Campagna di comunicazione “Non è mai troppo presto”

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Bambini social genitori

Urge formare i genitori a gestire i device digitali nella vita quotidiana per evitare che i bambini vengano coinvolti attivamente per salvaguardare il loro sviluppo cognitivo

Presentata a Palazzo Chigi la campagna “Non è mai troppo presto“, Hanno partecipato i sottosegretari Alfredo Mantovano e Alberto Barachini, i ministri Eugenia Maria Roccella e Orazio Schillaci, il fondatore della “Fondazione Pensiero Solido” Antonio Palmieri e il presidente dell'”Associazione nazionale dipendenze tecnologiche” Giuseppe Lavenia.

Non solo divieti

I neogenitori sono sempre più “social“, i figli iniziano ad essere “postati” già dalla prima ecografia. Di conseguenza ogni tappa della loro esistenza è condivisa sui social. I piccoli, dunque, non sono più semplicemente ripresi e fotografati, ma, sempre più prematuramente, diventano parte attiva dei contenuti. Il passo ad accedere autonomamente agli smartphone dei genitori è breve. In questa trasformazione della società è opportuno formare questi nuovi genitori a gestire più consapevolmente i loro dispositivi digitali in famiglia, affinché i bambini possano crescere protetti non solo dalle insidie della rete ma anche dalle influenze negative che la “socialità digitale” può avere già dalla prime fasi del loro sviluppo cognitivo. Non solo divieti e strumenti digitali di controllo ai minori ma una “maturità famigliare” per tutti i componenti della famiglia, nel gestire social, siti internet e intelligenza artificiale.

Dalla dipendenza digitale alla dipendenza da stupefacenti

Nel suo discorso introduttivo il sottosegretario Mantovano ha ribadito quanto sia ampiamente dimostrata una “ibridazione” fra le forme di dipendenza, soprattutto fra gli adolescenti; le dipendenza da stupefacenti sono spesso correlate a dipendenze comportamentali a loro volta connesse a quelle da tecnologie digitali. La differenza sostanziale nel contrastare le due dipendenze sta nel fatto che si cerca di allontanare il più possibile le droghe dalla vita di questi giovani mentre nel caso delle dipendenze digitali non si può alienare dalla tecnologia una generazione che dovrà sempre di più conviverci lavorarci, dunque serve un lavoro più complesso per saper gestire i social e gli accessi alla rete senza venirne più condizionati e sopraffatti nella vita reale, relazionale.

Come è nata questa iniziativa

Antonio Palmieri ha spiegato che l’iniziativa è nata da un suo articolo pubblicato sul Corriere delle Sera il 4 novembre scorso che il sottosegretario Mantovano ha letto e ne ha subito colto le potenzialità. Da questi eventi è sorta una fruttuosa collaborazione fra le istituzioni e l’associazionismo privato. La fondazione “Pensiero solido” ha suggerito nove punti, consigli da distribuire direttamente all’uscita dei reparti di maternità ai nuovi genitori. Una formula semplice ma che si è dimostrata molto efficace, «iniziare il giorno uno, anzi possibilmente dai corsi preparto».

È sbagliato approcciare alle difficoltà che gli adolescenti hanno nel gestire i dispositivi digitali da quando hanno 16 anni. Bisogna partire da prima della loro nascita. I nove punti hanno come finalità quella di mantenere viva la relazione fra i genitori e i bambini senza il “terzo in comodo” che è il device. Un’esposizione precoce arreca danni alle connessioni cerebrali ma soprattutto alle relazioni dei bambini che necessitano un contatto tridimensionale con le persone e con il mondo circostante.

Il vademecum di nove punti

  1. “Allattare è uno sguardo” – Quando allatti guarda il tuo bimbo, È un momento fondamentale per creare connessione e sicurezza. Il telefono e lo scroll possono aspettare.
  2. “Tu prima dello schermo” – Quando sei con il tuo bambino, metti via il telefono: lo sguardo e la voce della mamma o del papà sono più importantidi qualsiasi notifica.
  3. “Occhi negli occhi” – Ogni momento di attenzione condivisa – per esempio mentre cambi il pannolino – vale più di mille video.
  4. “A tavola insieme” Non usare il video o la tv come distrazione per far mangiare il bimbo o la bimba.
  5. “Il legame si costruisce con la presenza fisica” – Abbracci, carezze, parole, sguardi sono la vera “tecnologia affettiva” che nutre lo sviluppo.
  6. “Niente schermo per calmare” – Non usare video o smartphone per distrarre o tranquillizzare: insegna a gestire le emozioni con la tua presenza.
  7. “Stai attento al tuo uso del digitale” – I bambini imparano guardandoti. Se stai sempre con il tuo smartphone in mano, penseranno che la vita sia solo quella.
  8. “Si gioca con giocattoli toccabili e manipolabili” – Offri al bimbo giochi e oggetti semplici da esplorare con le mani: stimolano molto più di un’app.
  9. “Pochissimi schermi nei primi tre anni” – Nei primi anni il cervello ha bisogno di toccare, maneggiare, guardare, imparare.

Un presente allarmante

Il professor Giuseppe Lavenia ha riportato le statistiche: il 41,5% dei bambini nella fascia d’età fra i 2 e i 3 anni è già esposta a uno schermo mentre il 19,3 inizia a usare smartphone o tablet a 2 anni anche se in modo elementare come scrollare immagini. Nella fascia dai due ai tre anni il 24% ha un profilo social (ovviamente realizzato dai genitori), il 50% utilizza whatsapp, il 71% dispone di un tablet per giocare. Da zero a sei anni l’81% utilizza lo smartphone da solo, il 60% dei genitori in presenza del figlio, il 38% ha delegato il racconto delle favole ad “Alexa”.

«Questo tipo di tecnologia, quella mediata, tende a dissociare la nostra capacità di provare delle emozioni dal rappresentarle e trasformarle in sentimento» questo si trasforma in difficoltà a mettersi nei panni dell’altro, ad avere comportamenti solidali. I bambini vengono messi davanti a uno schermo quando sono tristi, arrabbiati, delusi e così facendo viene bloccata una parte emotiva, non imparando a gestire la sua emotività ma trovando la “soluzione” nello smartphone.

Lo spot

“lo schermo può aspettare. Loro no“, è lo slogan della campagna di sensibilizzazione iniziata sia sulle piattaforme social che sui canali Rai. andranno in onda per quindici giorni consecutivi, 140 passaggi sulle reti generaliste e 40 durante i mondiali di calcio e 140 passaggi radiofonici sempre sulle emittenti nazionali.

 

Riccardo Angelo Ronconi

Foto © Riccardo Angelo Ronconi, Presidenza del Consiglio

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