Paola Enrica Polidoro, direttore del quotidiano online Cassino Notizie, sporge querela dopo l’ennesima intimidazione ricevuta
«Una minaccia, ancora una volta un uso improprio dei social e parole che hanno un peso lasciate nell’etere come se nulla fosse. Un fenomeno che ormai si registra quotidianamente e che va oltre categorie e professionalità. Questo è quanto accaduto nei giorni scorsi sotto un reel pubblicato su un gruppo social locale. Ieri mi sono recata presso il Comando dei Carabinieri di Cassino per sporgere querela dopo aver ricevuto un commento di minaccia sotto uno dei reel pubblicati sulla vicenda del sequestro della Villa Comunale. Ho ritenuto necessario far ricorso alle forze dell’ordine perché il clima di odio nel quale viviamo si sta
esacerbando ed esprimere un pensiero, raccontare un fatto, diventa occasione di attacco sia personale che professionale da parte di profili senza volto, di mani ignote. Ciò che mi è stato scritto va oltre la semplice critica al modo di raccontare una notizia “Come dobbiamo fare per aprire il telefono e non sentirti più sparare…..forse dovremmo rivolgerci ai banditi calabresi e sardi per farti sequestrare e emetterti un nastro isolante sulla bocca?”».
Con queste parole la giornalista Paola Enrica Polidoro, direttore del quotidiano online Cassino Notizie, spiega l’ennesima intimidazione che l’ha costretta a recarsi al Comando dei Carabinieri di Cassino per sporgere querela dopo aver ricevuto una minaccia tra i commenti ad un reel sul sequestro della Villa Comunale.
Tappare la bocca
«Una minaccia con riferimenti a un modus operandi ben specifico, con una intenzione ben evidente. Questa è la mortificazione del diritto di informazione, il fallimento di una libertà di opinione e di pensiero che fin troppo viene sbandierata nei discorsi da propaganda e da evento in occasione di giornate dedicate ma che, di fatto, si risolve in una indifferenza quotidiana. Voglio ringraziare i colleghi che mi hanno espresso solidarietà, i cittadini che mi hanno scritto. Voglio anche ringraziare chi ha preferito restare in silenzio, scegliendo di non prendere una posizione netta rispetto a un gesto tanto violento quanto indegno, seppur verbale, perché mi ricorda quanto sia importante continuare a fare ciò che faccio
ogni giorno. Perché raccontare ciò che accade ed essere presente è necessario anche in virtù di questa assenza e indifferenza scelta da chi dovrebbe invece rappresentare valori ben più alti. Si va avanti, a testa alta, affidandosi alle istituzioni e alle forze dell’ordine. Si va avanti consapevoli di avere una grande responsabilità e sapendo che, anche se per qualcuno può essere un fastidio da silenziare “sequestrando e tappando la bocca con il nastro adesivo”, continuerò a raccontare ciò che accade in maniera libera e trasparente».
La cosa più grave, in realtà, è che a ricevere minacce pare sia stata anche un altro componente della famiglia della cronista, fatto che rende ancora più incredibile la vicenda. E pone un inquietante dubbio se tutto questo derivi dall’attività giornalistica o politica della Polidoro, candidata alle ultime elezioni.
I fatti
Tutto nasce dalle polemiche seguite al sequestro della Villa Comunale di Cassino. La giornalista aveva documentato tutto, attaccando perfino il sindaco in quanto autorità
sanitaria e di pubblica sicurezza della città. Sottolineando per mesi che l’area pubblica poteva essere compromessa dal punto di vista ambientale. Aveva sollevato dubbi sulla qualità del terreno, sui materiali utilizzati e sulle condizioni reali dell’area, ricevendo in cambio accuse di allarmismo e disfattismo. Ma non si era fermata: aveva chiesto chiarimenti e presentato un accesso agli atti, senza ricevere risposte. Così come i verbali e le risultanze sulle analisi effettuate sul terreno, fatte da due diverse società. «Ci hanno raccontato che le analisi erano regolari, che la situazione era sotto controllo, che non c’era nulla da vedere», scriveva sulle sue pagine social.
è chi ha passeggiato in quell’area fidandosi delle rassicurazioni pubbliche. Parte lesa sono i bimbi che nelle scorse settimane in due diverse occasioni sono andati a piantare fiorellini in quei prati. Parte lesa è una comunità che non può essere informata solo quando arrivano i sigilli» aveva scritto, quando furono posti i sigilli all’ingresso. Ora tutto è in mano della magistratura, che farà luce su ogni responsabilità.
Ludovico Stella
Foto © Ludovico Stella, Eurocomunicazione













