Papa Leone XIV omaggia Agostino d’Ipponia a Pavia

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Papa Leone XIV Agostino

Sette ore di Papa Prevost in Lombardia per onorare e pregare sulla tomba del Santo al quale ha consacrato la sua esistenza

Tutta Pavia e migliaia di fedeli provenienti da tutta la Lombardia hanno accolto, sabato 20 giugno, il primo Papa agostiniano, Leone XIV, venuto per venerare Aurelio Agostino d’Ippona, ovvero sant’Agostino, padre e dottore della Chiesa, detto anche «Doctor Gratiae», dottore della Grazia. Prevost giunge nella Basilica del Santo per una celebrazione particolare: il 19 giugno 1982 veniva infatti ordinato sacerdote nella Cappella di Santa Monica, in Piazza del Santo Uffizio a Roma.

In occasione della visita del Papa, gli agricoltori di riso di Pavia hanno donato due tonnellate di riso, che saranno distribuite dall’Elemosineria pontificia ai poveri di Roma, mentre 800 chili saranno inviati in Ucraina.

Chi era Augustinus Hipponensis

Era nato a Tagaste, in Algeria, nel 354, da padre romano Patrizio e madre berbera, di nome Monica. Questa cittadina, nel IV secolo, era colonia romana. Il padre era un piccolo possidente terriero, pagano, e si dice collerico, impetuoso e a volte infedele alla moglie, che invece era una donna affettuosa, intelligente e di religione cristiana: influenzò sempre Agostino durante la sua esistenza. Il Santo aveva anche un fratello, Navigio, che sarà battezzato in Brianza, e una sorella, della quale però non si conosce il nome, ma di cui si sa che, rimasta vedova, diresse un monastero femminile.

La madre Monica Esercitò su Agostino una grande educazione al cristianesimo. «A lei debbo tutto ciò che sono», soleva affermare.

Da giovane il padre lo inviò a Cartagine per prepararlo alla carriera forense. Da studente ebbe una vita licenziosa, si appassionò alla filosofia e iniziò a studiare su testi latini. Si ha notizia che ebbe una relazione con una donna, da cui nacque un figlio, Adeodato, intorno al 372, e visse in concubinato per quindici anni. Si separò da lei nel 386, con la promessa che si sarebbero rivisti, ma ciò non avvenne mai. Peraltro non si conosce neppure il nome di questa donna.

La salvezza dell’anima

Nel 383 venne a Roma, aprì una scuola di retorica, poi si trasferì a Milano, ove ottenne un posto da insegnante. Qui conobbe il vescovo Ambrogio, che gli fece intuire la verità del cristianesimo e come Cristo fosse un’entità viva e personale. Da Ambrogio ebbe la certezza che Gesù fosse l’unica via per arrivare alla verità e che è l’uomo, con il suo modo di vivere, a decidere se raggiungerà la salvezza della propria anima; è la Grazia di Dio, tuttavia, che orienta la nostra predestinazione.

Nel 426, tornato in Africa, all’età di 72 anni designò come suo successore il diacono Eraclio. Era in corso, in quella terra, lo scontro tra i Visigoti, inviati dall’imperatrice Galla Placidia, e i Vandali, che portarono devastazioni e morte. Agostino cercò tra i due eserciti una riconciliazione. I Vandali assediarono Ippona, ove Agostino si era rifugiato, e qui morì il 28 agosto del 430, a 75 anni. A seguito delle invasioni barbariche in Nord Africa, il corpo fu portato in Sardegna, a Cagliari; da qui, nel 718, fu fatto trasportare a Pavia ad opera del re longobardo Liutprando.

Chi era Liutprando

Era il diciassettesimo re dei Longobardi che, in quel momento storico, stava perseguendo l’intento di unificare la Penisola sotto il dominio del suo impero. Da tempo i Longobardi erano divenuti cattolici, pur avendo vissuto in precedenza momenti di grande conflittualità con i cattolici latini. Definito nei documenti dell’epoca “Princeps Christianus ac Catholicus“, Liutprando cercava di tessere una rete di rapporti internazionali a livello europeo, con iniziative volte a rafforzare il ruolo politico della capitale Pavia, centro di eccellenza di cultura cristiana.

La traslazione del corpo di S. Agostino, da Cagliari a Pavia, fu quindi anche un piano Papa Leone XIV Agostinopolitico di Liutprando, che era venuto a conoscenza del fatto che i Saraceni avevano iniziato a saccheggiare la Sardegna e minacciavano la profanazione del luogo di sepoltura del grande santo. Nel “De Tempora Ratione Liber” del venerabile Beda, padre della storiografia anglicana, si legge che il trasporto avvenne sotto Liutprando e che questi “aveva sborsato una ingente somma di denaro, la trasferì a Ticinum e qui le collocò con l’onore dovuto a così grande padre”. La notizia della grandiosa impresa si era dunque diffusa anche nelle lontane terre d’Inghilterra.

Il corpo del Santo fu quindi inumato a Pavia, nel monastero chiamato Cella d’Aurea, che lo stesso Liutprando fece costruire e abbellire “cum digno honore”.

 

Giancarlo Cocco

Foto © Vatican Media

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