Da 40 Paesi delegazioni in Francia con cappellani e vescovi castrensi per un grande momento di fede, incontro e testimonianze
Il 21 maggio 2026 è iniziato il 66° Pellegrinaggio Militare internazionale a Lourdes che si concluderà domenica 24. I partecipanti sono in totale 17.000. Gli italiani presenti 4.000 militari, agenti di Polizia dipendenti civili della Difesa e loro familiari. Questo momento di preghiera comunitaria costituisce una forte partecipazione tra i militari di tutto il Mondo, che sono accompagnati dai rispettivi vescovi castrensi con centinaia di cappellani militari. In una fase storica particolarmente difficile per i conflitti che insanguinano il Pianeta, militari dall’America alla Spagna, dalla Croazia alla Lettonia, all’Ucraina, dalla Repubblica Centrafricana all’Irlanda, per un totale di 40 Nazioni si ritrovano anche quest’anno nella spianata di Lourdes per chiedere alla Regina del Cielo la pace.
La partecipazione italiana
Gli Italiani sono guidati dall’ordinario militare mons. Gianfranco Saba e da 80
cappellani militari. Al pellegrinaggio partecipa anche l’ambasciatore italiano in Francia Emanuela D’Alessandro. L’arcivescovo Castrense, in una sua nota, sottolinea come i militari, uomini e donne, pur consapevoli che il nostro destino non è solo qui sulla Terra, afferma che tutti noi in questa fase storica, dobbiamo divenire «ambasciatori di pace. Non dobbiamo appiattirci nella sopraffazione e nella violenza ma come giovani pellegrini e militari dobbiamo essere ambasciatori di un umanesimo dell’incontro».
Nel pomeriggio del 22 maggio si è tenuto presso la Chiesa di Santa Bernadette il “7° Festival dei giovani” promosso dalla Comunità internazionale Nuovi Orizzonti. Questo anno si celebra il centenario dell’Ordinariato militare, con musica e fede con testimonianze e animazione in un clima di grande fraternità. In un tempo segnato da guerre, divisioni paure e oppressioni il Festival offre ai giovani militari un messaggio di pace e vicinanza umana, mostrando il volto autentico delle Forze armate, storie di servizio, di coraggio, di missioni compiute per solidarietà, nell’intento di aiutare persone che soffrono in zone di conflitto.
Una tradizione dal 1958
Dal 1958 che migliaia di militari provenienti da tutti i Paesi, si recano annualmente in pellegrinaggio a Lourdes, pregando insieme per la pace. Bandiere e lingue diverse si incontrano nella condivisione per riscoprire la parola “pace” davanti la grotta di Massabielle. Il tema di quest’anno è “Sentinelle della Pace” legato allo scenario internazionale.
I militari pellegrini sono andati a Lourdes anche per raccogliere l’invito di Papa Leone
XIV «dotarsi delle risorse necessarie per la costruzione di una nuova unità del Continente europeo per superare tensioni, divisioni, antagonismi religiosi e politici». I militari devono essere ambasciatori dell’incontro, con una uniforme interiore «tessuta con la bellezza del Vangelo», la cultura che esteriorizza l’uomo. La cultura che costringe la scienza al solo profitto, alla esclusiva vita economica che ruba l’anima, produce solamente vuoto che porta alla insensibilità alla incoscienza ed alla incertezza.
La missione dei cappellani e dei militari
La vocazione affidata ai cappellani militari che seguono i giovani è quella di camminare accanto a loro, forgiare personalità forti, tenaci, intrepidi nella dedizione «Rivestitevi della completa armatura di Dio». Come avvenne nei dialoghi tra Maria e Bernadette, ciascuna anima può scegliere tra il si e il no, rispondere voglio o non voglio, desidero essere cristiano o no, ma una vita irrorata dalla fede non lascia posto alla tiepidezza, il militare cristiano è colui che ha scelto sì una professione ma è radicato in una missione, promuovere la riconciliazione, costruire ponti difendere i deboli e i fragili, salvare i naufraghi, frenare gli arroganti, e gli oppressori, se del caso, donarsi senza misura per amore e mai per odio.
Il militare cristiano, prima delle armi è dotato dell’armatura dello spirito. Anche quando è costretto a usare le armi lo dovrà fare con discernimento di chi ha un cuore disarmato. Come disse una volta Paolo VI ai giovani riguardo la loro formazione «Se sono buoni, ardimentosi, la società sarà degna sacra e santa ma anche prospera e felice».
Giancarlo Cocco
Foto © EWTN, Vatican News












