Sudan: 8 Milioni di bambini senza scuola

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Drammi quotidiani colpiscono civili in fuga da combattimenti: 24 morti in attacco aereo recente, oltre 8 milioni di minori esclusi da lezioni da anni, emergenza alimentare estrema in zone Darfur

New York ha poco più di otto milioni di abitanti, come Baghdad. Ora immaginate che tutti i bambini di quelle Metropoli non vadano più a scuola da quasi tre anni. Questa è la tragica realtà del Sudan, devastato da oltre mille giorni di guerra civile tra l’esercito fedele al generale Abdel Fatah al-Burhan e le Forze di Supporto Rapido (RSF) di Mohammed Dagalo. Una Nazione spaccata a metà, con l’ovest dominato dai paramilitari e il nord-est sotto controllo governativo, dove otto milioni di minori – quasi la metà della popolazione scolastica – hanno perso l’accesso all’istruzione. Una scuola su tre è stata convertita in caserma dai militari, trasformando i banchi in bunkers e i sogni in incubi.

La crisi educativa è solo la punta dell’iceberg di un dramma umanitario senza precedenti. Secondo le Ong, questi bambini hanno accumulato cinquecento giorni fuori dalle aule, superando il record mondiale di chiusure scolastiche persino nei picchi del Covid. Nel Darfur settentrionale, solo il 3% delle 1.100 scuole primarie resta operativo; a sud e ovest di El Fasher, la percentuale sale a fatica alla doppia cifra. Le bambine pagano il prezzo più alto: in contesti estremi, sono costrette a matrimoni precoci o a lavorare come serve per sfamare la famiglia, sigillando il destino di un’intera generazione.

L’attacco drone RSF: 24 civili uccisi in fuga

L’orrore si è materializzato sabato 7 febbraio vicino a Rahad, nella provincia di Kordofan Nord. Un drone delle RSF ha colpito un veicolo con civili sfollati in fuga dagli scontri a Sudan bambini scuola carestiaDubeiker, uccidendo 24 persone, tra cui otto bambini e neonati. I feriti sono stati trasportati a Rahad, ma la Città manca di risorse mediche adeguate, aggravando una situazione già catastrofica. Questo attacco fa parte di un’escalation nel Kordofan, Regione strategica per il petrolio e teatro di spostamenti delle ostilità dopo la conquista RSF del Darfur.

Il giorno prima, le RSF avevano bersagliato un convoglio del Programma alimentare mondiale (WFP), causando un’altra vittima. L’episodio ha scatenato condanne internazionali: Onu e Usa hanno denunciato gli attacchi su civili e aiuti umanitari, esigendo responsabilità in un contesto di carestia con 10 milioni di sfollati. Oggi, 9 febbraio, il Consiglio di Sicurezza Onu discute l’incidente in consultazioni chiuse, ribadendo l’urgenza di proteggere i civili e garantire corridoi umanitari.

Una guerra che deruba il futuro

«Può essere banale, ovvio, ma non possiamo nascondere che, oltre alle persone, questa guerra deruba del futuro milioni di questi bambini», ha dichiarato Francesco Lavino, vicedirettore di Save the Children Sudan, ai giornalisti a Khartum. Le statistiche Onu confermano: più a lungo un bambino resta fuori scuola, minori sono le chance di rientro. Dal 15 aprile 2023, data di inizio della follia tra RSF e esercito, il sistema educativo è collassato.

Sami Abdulbaqi, portavoce del Comitato degli insegnanti sudanesi, denuncia un silenzio assordante: gli insegnanti non ricevono stipendi da due anni. La svalutazione ha ridotto i salari a 2,50 euro al mese per i principianti, fino a 25 euro per chi ha trent’anni di carriera. Molti professori sono tra i 12 milioni di sfollati, in fuga da un Paese già ferito dalla secessione del Sud nel 2011.

Una luce fioca nel buio

Taiwala, nel Darfur controllato dai ribelli. Volontari di Ong hanno allestito una scuola sotto tende non occupate dai 650mila profughi arrivati da El Fasher dopo l’assedio di ottobre. Mathilde Vu, coordinatrice norvegese dell’iniziativa, racconta un barlume di speranza: «All’inizio molti dei loro disegni raffiguravano sangue, persone assassinate, fucili, cannoni, blindati. Ma dopo una settimana iniziano a tornare pian piano quello che sono: bambini. Disegnano fiori e scuole».

Questa “goccia nel deserto” dimostra che l’istruzione può ricostruire infanzie spezzate, anche nel cuore dell’Africa straziata.

Carestia ufficiale: il Sudan primo al Mondo

La guerra non uccide solo con le armi, ma con la fame. L’IPC (Integrated Food Security Phase Classification) ha dichiarato carestia (Fase 5) in due nuove aree del Darfur settentrionale: Um Baru e Kernoi, a nord di El Fasher. A Um Baru, oltre la metà dei bambini soffre di malnutrizione acuta; a Kernoi, il 34%. Il Sudan diventa così il Paese con più territori in carestia attiva: tre zone, contro una sola a Gaza.

«Dobbiamo ricordare che carestia non è un termine generico per indicare una mancanza di cibo», spiega Simone Garroni, direttore generale di Azione Contro la Fame – Italia. «È una definizione tecnica che si utilizza solo quando si verificano condizioni precise: almeno il 30% dei bambini in stato di malnutrizione acuta e almeno due morti al giorno ogni 10.000 persone».

Samy Guessabi, direttore di Azione Contro la Fame in Sudan, aggiunge: «La carestia non è un fenomeno improvviso che si manifesta da un giorno all’altro. È il risultato di mesi di assedio, violenze e abbandono. In Darfur stiamo assistendo a comunità intere lasciate senza nulla: niente cibo, niente aiuti, niente di niente».

Famiglie mangiano una volta al giorno, o nulla; sopravvivono con foglie bollite o mangimi animali. Circa 30 milioni su 50 milioni di sudanesi versano in bisogno umanitario, con l’80% delle strutture sanitarie distrutte. Focolai di colera, morbillo e diarrea dilagano nei campi profughi senza acqua potabile.

Sfollati record e collasso dei servizi

La crisi è la più grande al Mondo per sfollamenti: 9,6 milioni interni, più 4 milioni nei Paesi vicini come Ciad e Sud Sudan. Da fine 2025, 1,2 milioni hanno lasciato El Fasher. L’accesso umanitario è bloccato da conflitti, insicurezza e burocrazia, specie in Darfur e Kordofan. Il piano 2026 da 4 miliardi di dollari ha ricevuto solo il 5,5% dei fondi.

Azione Contro la Fame opera in Darfur, Kordofan, Nilo Azzurro, Nilo Bianco e Mar Rosso, fornendo cure per malnutrizione, acqua, igiene e supporto. Garroni e Guessabi lanciano un appello: «La carestia non è inevitabile. È una decisione collettiva: o agiamo ora, oppure accettiamo che migliaia di persone moriranno per qualcosa di basilare come non avere abbastanza da mangiare».

Una storia di colonie, dittature e golpe

Il Sudan porta le cicatrici dell’occupazione coloniale britannica–egiziana, dittature e dodici golpe dal 1958. La secessione del Sud nel 2011 ha lasciato un nord instabile; dal 2023, la rivalità tra Burhan e Dagalo – ex alleati contro Omar al-Bashir – ha scatenato l’inferno. Le RSF, eredi delle Janjaweed responsabili del genocidio darfuriano del 2003, controllano l’ovest con tattiche brutali.

La comunità internazionale, distratta da altri fronti, deve intervenire con un cessate il fuoco immediato, accesso illimitato agli aiuti e finanziamenti urgenti. Altrimenti, otto milioni di bambini – una New York intera – resteranno per sempre “intoccabili” solo nella tragedia.

 

Ammir Stefa El-Mehrat

Foto © Agence VU, Ohchr, Council on Foreign Relations, France 24

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