Russia, esercitazione nucleare: cresce la tensione

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Russia esercitazione nucleare

Manovre militari su larga scala con forze strategiche mentre aumentano gli attacchi e il confronto internazionale si intensifica

La Russia ha avviato una vasta esercitazione militare delle proprie forze nucleari strategiche, in quella che molti osservatori internazionali interpretano come una nuova dimostrazione di forza nel pieno della guerra in Ucraina e nel contesto della crescente tensione con l’Occidente. Per tre giorni, dal 19 al 21 maggio 2026, Mosca mobiliterà contemporaneamente componenti terrestri, navali e aeree del proprio arsenale atomico, dando vita a una delle più imponenti operazioni addestrative degli ultimi anni.

Attacchi ucraini e pressione interna sul Cremlino

L’iniziativa arriva in una fase particolarmente delicata del conflitto. Negli ultimi mesi, infatti, gli attacchi con droni ucraini hanno colpito con sempre maggiore frequenza obiettivi all’interno del territorio russo, raggiungendo anche aree considerate fino a poco tempo fa relativamente sicure. Le incursioni hanno interessato infrastrutture industriali e logistiche perfino nei dintorni di Mosca, alimentando un clima di crescente pressione interna sul Cremlino.

Secondo il Ministero della Difesa russo, le esercitazioni hanno lo scopo di verificare la capacità di risposta delle forze strategiche in uno scenario simulato di minaccia imminente contro il Paese. Mosca sostiene che si tratti di attività pianificate e difensive, ma il dispiegamento di mezzi e uomini coinvolti mostra chiaramente la portata del messaggio politico e militare che il Cremlino intende inviare sia all’Ucraina sia ai partner occidentali che continuano a sostenere Kiev.

Alle manovre partecipano oltre 64 mila militari. Il dispositivo comprende più di 200 lanciatori missilistici, 140 velivoli militari, 73 navi da guerra e 13 sottomarini. Di questi ultimi, otto sono equipaggiati con missili balistici intercontinentali capaci di trasportare testate nucleari.

Aree coinvolte e test missilistici

Le operazioni si svolgono in diversi distretti strategici della Federazione russa, in particolare nell’area di Leningrado e nella Russia centrale, con il supporto operativo della Flotta del Nord e della Flotta del Pacifico. Il programma include anche lanci di prova di missili balistici e missili da crociera, destinati a testare la prontezza e il coordinamento delle forze nucleari russe.

Particolare attenzione da parte della comunità internazionale è rivolta al coinvolgimento della Bielorussia. Secondo quanto riportato da fonti occidentali e rilanciato dall’Associated Press, Mosca starebbe operando in stretta cooperazione con Minsk utilizzando sistemi d’arma nucleari dispiegati sul territorio bielorusso. Tra questi figurerebbe anche il sistema missilistico a medio raggio «Oreshnik», considerato uno degli asset più avanzati dell’arsenale russo.

Le preoccupazioni di Kiev

Per Kiev, questa cooperazione rappresenta un ulteriore elemento di preoccupazione. Le autorità ucraine accusano infatti la Russia di voler trasformare la Bielorussia in una sorta di piattaforma nucleare avanzata ai confini orientali della Nato, aumentando così la pressione militare sull’intera Regione.

Il tempismo delle esercitazioni viene osservato con estrema attenzione dalle cancellerie occidentali. Secondo diversi analisti, la decisione del Cremlino non è casuale e si collega direttamente all’intensificazione delle operazioni ucraine con droni a lungo raggio contro obiettivi strategici russi. Negli ultimi mesi, tali attacchi hanno dimostrato la crescente capacità di Kiev di colpire in profondità il territorio nemico, creando nuove vulnerabilità per Mosca.

Nuovo scenario nucleare globale

Le manovre russe assumono inoltre un peso ancora maggiore perché avvengono in un Russia esercitazione nuclearequadro internazionale profondamente cambiato. Nel febbraio 2026 è infatti definitivamente scaduto il trattato New Start, l’ultimo accordo sul controllo degli armamenti nucleari tra Stati Uniti e Russia. La fine dell’intesa ha lasciato le due maggiori potenze atomiche del Pianeta senza limiti giuridici vincolanti sui rispettivi arsenali strategici, aprendo una fase di forte incertezza sul futuro dell’equilibrio nucleare globale.

In questo scenario, secondo numerosi esperti di geopolitica, Mosca starebbe utilizzando la leva della deterrenza nucleare anche come strumento politico, con l’obiettivo di scoraggiare un ulteriore aumento degli aiuti militari occidentali all’Ucraina. La retorica del Cremlino negli ultimi mesi si è fatta infatti sempre più dura, accompagnata da continui richiami alla capacità di risposta strategica della Russia.

Il fattore Cina: visita di Putin a Pechino

Le esercitazioni coincidono inoltre con un altro passaggio significativo sul piano internazionale: la visita ufficiale di due giorni del presidente russo Vladimir Putin a Pechino, dove incontrerà il leader cinese Xi Jinping. Un appuntamento che viene letto dagli osservatori come la conferma del rafforzamento dell’asse politico e strategico tra Mosca e Pechino in un contesto globale sempre più segnato dalla competizione tra blocchi geopolitici.

L’intreccio tra esercitazioni nucleari, guerra in Ucraina e nuove alleanze internazionali mostra come il confronto tra Russia e Occidente stia entrando in una fase ancora più delicata. E mentre il conflitto continua sul terreno, il ritorno della deterrenza atomica al centro della scena mondiale riporta alla memoria gli scenari più tesi della Guerra Fredda.

 

George Labrinopoulos

Foto © RNZ, PBS, Treccani

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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