Australia, Hanson sfida contro multiculturalismo e immigrazione

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La leader di One Nation rilancia su identità, caro vita e casa, mentre crescono tensioni sociali e sfiducia verso istituzioni e informazione

Immigrazione, multiculturalismo, identità nazionale, costo della vita e media pubblici sono tornati al centro del dibattito politico australiano dopo il discorso pronunciato dalla leader di One Nation, Pauline Hanson, al National Press Club di Canberra. Un intervento destinato a far discutere e che è stato anche interrotto da una protesta organizzata dal gruppo progressista GetUp!, che ha fatto scendere uno striscione alle spalle della senatrice accusandola di essersi opposta agli aumenti salariali per i lavoratori pur avendo beneficiato degli aumenti previsti per i parlamentari. Lo striscione è stato rapidamente rimosso dal personale del Press Club, mentre la direzione della struttura ha successivamente presentato una segnalazione alla Polizia federale australiana e si è scusata ufficialmente con Hanson per l’accaduto.

Immigrazione e multiculturalismo al centro delle critiche

Conosciuta per le sue posizioni fortemente critiche verso l’establishment politico e mediatico, la leader di One Nation ha utilizzato il suo intervento per ribadire alcune delle proposte che da anni caratterizzano il partito. Tra i temi principali vi è stata la critica al multiculturalismo, definito da Hanson un modello fallimentare. Secondo la senatrice, l’Australia dovrebbe essere una società multirazziale ma fondata su una cultura comune e dominante. A suo giudizio, gli elevati livelli di immigrazione registrati dopo la pandemia avrebbero contribuito ad aggravare la crisi abitativa, la pressione sui servizi pubblici e le tensioni culturali.

Australia Hanson immigrazioneHanson ha sostenuto che opporsi al multiculturalismo non significhi essere razzisti ma difendere il buon senso e ha ribadito che chi sceglie di vivere in Australia dovrebbe integrarsi pienamente nella società australiana, rispettandone lingua, tradizioni e valori. Ha inoltre proposto maggiori restrizioni all’immigrazione proveniente da Paesi che, secondo lei, favoriscono l’estremismo religioso e ha promesso di contrastare con maggiore fermezza il cosiddetto Islam radicale.

Attacchi ai media e proposta di abolizione della SBS

Non sono mancate le critiche ai media. Hanson ha accusato parte della stampa australiana di riservare a One Nation un trattamento più severo rispetto ad altri partiti politici e ha attaccato nuovamente alcuni giornalisti dell’ABC e del Guardian Australia. Tra le proposte più controverse avanzate durante il discorso figura inoltre l’abolizione della SBS, l’emittente pubblica multiculturale australiana che trasmette programmi e notizie in decine di lingue. Secondo la leader di One Nation, Internet avrebbe ormai reso superflua la funzione svolta. Hanson ha inoltre sostenuto che l’ABC dovrebbe trasformarsi in un servizio a pagamento nelle grandi città, continuando a ricevere fondi pubblici soltanto per garantire servizi informativi alle aree regionali e remote del Paese.

Proposte economiche e polemiche sul divario salariale

Sul piano economico la senatrice ha promesso sostegno ai lavoratori australiani ma ha anche sostenuto la necessità di prestare maggiore attenzione alle esigenze delle imprese. Tra le proposte illustrate figurano la riduzione delle tasse sugli straordinari e la possibilità per pensionati e studenti di lavorare più ore senza perdere l’accesso ai sussidi governativi. Hanson ha inoltre criticato alcune recenti riforme del mercato del lavoro e ha messo in discussione l’esistenza di un divario salariale strutturale tra uomini e donne, una posizione che ha immediatamente generato polemiche e critiche da parte di organizzazioni sindacali e osservatori politici.

Diritti civili e politiche per le popolazioni indigene

Nel suo intervento la leader di One Nation ha affrontato anche temi particolarmente divisivi come i diritti delle persone transgender, l’aborto e le politiche rivolte alle popolazioni indigene. Hanson ha confermato l’intenzione di abolire la National Indigenous Australians Agency, sostenendo che l’organismo non abbia prodotto risultati adeguati rispetto alle risorse investite, e ha ribadito la propria opposizione alle interruzioni di gravidanza nelle fasi avanzate della gestazione, pur riconoscendo la necessità di consentirle quando la vita della madre è in pericolo.

Crisi del costo della vita e emergenza abitativa in Australia

Per comprendere però il successo di Hanson e di One Nation è necessario guardare oltre le singole proposte politiche. Il fenomeno appare infatti prima culturale e sociale e soltanto successivamente politico. Da anni il costo della vita in Australia continua ad aumentare e sempre più persone, non soltanto i giovani, faticano ad acquistare una prima casa. Anche chi riesce ad accendere un mutuo spesso si trova davanti prospettive economiche che fanno temere di dover continuare a pagarlo fino alla pensione o addirittura oltre. Parallelamente la crisi degli affitti continua a colpire migliaia di famiglie. Molti pensionati non riescono più a sostenere gli aumenti continui dei canoni di locazione e, nei casi più drammatici, sono costretti a vivere in automobile o in tenda perché non vi sono abitazioni sociali disponibili. Una situazione che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata impensabile in una delle economie più ricche del Mondo.

Le risposte del Governo e i limiti delle politiche attuali

Il Governo federale ha cercato di affrontare almeno in parte il problema abitativo e negli ultimi anni il dibattito politico si è concentrato anche su strumenti fiscali come il negative gearing e la capital gains tax. Tuttavia, per molti australiani il problema più immediato continua a essere rappresentato dagli affitti che aumentano anno dopo anno senza che vi siano interventi percepiti come realmente efficaci nel contenerne la crescita.

È in questo contesto che il populismo ha trovato spazio anche in Australia. Quando le persone vedono peggiorare la propria situazione economica e faticano a trovare una casa, cresce inevitabilmente la ricerca di spiegazioni semplici a problemi estremamente complessi. Gli immigrati sono diventati da tempo il principale capro espiatorio per l’aumento dei prezzi delle abitazioni e degli affitti, nonostante le cause della crisi siano molto più articolate e comprendano decenni di politiche urbanistiche, investimenti immobiliari, crescita demografica e insufficiente costruzione di nuove abitazioni.

Anche il rapporto tra cittadini e mezzi di informazione tradizionali sembra essersi progressivamente modificato. Sempre più persone mostrano sfiducia nei confronti dei media e degli intermediari tradizionali e preferiscono affidarsi a influencer politici e figure pubbliche che offrono risposte immediate e facilmente comprensibili. È proprio in questo spazio che leader come Pauline Hanson riescono a costruire e consolidare il proprio consenso.

Il ruolo storico dell’immigrazione e dei media multiculturali

Alcune delle proposte avanzate dalla leader di One Nation continuano però a sollevare interrogativi importanti. Tra queste figurano la chiusura della SBS e l’abolizione degli organismi federali dedicati alle popolazioni aborigene. Posizioni che sembrano dimenticare alcuni aspetti fondamentali della storia australiana. Dopo la Seconda guerra mondiale, infatti, il ministro dell’immigrazione Arthur Calwell promosse la celebre politica del “Populate or Perish”, incoraggiando una massiccia immigrazione a partire dal 1945 per aumentare la popolazione australiana e garantire sviluppo industriale, crescita economica e sicurezza nazionale. L’Australia contemporanea è stata costruita anche grazie al contributo di milioni di immigrati provenienti da ogni parte del Mondo. Allo stesso modo, i media multiculturali hanno svolto e continuano a svolgere un ruolo importante nello sviluppo economico, culturale e politico della nazione, contribuendo all’integrazione delle comunità migranti e alla partecipazione democratica di milioni di cittadini.

Resta inoltre poco chiaro cosa si intenda concretamente quando si parla di una Australia monoculturale. Si tratta di uno slogan che trova consenso presso una parte dell’elettorato ma che lascia aperti numerosi interrogativi sul suo significato pratico e sulla sua compatibilità con la realtà di un Paese che oggi è tra i più multiculturali del pianeta.

Scenario politico verso le elezioni federali del 2027

È ancora troppo presto per stabilire se One Nation possa realmente ambire a vincere le elezioni federali del 2027. Tuttavia un dato appare evidente. Il Governo laburista non può permettersi di ignorare la crescita del malcontento sociale e dei fenomeni populisti che stanno emergendo in diverse parti del Paese. Allo stesso tempo il Partito Liberale continua ad attraversare una fase di profonda difficoltà politica. Dopo la pesante sconfitta elettorale del 2025, la coalizione appare ancora alla ricerca di una propria identità e continua a perdere consenso in diversi segmenti dell’elettorato. Se il Labor rischia di essere percepito come incapace di risolvere rapidamente i problemi del costo della vita e della casa, i Liberali sembrano ancora privi di una proposta alternativa capace di intercettare le preoccupazioni degli australiani. Ed è proprio in questo spazio politico che Pauline Hanson e One Nation continuano a trovare terreno fertile per la propria crescita.

 

Giovanni Maria Pontieri

Foto © AFR, BBC, News.com.au

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