La scienza, il Mondo e l’Italia perdono un grande scienziato

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Antonino Zichichi

Addio Antonino Zichichi, lo scienziato che cercava la logica del creato convinto che la conoscenza debba essere al servizio del benessere umano e non della distruzione

Ci ha lasciati Antonino Zichichi, classe 1929, l’eminente fisico e scienziato trapanese di fama mondiale tra le figure più poliedriche, note, amate e talvolta anche discusse del panorama scientifico internazionale dei nostri tempi. Una vita, più che una carriera, la sua, a servizio della scienza e dell’uomo con l’umiltà e il sorriso che da sempre lo hanno contraddistinto.

Decine di libri scritti, autore di più di 1100 articoli scientifici, tra cui sette scoperte, cinque invenzioni, tre idee originali che hanno aperto strade nuove nella fisica subnucleare delle alte energie e cinque misurazioni ad alta precisione di proprietà fisiche fondamentali. Ben 16 Paesi, tra cui Stati Uniti, Cina, Argentina, Germania, Italia, Regno Unito, Kirghizistan, Lituania, Malta, Moldavia, Polonia, Georgia, Romania, Russia, Ucraina, Città del Vaticano, hanno riconosciuto i risultati della sua lunga attività conferendogli ben 104 premi e onorificenze. Ventiquattro cittadinanze onorarie ricevute, 10 medaglie d’oro, 9 dottorati di ricerca honoris causa. Anche un asteroide, scoperto nel 1986, gli è dedicato e porta il suo nome, 3951 Zichichi.

Membro di 13 accademie scientifiche e presidente (e tra i fondatori) della Federazione mondiale degli scienziati, un’organizzazione creata per aiutare ad affrontare le emergenze planetarie (15) attraverso la collaborazione internazionale in campo scientifico, dalla protezione della Terra dai meteoriti alla gestione delle risorse idriche, la desertificazione e altre “sfide” che l’umanità, con la sua capacità di ragionare, può vincere solo restando unita.

Al Cern la scoperta dell’antideuterone

Protagonista di scoperte dai risultati storici nello studio delle interazioni della natura è stato pure particolarmente apprezzato dal grande pubblico per la semplicità e il rigore scientifico della sua attività divulgativa. Ha infatti saputo portare la cultura scientifica in televisione e come un professore simpatico e finemente religioso, ha promosso una “scienza libera”, senza segreti, senza barriere politiche e ideologiche, sfatando miti e oroscopi e mettendo la logica matematica al di sopra di ogni opinione personale. Zichichi credeva fermamente che la scienza dovesse uscire dai laboratori e incontrare le persone ritenendola un patrimonio comune utile, inoltre, per distinguere tra scienza, basata su prove, e superstizione.

Nel marzo del 1965 al Cern di Ginevra, dove guidava il gruppo di ricerca, realizzò una delle scoperte più significative della fisica del Novecento ottenendo la prima prova sperimentale dell’esistenza dell’antideuterone, il primo esempio di nucleo di antimateria complesso, formato da un antiprotone e un antineutrone insieme. Anche le antiparticelle, quindi, potevano aggregarsi in nuclei complessi confermando così che le Leggi con cui la natura è scritta prevedono e permettono l’esistenza di un’intera “antirealtà” speculare alla nostra. Si confermava allora che materia e antimateria hanno massa e proprietà simmetriche e che dunque l’architettura del cosmo prevede la possibilità di mondi fatti interamente di antimateria.

Il Centro di cultura scientifica Ettore Majorana

Il prof Antonino Zichichi divenne in tal modo una figura di primo piano nella fisica delle particelle e quel successo, vissuto però con l’umiltà di chi scopre – decifra – le Leggi (della natura), non è infatti lo scienziato – diceva – a scrivere o a inventare queste leggi, apportò grande autorità e notorietà al Centro di cultura scientifica Ettore Majorana (il geniale fisico catanese del gruppo dei «ragazzi di via Panisperna», Roma) da lui fondato a Erice nel 1963. Ad oggi oltre cento scuole post università si formano e sostengono grazie alle borse di studio della fondazione sorta nel Centro Majorana, il WFS, Word Federation of Scientist, ovvero la federazione mondiale degli scienziati, che supporta ricercatori e dottorandi di paesi in via di sviluppo.

Una volta affermò che: «La Sicilia dovrebbe essere il giardino dell’Europa e l’esempio massimo per spiegare a tutti cosa vuol dire la scienza. Archimede (di Siracusa) è stato un genio dell’umanità. È la prima persona al Mondo ad aver inventato e scoperto cose che nessuna aveva saputo fare prima».

Un uomo amante anche della sua terra che ha saputo trasformare un piccolo borgo medioevale di Trapani nella “Città della scienza”, com’è oggi detta, in cui ricercatori e premi Nobel (oltre 150 i Nobel lì giunti negli anni) si incontrano da decenni come punto di riferimento internazionale rendendo la Sicilia un’isola di pace scientifica e di collaborazione per il bene comune. Negli anni della Guerra Fredda, infatti Zichichi, sottolineando che la verità scientifica è una sola, stimolava al dovere della collaborazione globale offrendo, a Erice, un territorio neutrale dedicato al sapere. Ha sempre promosso il dialogo tra scienziati sostenendone ruolo per la pace, varie volte ha sostenuto che «Se trionfasse la scienza non ci sarebbero le guerre» come ribadì pure in un’intervista al Tg2 nel febbraio del 2024.

La forza della diplomazia scientifica

Promotore di un sapere aperto e condiviso e del dovere morale dell’uomo di scienza di opporsi alla progettazione di armi di distruzione di massa, ricordando che “la follia politica ha causato milioni di vittime innocenti”, ha redatto il noto e importante Manifesto di Erice (1982) in un momento di massima tensione nucleare tra Usa e Urss, influenzando il ponte diplomatico per il disarmo nucleare e rendendo la comunità scientifica una forza diplomatica attiva.

Un sapere vissuto come responsabilità, il suo, per le generazioni future, un rigore matematico intriso di passione alla ricerca della verità, un uomo di bell’aspetto, ottimista e dagli occhi grandi, limpidi, capaci di visioni ritenute pure a volte un po’ troppo pittoriche eppure straordinarie quanto vincenti tanto da dare all’Italia i Laboratori nazionali del Gran Sasso (Lngs), in Abruzzo, il più grande e importante laboratorio (sotterraneo) al Mondo dedicato alla fisica nucleare. La sua idea, allora considerata folle, era quella di sfruttare il massiccio abruzzese come scudo naturale dai raggi cosmici. Sotto 1.400 metri di roccia massiccia infatti lo studio di neutrini e materie oscura può avvenire in un silenzio radioattivo quasi perfetto.

Antonino Zichichi il grande divulgatore della conoscenza

Un uomo convinto che la ragione è la caratteristica unica e straordinaria che distingue l’essere umano da tutte le altre forme di materia vivente. Una proprietà, un dono, per chi crede nel trascendente, che genera logica, linguaggio e scienza, di cui lui ha saputo fare eccellente uso.

Il prof. Antonino Zichichi ci ha tracciato allora la rotta sicura del rigore matematico, del metodo scientifico e della fede nell’esperimento convinto che l’evoluzione culturale batta quella biologica dato che «l’evoluzione biologica della specie umana non avrebbe mai portato l’uomo a scoprire se esiste o no il supermondo, come si fa oggi al Cern, né a viaggiare con velocità supersoniche, né a vincere su tante forme di malattia che affliggevano i nostri antenati».

Un ulteriore invito a mettere la conoscenza al centro e al servizio dell’umanità per evitare che il progresso tecnologico in atto diventi uno strumento di distruzione. Sono quotidiani ormai i problemi e i dibattiti di quanto la tecnologia, dagli algoritmi all’intelligenza artificiale, ci propone e propina. «Purtroppo» – affermò un giorno – «la cultura moderna confonde la scienza con la tecnica. Internet, comunque, è bene ricordarlo, non sarebbe esistito se non avessimo scoperto le quattro equazioni di Maxwell».Antonino Zichichi

Un uomo fondato sui fatti, uno scienziato ottimista dagli occhi grandi, sgranati e vispi capace di spiegare e appassionare come un giovane saggio dal sorriso delicato, che non siamo figli del caos e che il motivo per cui crede in Colui che ha fatto il Mondo, è che c’è una logica che regge l’Universo. «Se c’è una logica» – sosteneva – «ci deve essere un autore». E ora l’avrà certamente incontrato, o meglio scoperto, in quest’ultimo esperimento della vita che tende all’infinito.

 

Adamo De Palma

Foto© marzica-web.it, EMFCSC-INFN, corrieredelmezzogiorno.it, Facebook.

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