Berlino propone un percorso accelerato per rafforzare i legami politici ed economici con Kiev, superando i limiti dell’adesione tradizionale
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz rilancia il dibattito sull’integrazione europea dell’Ucraina proponendo la creazione di uno speciale status di “membro associato” per Kiev, una formula che consentirebbe al Paese di avvicinarsi concretamente all’Unione europea in attesa della piena adesione. L’iniziativa punta a offrire all’Ucraina un ruolo più incisivo all’interno delle istituzioni europee, superando almeno in parte gli ostacoli politici e burocratici che continuano a rallentare il processo di allargamento dell’Ue.
In una lettera indirizzata ai leader europei, Merz sottolinea come il percorso ordinario di adesione richieda tempi lunghi, complicati iter di ratifica e il superamento delle resistenze ancora presenti in diversi Stati membri. Per questo motivo, il cancelliere tedesco propone una soluzione intermedia e più flessibile, che permetta a Kiev di partecipare in maniera più attiva alla vita politica europea già prima dell’ingresso ufficiale nell’Unione.
Accesso alle istituzioni Ue senza diritto di voto
Secondo il piano avanzato da Berlino, l’Ucraina potrebbe ottenere accesso alle principali istituzioni dell’Ue, tra cui il Consiglio europeo, la Commissione europea e il Parlamento europeo, pur senza diritto di voto e senza un proprio commissario europeo. Parallelamente, Kiev avrebbe la possibilità di entrare gradualmente nei programmi comunitari e negli strumenti finanziari dell’Unione, rafforzando così la propria integrazione economica e politica con Bruxelles.
Uno dei punti centrali della proposta riguarda la sicurezza. Lo status speciale consentirebbe infatti all’Ucraina di richiedere assistenza agli Stati membri in caso di nuove aggressioni russe, facendo riferimento all’articolo 42, paragrafo 7 dei trattati europei. Tale disposizione viene spesso considerata l’equivalente europeo dell’Articolo 5 della Nato, pur lasciando ai singoli Paesi una maggiore libertà nella scelta del tipo di supporto da fornire, che può spaziare dall’assistenza militare e finanziaria fino agli aiuti medici o diplomatici.
Merz propone inoltre l’introduzione di un “meccanismo di reset“, che consentirebbe all’Ue di sospendere questo status privilegiato qualora Kiev dovesse arretrare sul piano dello stato di diritto, delle riforme democratiche o della tutela dei diritti fondamentali. Secondo il cancelliere, la misura garantirebbe all’Ucraina «un equivalente essenziale dell’adesione», mantenendo comunque aperta la prospettiva dell’ingresso completo nell’Unione europea.
Reazioni europee e posizione di Zelensky
L’iniziativa arriva poche settimane dopo il vertice informale dell’Ue tenutosi a Cipro, durante il quale il presidente ucraino Volodymyr Zelensky aveva chiesto un’accelerazione concreta del processo di adesione, respingendo qualsiasi forma di partecipazione puramente simbolica. Nonostante le riserve espresse da alcuni Governi europei, Merz ritiene che questo rapporto speciale possa rappresentare non solo un forte segnale politico di sostegno a Kiev, ma anche uno strumento di stabilità per l’intero Continente europeo.
Sul fronte politico europeo, intanto, si registrano segnali di possibile apertura anche da parte dell’Ungheria. Il nuovo primo ministro Peter Mayar appare infatti più favorevole rispetto al suo predecessore Viktor Orbán nei confronti del percorso europeo dell’Ucraina, lasciando intravedere la possibilità di un allentamento del veto ungherese sull’avvio dei primi capitoli negoziali. Se i colloqui tra Budapest e Kiev dovessero progredire positivamente, l’Ucraina potrebbe aprire il primo pacchetto negoziale già durante il vertice di giugno a Bruxelles.
La posizione del Parlamento europeo
Nel frattempo, il Parlamento europeo ha ribadito con forza che non potranno esistere scorciatoie sui valori fondamentali dell’Unione. L’11 marzo l’Eurocamera ha approvato la propria strategia sull’allargamento con 385 voti favorevoli, 147 contrari e 98 astensioni, sottolineando che l’ingresso di nuovi membri rappresenta una risposta strategica ai mutamenti geopolitici globali. Nella risoluzione, seppur non vincolante, Strasburgo evidenzia che il costo di un mancato allargamento potrebbe essere persino superiore a quello dell’integrazione di nuovi Paesi, con il rischio di creare «zone grigie geopolitiche» vulnerabili alle influenze ostili della Russia.
Il testo approvato dall’Europarlamento chiarisce tuttavia che ogni processo di adesione dovrà basarsi sul merito e sulle riforme concrete, senza percorsi preferenziali né logiche di pacchetti collettivi di candidati. Stato di diritto, lotta alla corruzione, indipendenza della magistratura, libertà dei media, tutela delle minoranze e consolidamento democratico dovranno restare elementi centrali nel cammino europeo di ogni Paese candidato.
Il conflitto sul terreno
Mentre in Europa si moltiplicano gli appelli diplomatici e i richiami alla pace, sul terreno il conflitto continua senza tregua. Le forze speciali Alpha dell’Sbu ucraino hanno rivendicato un’operazione contro il quartier generale dell’Fsb russo e la distruzione di un sistema di difesa aerea Pantsir-S1 nella zona temporaneamente occupata di Genicheska Hirka, nella Regione di Kherson. A confermare l’azione è stato lo stesso Zelensky, che ha pubblicato sui social un video degli attacchi.
Secondo il presidente ucraino, l’operazione avrebbe causato circa un centinaio di perdite tra morti e feriti nelle forze russe. «I russi devono sentire la necessità di porre fine a questa guerra», ha dichiarato Zelensky, aggiungendo che «le sanzioni ucraine a media e lunga distanza continueranno a funzionare», in riferimento ai sistemi missilistici utilizzati da Kiev contro obiettivi strategici russi.
George Labrinopoulos
Foto © Al Jazeera, AI, Tecnaria.com













