenacolo poetico. Intorno al 1820 fu impegnato nella grande discussione della lingua italiana, nel rifiuto dei dialetti e nella promozione della lingua del Trecento in chiave moderna.

Fra i suoi saggi spiccano:

  • Dell’amor patrio di Dante Alighieri

  • Il libro intorno al volgare eloquio

  • Degli scrittori del Trecento e de’ loro imitatori

  • Difesa di Dante

Il pensiero politico

Il suo pensiero, definibile protorisorgimentale, assume un carattere nazionale fra Lipsia e Waterloo, quando, come scriveva Alfred de Musset nelle Confessioni di un figlio del secolo (1836), «tre elementi dividevano la vita che si offriva ai giovani fra un passato di terrore e di speranza».

Perticari, nel periodo pesarese, instaurò un importante epistolario con alcuni famosi intellettuali di Pesaro. Si ricordi che gran parte delle sue lettere, che disegnano la sua ideologia e personalità, sono conservate nella Biblioteca dei Musei Oliveriani di Pesaro.

Note di storiografia politica perticariana

Il saggio di Giorgio Benelli vuole essere uno studio essenzialmente storico e non letterario. Non intende riproporre la figura di Giulio Perticari come filologo o come poeta arcadico e antiromantico. Ma integrare gli studi storicistici e, soprattutto, chiarire la sua posizione politica, antifrancese.

Si delinea una visione del 1814 di un Napoleone inizialmente liberatore fino alla sua demitizzazione. In Perticari si trovano fonti letterarie ben precise che rimandano alla Scuola romagnola e alla Scuola classica emiliano–romagnola e marchigiana.

 

Paolo Montanari

Foto © Il Resto del Carlino, Il Nuovo Amico

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