Il Venerdì Santo di quest’anno è coincisa con la vera data della morte di Gesù il Nazareno, 1993 anni fa
Leone XIV, venerdì 3 aprile, ha presieduto nell’anfiteatro Flavio il rito che ricorda di Gesù verso il Golgota, portando la Croce per tutte le 14 stazioni. Le meditazioni sul percorso sono state scritte quest’anno da Padre Francesco Patton, già custode di Terra Santa dal 2016 al 2025. Il frate minore, sin da quando era in Giordania, più volte si è fatto portavoce del dolore delle persone che vivono nel Medio Oriente, e che soprattutto in questo momento di grave conflitto in quei territori soffrono grandemente.
In una sua intervista a un giornale vaticano, Patton ha rivelato che è stata per lui una grande sorpresa esssere contattato dalla Segreteria di Stato: «il Santo Padre, in concomitanza con l’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi, aveva dato loro indicazioni di chiedermi di preparare le meditazioni. La cosa mi ha intimorito e al tempo stesso onorato».
Le ispirazioni di Padre Patton
«Ho preso ispirazione» – prosegue Padre Patton – «dal testo dei Vangeli privilegiando l’evangelista Giovanni e poi dagli scritti di San Francesco che sono una miniera di
spiritualità cristiana. Nelle riflessioni e nelle preghiere l’ispirazione mi è venuta da persone concrete nelle quali in questi anni ho potuto rivedere i personaggi della Via Crucis. La sofferenza delle madri e delle donne sono quelle che incarnano oggi la sofferenza della figura di Maria, della Veronica, delle donne di Gerusalemme. La riflessione sulla concezione del potere e l’abuso del potere ci sono fatti di cronaca internazionale che sono sotto gli occhi di tutti. Il Cireneo ha il volto dei tanti volontari e operatori umanitari che rischiano la loro vita per prendersi cura di qualcuno».
«Nelle mie riflessioni ho cercato di aiutare i credenti a camminare sulle orme di Gesù e ai non credenti a scoprire che a Gesù sta a cuore ciascuno di noi e che in Lui si può trovare speranza e ragione di vita anche in chi l’ha ormai perduta. È incontrando Gesù Cristo e camminando dietro a Lui verso il Calvario, ogni persona percepisce la Sua vicinanza e il Suo amore. Gesù Cristo ha dato la vita per ciascuno di noi e vuole portare ciascuno di noi a tornare al Padre».
Padre Patton è vissuto per molti anni sul Monte Nebo. Questo luogo è stato per secoli un monastero e un santuario bizantino, poi, inghiottito dalle vicende della storia, è finito in rovina ed è rinato cento anni fa grazie ai frati della Custodia di Terra Santa, che in Giordania sono entrati in amicizia con la famiglia beduina che ne aveva la proprietà, e che dopo aver venduto il sito alla Custodia nel 1932 è rimasta a collaborare con i frati. Un luogo di incontro, frequentato da cristiani e musulmani.
La Via Crucis al Colosseo
Già intorno al 1294, un frate domenicano, Rinaldo di Monte Crucis, nel suo Liber peregrinationis, affermò di essere salito al Santo Sepolcro per la via attraverso la quale saliva Cristo portando la croce e ne descriveva le varie stazioni: Il Palazzo di Erode, il Litostrato, dove Gesù fu condannato a morte, il luogo dove Egli incontrò le donne di Gerusalemme, il punto dove Simone di Cirene prese su di sé la croce del Signore.
Per tradizione la pratica della Via Crucis è fatta risalire a San Francesco d’Assisi, ma nel 1750, per la prima volta, venne celebrata al Colosseo il Venerdì Santo. Fu San Leonardo da Porto Maurizio a volere la Via Crucis proprio al Colosseo per mostrare a tutti quel luogo di testimonianza dei primi martiri, che morivano come cibo per le bestie, durante le persecuzioni di Nerone, Domiziano e altri imperatori crudeli.
Vennero costruite quattordici edicole della Via Crucis e una croce illuminata fu collocata al centro del monumento. Fino al 1870 (breccia di Porta Pia) si celebrò questo rito al Colosseo per la Settimana Santa. Fu ripreso da Papa Giovanni XXIII nel 1959 e poi nel 1964 con Paolo VI.
L’oscurità durante la Crocifissione
Secondo i Vangeli sinottici, nel giorno in cui Gesù fu crocifisso si sarebbe verificato l’oscuramento del Sole. «Verso l’ora sesta (mezzogiorno) si protrasse fino all’ora nona (tre del pomeriggio) ora della effettiva morte di Gesù» (Marco 15-33).
«Ed ecco il velo del tempio si squarciò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono. Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, sentito il terremoto e visto quel che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano “Davvero costui era Figlio di Dio”» (Matteo 27,45-51-54).
«Era verso mezzogiorno quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la Terra fino alle tre del pomeriggio». (Luca 23,44)
Nel Vangelo di Pietro, testo apocrifo del II secolo, l’oscurità della crocifissione viene raccontata in maniera drammatica, in quanto l’intera Giudea fu coperta di oscurità e gli abitanti costretti ad aggirarsi fuori di casa con lanterne, come se fosse notte.
Il teologo cristiano Tertulliano (155–230 d.C.), nella sua opera Apologeticum, riporta un racconto secondo cui l’oscurità di quel giorno in Giudea sarebbe presente negli archivi romani del tempo.
Nel Vangelo di Nicodemo, scritto nel IV secolo d.C., si dice che Ponzio Pilato e la moglie Claudia Procula furono profondamente spaventati dall’oscurità e convocarono i giudei per chiedere loro cosa stesse accadendo.
Si è parlato di eclissi del sole, ma gli astronomi ci dicono che nessuna eclisse può durare tre ore, come quella avvenuta il 3 aprile dell’anno 33 d.C., esattamente nello stesso giorno in cui Papa Leone XIV ha voluto portare la croce.
Giancarlo Cocco
Foto © Vatican Media, Vatican News













